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Minneapolis si ferma: in migliaia per commemorare George Floyd

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Cinquecento persone sono state ammesse nel santuario della North Central University di Minneapolis, ma in migliaia si sono riversati nelle strade della città per rendere omaggio alla salma di George Floyd. Il 46enne afroamericano, ucciso durante un arresto, è diventato il simbolo di un’ondata di dissenso e di indignazione che ha sollevato gli Stati Uniti, attraversati da decine di manifestazioni che, in molti casi, hanno significato la messa a ferro e fuoco di intere città. Questa volta, a Minneapolis si cerca di mantenere l’ordine, tentando di mantenere l’ordine dovuto alle esequie di una persona. Una gigantografia di George campeggia in fondo al Santuario, mentre si intonano canti spiritual e si snodano testimonianze di amici e parenti. La città si è fermata stavolta, cercando di arginare la sua furia.

E’ stato il reverendo Al Sharpton, noto per le sue lotte nell’ambito dei diritti civili, a officiare la cerimonia in onore del 46enne, dedicando a George Floyd un’omelia particolarmente sentita, in un momento di profonda tensione per il Paese intero: “La storia di George Floyd è la storia dei neri. Perché da 401 anni in qua, la ragione per cui non siamo mai potuti essere chi avremmo voluto e sognato è stata che voi ci avete tenuto il vostro ginocchio sul nostro collo. È tempo che noi ci alziamo in piedi nel nome di George e diciamo: ‘Togliete le vostra ginocchia dai nostri colli. E ancora: “Ho visto molti americani di razze ed età differenti marciare insieme e alzare la loro voce insieme, siamo ad un punto di svolta”. E non manca, il reverendo, di riservare un riferimento anche al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e alla sua esibizione della Bibbia davanti alla Saint John Church: “Mai visto nessuno tenere una Bibbia così, ma mi piacerebbe che la leggesse. Non si può usare la Bibbia come strumento di propaganda”.

Solo la prima tappa a Minneapolis. Il corpo di George Floyd domani andrà a Raeford, nel suo North Carolina, dove una camera ardente verrà allestita per ospitare una cerimonia privata, per la sua famiglia. Poi il Texas, Houston, dov’è cresciuto. Luoghi della sua vita che diventeranno altrettanti simboli di una protesta che, in queste occasioni, cercherà di rientrare nei ranghi di una rabbia per quanto possibile pacifica.