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Omicidio Mollicone, perizia del Ris: “Serena uccisa in caserma ad Arce. Ecco le tracce”

Dalla perizia del Ris emerge come Serena sarebbe stata uccisa presso la caserma dei carabinieri di Arce

FROSINONE – Emergono ulteriori elementi sull’omicidio di Serena Mollicone, la diciottenne di Frosinone, trovata senza vita nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, il 3 giugno 2001. Il noto caso di cronaca nera è tornato di attualità dopo che i Ris dell’Arma dei carabinieri hanno depositato, alcuni giorni fa, in procura a Cassino, gli esiti della perizia eseguita dopo la seconda autopsia sul corpo della giovane: Serena sarebbe stata uccisa presso la caserma dei carabinieri di Arce.

A far propendere per questa ipotesi un errore fatale commesso dall’assassino della diciottenne. Il “passo falso” è stato scoperto, a distanza in 17 anni, dal medico legale Cristina Cattaneo e dai carabinieri del Ris. Il sacchetto infilato sulla testa della diciottenne di Arce ha ‘conservato’ in modo integro le tracce del luogo dove la ragazza è stata uccisa, il luogo dove è avvenuto il ‘confezionamento’ del corpo e chi potrebbe aver aiutato ad occultare il cadavere. Secondo quanto emerge dalla perizia, Serena e’ stata stordita contro la porta dell’alloggio situato in caserma poi trascinata sul balcone e qui ‘preparata’ per il trasporto mentre probabilmente era ancora in vita.

Il 13 ottobre il magistrato Maria Beatrice Siravo chiuderà le indagini

Mercoledì scorso, una nuova testimone è stata sentita al secondo piano del palazzo di giustizia. Dalle dichiarazioni è emerso che la donna aveva incontrato la vittima, poco dopo le 11 di venerdì primo giugno, in paese, tra le bancarelle mentre in compagnia di un’altra ragazza si dirigeva in direzione della caserma.

Il Caso

Serena Mollicone scompare il 1º giugno 2001 da Arce. Il cadavere viene ritrovato, due giorni dopo, da una squadra della Protezione Civile, nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, con un sacchetto di plastica sulla testa, mani e piedi legati con scotch e fil di ferro, ed una ferita vicino all’occhio. Il nastro adesivo che le copriva la bocca le causò la morte per asfissia, condannandola ad una lunga agonia.

 

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