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Palermo, tangenti al provveditorato opere pubbliche: arrestati imprenditori e funzionari pubblici

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Gli indagati sono accusati di corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato

Questa mattina l’operazione ‘Cuci e Scuci’ della Polizia di Stato ha portato all’arresto di quattro persone e all’esecuzione di altre altre dieci misure cautelari nei confronti di imprenditori e funzionari del Provveditorato Opere Pubbliche di Palermo accusati di corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica. L’indagine, svolta dalla Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Palermo, ha svelato un sistema di tangenti nel settore degli appalti per opere pubbliche che ha interessato un importante distretto ministeriale. L’input alle indagini lo ha fornito la denuncia di un imprenditore edile, al quale erano state chieste ‘mazzette’ da parte di alcuni funzionari in servizio presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per lavori di ristrutturazione di una scuola elementare in provincia di Palermo.

Al centro dell’indagini ci sono alcuni appalti per le ristrutturazioni di uffici pubblici.

A dicembre del 2017 era scattato un blitz degli agenti della Squadra Mobile di Palermo negli uffici del Provveditorato in piazza Verdi a Palermo. Un imprenditore aveva denunciato di avere subito pressioni da parte di alcuni funzionari e richieste di mazzette. Erano stati notificati cinque avvisi di garanzia dalla sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Mobile. In quell’occasione era stata anche sequestrata la documentazione riguardante alcuni lavori fatti a Palermo e provincia: al padiglione 18 dell’Universita’ di viale delle Scienze, in un dipartimento di via Archirafi, in un appartamento delle forze dell’ordine e ancora alla caserma dei carabinieri di Capaci. Sotto osservazione quattro lavori a Enna: per la sistemazione di alcuni immobili dei vigili del fuoco, dell’Agenzia delle Entrate e della caserma della polizia intitolata al commissario Boris Giuliano; sospetti di mazzette anche sulla ristrutturazione della Chiesa di San Benedetto, nel Comune di Barrafranca. Sequestrata pure la documentazione che riguarda le scuole “Ansaldi” di Centuripe ( Enna), “Luigi Pirandello” di Villadoro (Nicosia), “Piraino” di Casteldaccia e “La Pira” di Sant’Alfio (Catania).

Per gli arrestati scatta quindi la legge spazzacorrotti.

Le tangenti come il pizzo mafioso. L’importo corrispondeva all’incirca al 2-3% dell’ammontare complessivo del finanziamento statale, secondo quanto emerge dalle indagini. Oltre ai quattro funzionari in servizio al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche con sede a Palermo, finiti in manette, altri due sono stati sospesi per un anno, mentre otto imprenditori sono stati raggiunti da una interdittiva che gli impedira’ per 12 mesi di avere a che fare con la pubblica amministrazione per forniture e lavori. Le indagini della sezione Anticorruzione della Squadra mobile di Palermo hanno permesso di raccogliere numerosi indizi a carico dei funzionari coinvolti.

Gli inquirenti sottolineano come – per la prima volta a Palermo e una delle prime a livello nazionale – il provvedimento cautelare preveda la misura del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi, recentemente introdotta dalla legge ‘Spazzacorrotti’ a carico di otto imprenditori.

Il contesto investigativo toccato dall’indagine riguarda principalmente appalti pubblici finanziati con fondi del ministero Infrastrutture e Trasporti, in particolare per l’edilizia scolastica, o di altri enti o ministeri, stanziati per lavori di ordinaria o straordinaria manutenzione di immobili dello Stato, utilizzati per fini istituzionali o di pubblica utilita’. Le indagini hanno carpito la consegna di molte mazzette il cui importo corrispondeva al 2-3% del valore del finanziamento. Il sistema adottato consentiva all’imprenditore di recuperare l’importo della tangente, attraverso l’inserimento di voci di spese fittizie o maggiorate nei documenti contabili, predisposti dai funzionari infedeli, restando di fatto a carico dello Stato. Indagini scattate dopo la denuncia di un imprenditore edile imbattutosi in una richiesta di tangenti da parte dei funzionari pubblici, oggi arrestati, nel corso della ristrutturazione edile di una scuola elementare nella provincia di Palermo.