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Oggi è la Giornata nazionale contro il Cyberbullismo, la piaga delle nuove generazioni

L’impatto di un fenomeno devastante che spesso si fa fatica a vedere.

Mai come ora la distanza tra figli e genitori rischia di isolare una generazione. I giovani di oggi devono fare i conti non solo con i pericoli del mondo reale, da cui è più facile che gli adulti li proteggano, ma anche con i rischi della loro vita virtuale, per loro altrettanto importante. Tra le insidie che si nascondono tra social network e siti web c’è anche quella del cyberbullismo, contro cui è stata istituita una giornata proprio oggi, 7 febbraio.

In molti contesti resta difficile gestire il fenomeno del bullismo, ma il corrispettivo online è ancora più complesso da colpire perché nascosto e insidioso, non ha orari o mura domestiche in cui rifugiarsi ed è a portata di click. Ormai essere connessi non è un’opzione, è una condizione necessaria per essere ammessi in un contesto sociale, come può essere un gruppo di compagni di scuola. Riporta l’ISTAT che nel 2018 l’85,8% dei ragazzi tra 11 e 17 anni di età utilizzava quotidianamente il telefono cellulare.

I ragazzi oggi hanno una vita parallela online, che rispecchia i meccanismi relazionali del mondo reale: spesso, infatti, le vittime di cyberbullismo sono le stesse che devono sopportare tormenti anche nella vita vera: “Bullismo e cyberbullismo tendono spesso a colpire gli stessi ragazzi: tra quanti hanno riportato di aver subìto ripetutamente azioni offensive attraverso i nuovi canali comunicativi una o più volte al mese, ben l’88% ha subìto altrettante vessazioni anche in altri contesti del vivere quotidiano”, spiega l’ISTAT. Ma la categoria più colpita è quella delle ragazze, più connesse rispetto ai coetanei.

“Tra le 11-17enni si registra, infatti, una quota più elevata di vittime: il 7,1% delle ragazze che si collegano ad Internet o dispongono di un telefono cellulare sono state oggetto di vessazioni continue tramite Internet o telefono cellulare, contro il 4,6% dei ragazzi. Vi è inoltre un rischio maggiore per i più giovani rispetto agli adolescenti. Circa il 7% dei bambini tra 11 e 13 anni è risultato vittima di prepotenze tramite cellulare o Internet una o più volte al mese, mentre la quota scende al 5,2% tra i ragazzi da 14 a 17 anni.” (ISTAT)

L’impegno per sensibilizzare e un glossario per i genitori.

In occasione della Giornata nazionale contro il cyberbullismo sono tante le realtà che hanno deciso di sensibilizzare sul tema. È importante che siano gli ambienti più frequentati dai giovani, online e non, a veicolare un certo messaggio. Mediaset, ad esempio, ha lanciato la campagna crossmediale “Pensa, prima di scrivere” per “attirare l’attenzione su un fenomeno di cui gli stessi ragazzi non comprendono fino in fondo l’impatto devastante: il 59% delle vittime di bullismo o cyberbullismo ha pensato al suicidio, dicono i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza”. Il progetto “OFF4aDAY promosso dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori e da Samsung con il patrocinio della Polizia di Stato si propone come concreta àncora di salvezza con un numero di telefono (393.300.90.90) e un indirizzo mail (help@off4aday.it) per trovare aiuto.

Segnali forti devono arrivare anche dalle istituzioni, che hanno il compito di proteggere i cittadini con una maggiore attenzione verso le categorie più deboli. Il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha lanciato l’anno scorso la campagna di comunicazione “Stop al cyberbullismo”, in programmazione sulle reti Rai e come inserzione anche su Google e Spotify, per “promuovere comportamenti più consapevoli da parte dei genitori nel caso di figli minori coinvolti”.

Babbel, app leader per imparare le lingue, dà il suo contributo selezionando alcuni termini cruciali per comprendere meglio il cyberbullismo. In particolare, l’app ha creato un piccolo glossario per i genitori con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza ma anche per tentare di avvicinare i mondi delle due generazioni.

  •  Cyberstalking: è la versione online del reato di stalking, che mira a molestare e perseguitare l’altro, attraverso l’utilizzo di mezzi digitali di comunicazione come e-mail o social network. La differenza tra lo stalker “della realtà fisica” e il cyberstalker è il fatto che quest’ultimo approfitta dell’anonimato offerto dal web.
  • Proteus Effect: in italiano Effetto Proteo. Spesso la creazione di alter ego virtuali è per molti una parte essenziale dell’esperienza di gioco online e facile immaginarla come un processo a senso unico con il giocatore impegnato a realizzare un sé alternativo in cui sperimentarsi. Il fenomeno si verifica quando gli utenti virtuali rischiano di conformarsi agli stereotipi legati all’identità che scelgono di assumere attraverso gli avatar.
  • Flaming: dall’inglese flame, si tratta di una vera e propria offesa fatta ad esempio sui social network. Il tono del messaggio è intenzionalmente provocatorio e volgare, scritto con l’obiettivo di scatenare conflitti virtuali.
  • Happy slapping: letteralmente “schiaffo allegro”, è un fenomeno di bullismo online strettamente legato alla realtà. Si tratta della diffusione virtuale di materiale video in cui la vittima viene colpita da uno o più aggressori e videoripresa. Ciò che viene pubblicato su Internet può assumere un carattere di diffusione virale, alimentando così la condivisione in rete.
  • Exclusion: in italiano esclusione. Si tratta di una sorta di ostracismo online o sabotaggio sociale che avviene quando un utente viene escluso intenzionalmente da una community, chat o gioco interattivo.
  • Hikikomori: letteralmente “isolarsi”. Consiste in una forma di ritiro sociale, che avviene quando una persona utilizza internet come unico strumento per entrare in contatto diretto con il mondo esterno.
  • Impersonation: letteralmente “impersonificazione”. S tratta di furto di identità. Avviene quando qualcuno si spaccia per un’altra persona (ad esempio, creando un falso profilo su Facebook o una falsa e-mail) con lo scopo di spedire messaggi reprensibili e screditare.
  • Sexting: la pratica di inviare foto di sé stessi in atteggiamenti sessualmente espliciti tramite social network o applicazioni di messaggistica online. È una pratica particolarmente pericolosa che spesso porta al cyberbullismo quando questi materiali vengono diffusi online su larga scala. 


Di A.C.

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