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Omosessualità: 1 persona su 60 pensa di denunciare, mentre 1 su 10 ritiene si tratti di una malattia mentale

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Una persona su dieci pensa che l‘omosessualità sia una sorta di malattia mentale, quindi qualcosa che va curato. Tre su dieci non vogliono neanche sedersi accanto a un coetaneo gay o lesbica. Mentre il 40 per cento è convinto che essere gay non è una scelta. A pensarla così non anziani bigotti, ma giovani, adolescenti, ragazzini dai 13 ai 19 anni. Una fotografia che raffigura un Paese dove c’è ancora molto da fare quella che viene fuori dalla ricerca realizzata da Gay Help line in 80 scuole, licei e istituti tecnici italiani, pubblicata a margine della Giornata mondiale contro l’omofobia, domani 17 maggio.

Una giornata di cui c’è proprio bisogno in un paese che non ha ancora una legge contro l’omofobia” dice Fabrizio Marrazzo responsabile Gay Help line (800713713) a Repubblica. L’associazione riceve almeno una cinquantina di chiamate, registrando denunce di violenze e abusi in una telefonata  su 4, e un incremento del 9% delle richieste di aiuto rispetto all’anno precedente. “Il dato durante l emergenza Covid è cresciuto del 40 % per gli adolescenti. Di questi meno di 1 su 60 pensa di denunciare” dice Marazzo.

Bullismo scolastico

Numerosi sono i casi di studenti che raccontano cosa accade tra le mure di scuola ai ragazzi che amano persone dello stesso sesso: il 30 per cento riconosce di aver subito provocazioni e atti di bullismo, che vengono isolati ed emarginati. “il retropensiero è che se ti sfottono, ti picchiano puoi smettere di scegliere di essere  gay. Un assurdità”, sottolinea Marrazzo . E così succede che il 27 % degli intervistati non vuole un compagno o compagna di classe gay seduto accanto nel banco. Il 34% ammette di non volere in stanza durante le gite scolastiche studenti che amano il loro stesso sesso. Sul fronte dell’amicizia, se il 40 per cento dei maschi dice di non aver problemi ad avere con un amico omosessuale, le donne sono sul 60%.

Mobbing

Dai dati di Gay Help line dell’ultimo anno, su un campione di oltre 20 mila contatti emerge un aumento del 17% dei ricatti e minacce che raggiunge il 28% del totale. “Un dato allarmante, che mostra quanto ancora per le persone LGBT dichiararsi comporti forti rischi, come la perdita del lavoro, l’allontanamento dalla famiglia di origine, l’emarginazione e per questi motivi restano vittime di ricatti e minacce“, dice Marrazzo. Preoccupa anche l’aumento del 3% del mobbing sul lavoro nei confronti degli omosessuali. Questo dato raggiunge il 15%, dovuto “alle inesistenti tutele per le vittime LGBT. Per questo  chiediamo al Governo, dopo 30 anni, una legge seria contro l’omofobia, che renda l’omofobia un reato e dia sostegni concreti alle vittime come case rifugio e centri anti-violenza per rendere possibili le denunce. Tutte le proposte di legge presentate, a nostro avviso, non sono sufficienti. Quindi, l’annuncio che la legge va in aula a luglio ci preoccupa molto, rischia di essere solo uno specchietto per le allodole”, conclude Marrazzo.