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Milano- punta una pistola contro una giovane ragazza chiedendogli di aiutarlo

Le ha puntato una pistola. Un revolver con la marca e la matricola grattata con la carta vetrata. Nel tamburo otto proiettili calibro 22, piccola dimensione ma comunque letale: «Devi aiutarmi, mi hanno tolto tutto. E ricorda che io ritorno, fra qualche giorno…».

La ragazza, una studentessa di 19 anni che non aveva mai visto prima quell’uomo è riuscita a scappare, e sconvolta, a rifugiarsi nel bagno del bar «Non solo caffè» di via Inganni. Da qui, chiusa a chiave, è ha chiamato il padre che era vicino al locale e che insieme ad altri clienti s’è avventato sull’uomo armato riuscendo prima a fargli buttare a terra la pistola e poi a farlo scappare. L’arresto poco più di un’ora dopo quando dopo una lunga caccia all’uomo i carabinieri lo hanno trovato in un parco poco lontano.

Ora l’aggressore 73 anni, italiano, precedenti per resistenza e uscito dal carcere nel 2018 è in arresto a Opera. Nessuno ha ancora capito i motivi del suo gesto e per quanto ricostruito finora potrebbero anche non essercene. Il 73enne, infatti, soffre di problemi psichici e pur avendo una casa vive in condizioni di indigenza e abbandono. Ma perché aveva una pistola? E soprattutto come ha fatto a procurarsela?

L’accaduto

Tutto succede intorno alle 18.45 nel bar tabacchi al civico 52 di via Angelo Inganni, al quartiere Primaticcio.

La ragazza, che abita nel quartiere, stava bevendo un caffé fuori dal locale. Ad un certo punto le si è avvicinato quell’anziano dall’aspetto di un senzatetto. L’ha guardata e ha iniziato a farfugliare parole quasi incomprensibili: «Mi ha chiesto di aiutarlo perché gli avevano tolto tutto…», ha raccontato la vittima. Il tono però era molto deciso, quasi minaccioso. Tanto che la 19enne ha subito cercato di allontanarsi. Lui però ha messo una mano nella tasca del giubbotto e ha tirato fuori il revolver. Dopo qualche secondo di choc la 19enne è riuscita a scappare e a rifugiarsi nel bar. Anche il 73enne è entrato nel locale, ma subito il padre della ragazza e altri clienti sono riusciti a fargli buttare la pistola a terra e a farlo allontanare. In quegli stessi istanti è arrivata la chiamata al 112 e in pochi minuti tutta la zona s’è riempita di pattuglie del Radiomobile dei carabinieri.

Gli investigatori hanno subito recuperato la pistola e hanno ascoltato il racconto della 19enne, del genitore e di altri clienti. Capire l’identità dell’uomo non è stato difficile visto che in molti lo hanno visto per anni gravitare nella zona. Un tipo schivo, solitario. Il 73enne ha un appartamento in uno stabile Aler di via Inganni dove è domiciliato. Così i carabinieri hanno organizzato il blitz entrando da una finestra grazie ai vigili del fuoco. Dentro però soltanto pochi stracci e un materasso. Alla fine è stato rintracciato ancora in un parco a poche centinaia di metri dal bar intorno alle 20. Ha bofonchiato poche parole e s’è lasciato ammanettare.

Ai carabinieri non ha saputo, o voluto, spiegare il perché di quella aggressione. Né come mai fra tante persone presenti avesse «puntato» proprio la 19enne. È certo che i due non si conoscessero. La ragazza è stata una vittima casuale. Anche la presunta richiesta di aiuto è rimasta avvolta dal mistero: il 73enne non ha chiesto soldi e secondo le prime verifiche non sembra che le sue condizioni di indigenza fossero dettate da problemi economici gravi.

Piuttosto gli investigatori sono preoccupati, e molto, da un altro aspetto: perché una persona che vive come un senzatetto aveva un’arma con tanto di pallottole? Una pistola con la matricola abrasa sul mercato della criminalità può costare tra i 400 e i mille euro. Che motivo aveva il 73enne per essersela procurata? Le indagini proseguono anche per dare una risposta a tutte queste domande.