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Niente più servizio da asporto: la stangata finale per i bar e i ristoranti

Nel nuovo Dpcm che il Governo Conte si appresta ad approvare, scatta un’ulteriore stretta contro la movida: dalle sei di sera, i bar non potranno più lavorare con l’asporto, ma solo facendo consegne a domicilio. Una minima concessione giudicata “inaccettabile” da una larga fetta di baristi, anche a Cagliari. Già provati dal calo degli affari per l’emergenza Covid e alle prese con i balletti delle casse integrazioni per i dipendenti, l’ennesima misura restrittiva che sta per vedere la luce a Roma viene accolta con rabbia, tanta rabbia. Con lo stop all’asporto dalle 18, infatti, se ne va via “almeno un quinto di tutto l’incasso giornaliero, già basso”, spiega più di un titolare di caffetteria del capoluogo sardo. E la sensazione principale è una: essere, ancora, indicati come “untori” del virus.
Fulvio Cocco, storico barista di via Roma: “Qui ci vogliono far chiudere. Ma che cosa faccio? Vendo a domicilio? Non faccio niente, non sono mica una pizzeria. Non ce la faccio, le spese e gli affitti in arretrato sono troppe”, afferma. “Qui assembramenti non ce ne sono mai stati, ho sempre seguito tutte le indicazioni alla lettera. Chi arriva qui dopo le 18 e vuole un’aperitivo lo deve portare via, ma non ce ne sono clienti che fanno così. Sto molto attendo a far evitare assembramenti, il solo domicilio dalle diciotto significa non farcela, a chi consegnerei dopo quell’ora? Gli uffici sono chiusi, ho dovuto anche tagliare sul personale, tre dipendenti non sono riuscito a tenerli perchè non potevo pagarli”. E gli aperitivi e gli spritz che finiscono nel mirino del Governo fanno infuriare anche Antonino Durante, giovane barista cagliaritano 29enne: “Un’ulteriore stangata, sembriamo quasi demonizzati. Vorremmo aver modo di lavorare di più, gestisco il bar in piazza Gramsci da sette mesi, non ho avuto nessun accesso ai ristori perchè la mia attività non è avviata, dovevo presentare tanti documenti dell’anno precedente”, spiega. “Dopo le 18 ho servito cocktail, da passeggio, d’asporto, contribuivano all’incasso quotidiano. Le consegne a domicilio? Impossibile, ho dovuto tagliare sul personale. Prima eravamo in quattro, nel giro di sette mesi tre persone sono a casa, mi ritrovo a mandare avanti l’attività a 360 gradi, ogni giorno dalle sei del mattino sino a sera, sperando di riuscire a superare questo momento critico. Lo stop all’asporto alle 18 comporterà un calo del 20 per cento, e l’incasso à già crollato del settanta per cento. Mi auguro di riuscire a superare questo momento, la decisione del Governo è ingiusta, come siamo in regola per effettuare il servizio al banco e ai tavoli, a maggior ragione dovremmo esserlo per l’asporto”.