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Neolaureati in corsia: è illegale

©Magazin/Lapresse 11-10-2004 nella foto sala operatoria
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Continua l’emergenza medici in Veneto e si discute se mandare in corsia i neolaureati.

Il 3 settembre ci sarà il vertice in Regione con il governatore Luca Zaia e i presidenti degli Ordini dei Medici del Veneto e i presidenti delle Scuole di Medicina di Padova, Mario Plebani, e Verona, Domenico De Leo, le Società che rappresentano internisti.

L’oggetto del contendere è: si possono mandare in corsia dei medici neolaureati?

Antonello Pietrangelo (Simi, internisti), Francesco Pugliese (Simeu, geriatri) e Raffaele Antonelli Incalzi (Sigg, medici dell’emergenza-urgenza) hanno spiegato al Corriere che: “Le nostre Società si impegnano a contrastare questa e qualunque altra iniziativa volta a svilire e a negare il percorso formativo specialistico di area medica ricorrendo a ogni mezzo ritenuto opportuno. Se da un lato si prende atto della volontà della Regione Veneto, in mancanza di risposte convincenti da parte del governo, di affrontare la grave situazione della carenza di medici, dall’altro va sottolineata la palese mispercezione del fabbisogno formativo. Affrontare casi complessi implica un’esperienza e un percorso logico-deduttivo ben strutturato, che non possono certo essere il frutto di 92 ore di lezione e due mesi di tirocinio!”.

Tuttavia, la Regione ha previsto ulteriori tre mesi di tirocinio. Ma i tre presidenti non sono d’accordo.

“Si esporrebbero medici non specialisti al rischio di errore, e conseguente contenzioso, e i malati a ovvi rischi. Le tariffe assicurative lieviterebbero a dismisura e si creerebbe una condizione di precarietà a vantaggio delle finanze regionali. A ciò si aggiunga che il miraggio del pronto impiego potrebbe distogliere neolaureati dall’intraprendere la specializzazione.

Tralasciando i profili di illegalità delle due delibere, palesemente in contrasto anche con la legge europea, si giungerebbe inoltre alla coesistenza di specialisti e pseudospecialisti e si arrecherebbe un danno economico e d’immagine al Sistema sanitario nazionale. In più si violerebbe la Costituzione, che tutela il diritto alla salute come universale».

Simi, Simeu e Sigg hanno detto di essere pronte “al confronto e al dialogo costruttivo” con la Regione, per trovare una soluzione diversa.