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Muore macchinista su Regionale FS a Foggia

Era alla guida del treno regionale 35461 quando il macchinista Leonardo Martino, di 57 anni, ha subito un malore e si è accasciato sul banco di manovra.

Così è morto ieri il macchinista impiegato nel trasporto regionale. Sul treno era occasionalmente presente il secondo macchinista, perché in viaggio di trasferimento senza pendolari; il collega ha dato l’allarme, portato il treno fuori dalla galleria e consentito l’intervento del soccorso pubblico nella stazione di Fossacesia (Chieti).

Purtroppo le manovre di rianimazione effettuate col defibrillatore solo all’arrivo dell’ambulanza si sono rivelate inutili. La relativa tempestività del soccorso in questo caso è stata garantita dalla presenza del secondo macchinista, ma purtroppo si è rivelata vana.

Sorge spontanea una domanda: come sarebbe stato garantito un soccorso tempestivo, nel caso in cui fosse stato da solo, come avviene ormai in quasi tutti i treni e il convoglio si fosse fermato nella galleria? La sicurezza della circolazione ferroviaria in caso di malore per i treni con un solo macchinista ancora oggi è affrontata semplicemente con il dispositivo a “uomo morto”, che arresta il treno appena il macchinista smette di azionare il relativo ‘pedale’.

Resta aperta una questione per noi vitale sul chi, come e in che tempi ci soccorre quando abbiamo un malore e il treno si ferma in un qualsiasi punto della linea ferroviaria, lontano da strade, case, stazioni ecc. Sarebbe opportuno introdurre misure di pronto soccorso tempestive ed efficaci. Questa tragedia, oltre al dolore e allo sgomento dei familiari e quello di tutti i compagni di lavoro, ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni competenti il tema della particolare gravosità del lavoro dei macchinisti e della preoccupante incidenza di morti premature, molto in anticipo sulla durata della vita media.

Ciò, nonostante l’esistenza dei controlli sanitari periodici a cui i macchinisti sono sottoposti; probabilmente questi, pur finalizzati alla sicurezza ferroviaria, attualmente risultano del tutto inefficaci in termini di prevenzione e di tutela della salute dei lavoratori.

In assenza di studi ufficiali, sulla scorta di dati certi, è possibile affermare che con alta probabilità l’anomala frequenza di macchinisti che subiscono malori significativi e morti premature, prevalentemente tumori ed  eventi cardio circolatori, sia correlata alla tipologia del lavoro ai turni irregolari, ai carichi di lavoro, ai ritmi alterati dei cicli sonno veglia, dell’alimentazione allo stress ecc.

A dare maggiore significato a questi dati vi è la circostanza, non ancora adeguatamente indagata, che i macchinisti vengono selezionati all’assunzione e rappresentano quindi un ‘gruppo sano’ al quale non possono essere raffrontate direttamente le statistiche di mortalità riferite all’intera popolazione.

Le Regioni e il Ministero dei trasporti, committenti del servizio, dovrebbero intervenire anche sulla mancanza di defibrillatori sui treni locali e sugli Intercity, come previsto invece a bordo di alcuni di quelli “veloci”. Si possono anche accettare alcune differenze in termini di comodità e di qualche lusso tra il trasporto pubblico e quelle cosiddetto a mercato ma ciò non dovrebbe riflettersi sulle misure di tutela e prevenzione per la salute che non possono sostenere tali discriminazioni tra  viaggiatori e lavoratori, quando c’é bisogno di un intervento di emergenza per infarto a seconda della categoria di treno utilizzato.

Dopo alcune ore è giunta anche la notizia del decesso di un un altro macchinista di Bologna, di 62 anni e da poco in pensione.

Il tragico bilancio sale a 77 macchinisti morti dal 2015, di età compresa tra i 53 e i 63 anni, quasi tutti a causa di infarto o tumore. Una incidenza fortemente anomala,  che richiederebbe un serio approfondimento da parte delle Organizzaioni sindacali e degli stessi Organi di Vigilanza deputati alla tutela della salute sui luoghi di lavoro.

Resta da chiedersi: quando verranno prese in considerazione nella contrattazione sindacale gli elementi di tutela della salute correlati ai turni aciclici che impongono condizioni di lavoro disumane ?