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Palestina accusa Israele di strumentalizzare l’Eurovision Song Contest

In un video promozionale per l’Eurovision Song Contest 2019, che si terrà a Tel Aviv, Gerusalemme viene lodata come capitale di Israele.

Martedì 14 maggio inizierà la 64° edizione dell’Eurovision Song Contest presso l’Expo di Tel Aviv, in Israele. L’edizione dell’anno scorso fu vinta dall’israeliana Netta Barzilai con ‘Toy’, e da qui la nomina di Tel Aviv come teatro di Eurovision 2019. Tra poche ore l’evento prenderà il via, e gli spot promozionali hanno scatenato la polemica in una terra già fratturata fino alle sue più intime radici identitarie. Il Ministero degli Affari Esteri della Palestina ha criticato un video di sponsorizzazione dell’evento, trasmesso dall’emittente televisiva pubblica di Israele, in cui si invita a “la nostra amata capitale, la Gerusalemme dorata”. Quello che si omette, però, è che la parte Est della città è rivendicata anche dai palestinesi, come capitale del loro futuro Stato.

“Il materiale promozionale pubblicato per il concorso Eurovision e approvato dall’EBU è inaccettabile a causa del ruolo culturale che normalizza l’occupazione prima dell’opinione pubblica europea e mondiale”, ha scritto il ministero degli Esteri della Palestina all’EBU, la European Broadcasting Union. “Questa propaganda cancella la mappa dello Stato di Palestina”. Le accuse suggeriscono che all’ombra del fracasso musicale del Contest, Israele stia silenziosamente espandendo il suo dominio e consolidando l’occupazione sui territori palestinesi. Alcuni eventi del concorso, infatti, si svolgeranno nei territori occupati. “La potenza occupante ne approfitta per usare il concorso per consolidarsi nella sua occupazione coloniale normalizzando l’accettazione globale della sua condotta illegale”, accusa l’omologo palestinese della Farnesina.