Sei in: Home > Edizioni Locali > Palermo- Villa abusiva diventa la trappola mortale per nove persone

Palermo- Villa abusiva diventa la trappola mortale per nove persone

Nove vittime a Casteldaccia, travolte dal fiume Milicia, in una villa abusiva che doveva essere demolita

Due famiglie sono state distrutte a causa del maltempo che ha provocato un fiume in piena di acqua e fango; lo stesso fiume che ha inondato la villa abusiva ed ha portato alla morte di nove persone imparentate tra loro.

L’immobile era stato affittato per “vivere un momento di festa”, ma da vari anni sulla villa gravava un ordine di demolizione a cui il Comune non aveva dato esito.

I proprietari avevano impugnato il provvedimento davanti al Tar, e una guerra di carte bollate, aveva posto in fermo le ruspe che procedevano per l’abbattimento dell’abitazione.

È scattata così l’inchiesta sull’abusivismo da parte della Procura di Termini Imerese, i poliziotti hanno acquisito gli atti.

Il sindaco di Altavilla Milicia, Giuseppe Viga ha così commentato l’accaduto: “Insieme all’ex sindaco di Casteldaccia abbiamo presentato più di un anno fa un esposto contro le case abusive che sorgono nei pressi del Milicia. Sono decine. Quella vallata interessata dall’esondazione è il tracciato naturale del fiume. Quel fenomeno gravissimo era stato denunciato, bisognava agire”.

Ma spetta a Giuseppe Giordano, uno dei sopravvissuti (ha perso due figli, sua moglie e altri parenti), dichiarare che a differenza di quanto emerso, alla sua famiglia “Nessuno aveva detto che la casa non era in regola”.

Morti la moglie di Giuseppe Giordano, Stefania Catanzaro, 32 anni, la figlia Rachele, di un anno; il figlio 15enne Federico, il padre di Giuseppe Giordano, Antonino, di 65 anni, e la moglie Matilde Comito, il fratello Marco Giordano, 32 anni, la sorella Monia Giordano, 40, il figlioletto di 3 anni di quest’ultima, Francesco Rughoo, e la nonna del piccolo, Nunzia Flamia, 65 anni.

Il figlio di Giordano, Federico, è morto cercando di salvare la sua sorellina, la teneva in alto contro la potenza dell’acqua che non gli ha lasciato scampo.

“Quando abbiamo visto acqua e fango entrare in casa, ci siamo spostati nell’altra stanza e ho visto Federico che sorreggeva tra le braccia in alto la sorellina e mi diceva: “Papà la tengo io”. Poi è scoppiata una finestra, è caduta la parete attrezzata e si è fatto tutto nero. Sono stato trascinato verso un albero e per due ore e mezzo ho chiesto aiuto, ma nessuno veniva”.

A salvarsi, l’altra figlia 12enne, che fortunatamente era uscita di casa assieme allo zio e alla cugina per comperare dei dolci. “Dovevano dirmi che era pericoloso stare in quella casa che avevamo preso in affitto, ma non ci hanno detto nulla”.

Il premier Giuseppe Conte ha visitato la zona e i familiari delle vittime dichiarando come questa sia stata “una tragedia immane”. La prossima settimana darà portata in Consiglio dei Ministri, la dichiarazione di emergenza e verranno stanziate le somme necessarie per riparare ai danni.

“Abbiamo messo a disposizione del ministro dell’Ambiente un miliardo per pervenire a una sicurezza del territorio e quindi a una salvaguardia delle vite umane. E abbiamo messo a disposizione 59 milioni per l’autorità di bacino per regolare i flussi d’acqua. Dobbiamo entrare nell’ottica che la salvaguardia, la sicurezza, delle vite umane prevale come bene primario rispetto ad altri che pure sono costituzionalmente tutelati. Molto spesso, invece, abbiamo registrato qualche intralcio burocratico. Occorre riorientare la nostra legislazione e anche i vincoli burocratici, graduando gli interessi in gioco, partendo da quello primario che è la tutela umana e l’integrità fisica“.