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Milano- Arrestato a porta Venezia con un documento falso e 1200 euro in contanti

«Sono io, sono Antonino Calì». Lo ha detto subito, non appena gli agenti lo hanno fermato all’ingresso di una stazione della metro vicino a Porta Venezia. E non ha mostrato loro nemmeno il documento falso che aveva in tasca, con il quale da qualche giorno aveva preso in affitto un appartamento in via Paolo Frisi, a Milano passando per un’agenzia immobiliare. Calì è stato catturato mercoledì mattina dagli agenti delle Squadre mobili di Milano e Roma: era ricercato perché deve scontare 29 anni, otto mesi e 14 giorni di carcere per traffico di droga, aggravato dall’aver agevolato associazioni di stampo mafioso. In particolare a suo carico, secondo quanto accertato dalla polizia, ci sono cinque capi d’accusa, quattro dei quali per aver avuto un ruolo di primo piano nel traffico di droga gestito dal clan Pagnozzi. E anche destinatario di un provvedimento di cattura europeo.

Calì, che aveva un documento d’identità intestato a Sergio Calì, romano di 61 anni, è uno dei personaggi di spicco della malavita romana, anche se lui è lombardo, con collegamenti con diversi gruppi con interessi nella Capitale, dai Casamonica ai Gambacurta, dai Pelle di Locri fino ai Pagnozzi. Nel maggio dello scorso anno la Corte d’Appello ha emesso un nuovo provvedimento nei suoi confronti cumulando tutte le pene detentive alle quali Calì era stato condannato. Le forze dell’ordine cominciano a conoscerlo nel 1998 e l’anno successivo viene condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Tornato in libertà nel 2003, viene catturato di nuovo nel 2007 per possesso di armi clandestine. Nel 2013 ancora un altro arresto, questa volta in un’indagine anche per reati contro la persona, riciclaggio, estorsione, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività imprenditoriali. Cinque anni più tardi, dopo aver ottenuto i domiciliari nella casa di cura «Villa Ardeatina», a Roma, Calì si allontana dopo aver manomesso il braccialetto elettronico.