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MONTANARI E TALEBANI D’ITALIA

DI RAFFAELE AVALLONE

Anche in Italia ci sono i talebani. Dopo tante scorribande andate a vuoto, visto che i loro nemici crescono in consensi politici, i nostri si sono ridotti a prendersela niente di meno che con il ricordo di quei poveri 20.000 italiani trucidati alla fine della seconda guerra mondiale dalle milizie comuniste di Tito.

Parliamo di carabinieri, poliziotti, finanzieri, impiegati statali, donne e bambini legati da un filo di ferro stretto ai polsi e gettati nelle cavità carsiche. Per risparmiare le munizioni i miliziani comunisti sparavano non a tutti ma solo ai primi della fila in modo che poi essi, cadendo nelle foibe, morti o gravemente feriti, si trascinavano gli altri sventurati ancora vivi, condannati così a morire lentamente, sepolti vivi sotto i corpi di genitori, fratelli, figli, amici, tra sofferenze inimmaginabili.

Seguendo il protocollo staliniano, i talebani domestici però non uccidono, ma sanno bene che verità scomode e vergognose come questa vanno sempre energicamente negate e poi, di fronte all’evidenza, comunque minimizzate. Infine vanno giustificate addossando le colpe non ai carnefici comunisti, ma alle loro vittime che a causa delle loro idee politiche meritavano di essere trucidate in quel modo.

Insomma, per la società di mutuo soccorso rosso non fu certo colpa dei comunisti croati se carabinieri, poliziotti, finanzieri, impiegati statali, erano italiani e quindi fascisti. E non importa nemmeno se tra loro c’erano anche degli antifascisti, perché se è vero  che erano antifascisti è anche vero che erano comunque anticomunisti, e quindi andavano ammazzati lo stesso.

E non fu nemmeno colpa dei comunisti se tra le persone torturate e sepolte vive c’erano anche donne e bambini, perché in quanto mogli, sorelle, madri e figli di fascisti o di antifascisti anticomunisti andavano anche loro eliminati.

A Montanari e partners non importa nemmeno che i Presidenti della Repubblica Cossiga, Scalfaro, Napolitano e Mattarella, che fascisti certo non sono, si siano recati sul luogo simbolo dell’eccidio comunista ed ivi si siano inginocchiati ed abbiano pregato per le vittime italiane.

Ai nostri Montanari’s boys, democratici a giorni alterninon va proprio giù che il Parlamento italiano, a stragrande maggioranza, abbia poi addirittura deciso, dopo sessant’anni di vergognoso silenzio, di istituire finalmente il Giorno del Ricordo delle Foibe.

 

Soprattutto lor signori non accettano che quel giorno sia stato individuato nella data del 10 febbraio, a distanza cioè di solo qualche settimana dall’altro Giorno, quello della Memoria della Shoah che ricorre il 27 gennaio.

A Montanari e l’armata rossa alla matriciana non va proprio a genio che il Presidente Mattarella abbia dichiarato che: “I crimini contro l’umanità scatenati in quel conflitto non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista…. L’orrore delle foibe colpisce le nostre coscienze”.

 

Insomma, per la Montanari Srl cosa saranno mai queste foibe? Vuoi mettere gli ebrei uccisi dai nazisti nelle camere a gas con gli italiani sepolti vivi dai comunisti croati! Non scherziamo, non confondiamo l’oro con l’ottone. E che sarà mai! Sono stati trucidati solo 20 mila italiani. Di che si lamentano questi soliti fascisti, mistificatori della verità?

E poi, se proprio vogliono ricordarla questa stragetta di figli di un Dio minore, che almeno il Parlamento scelga un giorno che sia molto distante da quello del Giorno della Memoria della strage degli ebrei. E questo per evitare contaminazioni. Magari per Montanari ed i suoi compagni all’amatriciana potrebbe andare bene la data del 30 febbraio.

Viene a questo punto a proposito la poesia “A livella” di Totò che molti conosceranno.

In un cimitero deserto (perché di morti stiamo purtroppo parlando) Totò assistette ad un inedito diverbio tra l’ombra di un defunto di nobili natali ed un netturbino che era stato seppellito al suo fianco. Il nobile, con bastone e mantello, disgustato da questa vicinanza, elencava tutti i suoi titoli umiliando il povero operaio che se ne stava in silenzio ad ascoltare con in mano la sua scopa. Stanco di tanti sproloqui alla fine il nostro netturbino prima gli rispose per le rime, poi, con grande saggezza ed umiltà, che è propria dei veri nobili, concluse dicendogli: “Perciò, stammi a sentire, non fare il restivo, sopportami vicino, cosa t’importa? Queste pagliacciate le fanno solo i vivi, noi siamo seri, apparteniamo alla morte”. 

Chiaro?