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Medici chiedono sbarco dei migranti Sea Watch, polemica con Regione

Tre giorni fa veniva lanciato un appello dai medici friulani per aprire il porto di Trieste alla nave Sea Watch. Ma il governatore Fedriga critica duramente.

“Come operatori sanitari, che quotidianamente si prendono cura della salute delle donne e dei bambini, assistiamo attoniti a quanto si svolge al largo di Siracusa, dove alla nave Sea Watch, con 47 migranti tra cui diversi minori a bordo, viene impedito lo sbarco a terra per soccorrere persone in pericolo e costrette all’addiaccio in un mare agitato ed esposte a temperature invernali.
Possiamo solo immaginare, nelle nostre comode e calde abitazioni, il dolore e l’angoscia degli adulti e dei bambini a così grave rischio di serie conseguenze fisiche e psicologiche.
Siamo indignati per l’indifferenza del nostro governo, che riduce questa tragedia umanitaria a mera questione di opportunità politica e a merce di scambio nei confronti degli altri stati europei.
Rivolgiamo un appello innanzitutto alle forze di governo locali, al Sindaco di Trieste Di Piazza e al Presidente della Regione Fedriga perché dichiarino aperti i nostri porti e le nostre strutture per accogliere queste poche decine di migranti e prioritariamente i bambini e i minori”.

Comincia così l’”appello per l’immediato sbarco dei migranti della Sea Watch”, lanciato dal personale sanitario del Friuli-Venezia Giulia sabato 26 gennaio e firmato da “oltre 500 medici”. “Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sanitaria con possibili tragiche conseguenze. Scongiuriamola subito, accogliamo i naufraghi. Ce lo impongono non solo le regole internazionali di assistenza e salvataggio in mare, ma anche il senso morale che deve caratterizzare la società civile, il dovere del pronto soccorso sanitario e infine, ma non ultime, la pietas e la solidarietà che deve caratterizzare ogni essere umano”.

La reazione di Massimiliano Fedriga, governatore della Regione

“Sono molto deluso. Sì, proprio deluso. Non arrabbiato, non infastidito, ma deluso”, esordisce Fedriga in reazione alla chiamata dei medici all’assistenza. “Ogni cittadino, nella propria libertà di coscienza, prende legittimamente le posizioni politiche che più lo convincono. Ma farlo utilizzando la propria professione medica lo ritengo profondamente scorretto.
Questo gruppo di medici mi scrive che siamo di fronte ad “un’emergenza sanitaria con possibili tragiche conseguenze”. Peccato che nella giornata di oggi il procuratore reggente di Siracusa, Fabio Scavone, abbia precisato che “il comandante della Sea Watch ieri non ha sollecitato alcun intervento per emergenza medica”.
“Mi dispiace ma non saremo mai complici dei trafficanti di esseri umani, non aiutaremo mai la malavita organizzata nel suo intento di guadagnare con il business dell’immigrazione clandestina. E tutto questo lo scrivo con la consapevolezza di una tesi che sostengo da tempo ed è stata dimostrata dai fatti: il Ministro Salvini, quasi azzerando gli sbarchi, non solo ha impedito i traffici illeciti, ma diminuito in modo drastico le morti in mare. E di questo ne sono orgoglioso”.

Poco dopo è arrivata anche la risposta di Pierpaolo Brovedani, pediatra del Burlo Garofolo di Trieste, primo firmatario dell’appello. “Come medici abbiamo il dovere di intervenire e dare l’allarme”, ribadisce il neonatologo, e dice che la dichiarazione di Fedriga sul fatto che “i medici possano o meno parlare è un goffo espediente per zittire la libertà di parola”.

Debora Serracchiani, già presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e attualmente deputata del Partito Democratico, definisce Massimiliano Fedriga il “piccolo Orban” della Regione. “Forse il resto d’Italia non lo sa, ma a Nordest, in Friuli Venezia Giulia, c’è un presidente di Regione che crede di essere Orban e che vorrebbe imbavagliare oltre 500 medici che esprimono pubblicamente le loro convinzioni sulla necessità che le 47 persone della Sea Watch siano sbarcate per ragioni umanitarie.
Il punto preoccupante di questa vicenda non riguarda soltanto la questione sbarco sì-sbarco no, ma il diritto di parola che, secondo Fedriga, 500 medici non avrebbero come categoria, in quanto personale di strutture pubbliche regionali”. “Siamo a un passo dal regime, perché i firmatari, la cui lista è pubblica, sono fatti oggetto di una minaccia indiretta, ma chiarissima”, continua la deputata. “In Friuli Venezia Giulia la sanità è infatti in capo alla Regione autonoma e si può immaginare quali effetti intimidatori può provocare un presidente di Regione che accusa i medici di “utilizzare la propria professione per alimentare scontri di carattere ideologico” e che annuncia di inviare ai vertici degli ospedali e delle strutture pubbliche una lettera per “chiarire” il comportamento dei medici firmatari”.

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