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Manifesti pro-vita in una scuola pubblica a Verona

Dopo il WCF, a Verona arrivano i manifesti pro-vita in una scuola pubblica.

Se il World Congress of Families e tutte le vicende ad esso legate avevano destabilizzato l’Italia, la questione sembra essere ben lontana dalla fine. Questa volta si continua a parlare di associazioni pro-vita, ma in un altro contesto. In una scuola pubblica di Verona sono stati affissi dei cartelloni pro-vita nell’androne dell’istituto. Come è possibile tutto questo in un paese laico?

La storia

Nell’istituto tecnico Luciano Dal Ciero di San Bonifacio, in provincia di Verona, sono stati affissi dei manifesti pro-vita. No, non è un qualche futuro distopico, ma la realtà. Se si pensava che il Congresso della Famiglia avesse raggiunto dei picchi di Medioevo e squallore mai visti, con tanto di feti di plastica, qui si è andati oltre. Proprio qui, il centro di aiuto alla vita, una delle tanti sedi del Movimento per la Vita, ha installato indisturbato una serie di roll-up nel corridoio della sede centrale dell’istituto. Ma cosa c’è scritto su questi cartelloni? Si tratta di temi perfettamente in linea con le idee del WCF. Primo fra tutti il primato della famiglia naturale sopra ogni altro tipo di unione civile. Il bambino nato da questa sacra unione deve affrontare: “un viaggio complesso e affascinante nelle profondità accoglienti del corpo materno”. Ma non finisce qui. Ci sono diverse considerazioni anche sui metodi contraccettivi. Primo fra tutti la temuta pillola del giorno dopo che: “deresponsabilizza il giovane davanti al valore della vita e della sessualità”. Nell’inquietante rassegna ci sono anche due cartelloni dedicati all’aborto con il titolo: “Esista il diritto all’aborto? Una domanda che interpella ogni uomo”. Sotto ci sono delle citazioni di Madre Teresa di Calcutta e Pier Paolo Pasolini. Ce ne è anche uno dedicato a Jérôme Lejeune, il medico che scoprì le cause della sindrome di Down. Infine, sono presenti citazioni di Benedetto XVI e dell’enciclica “Evangelium Vitae” di Giovanni Paolo II. Bergoglio non pervenuto.

La giustificazione della preside

È lecito domandarsi come ciò possa accadere in una scuola pubblica che si trova in uno stato laico. “La mostra” è stata annunciata con una circolare, come se fosse una comunicazione qualsiasi. All’interno si trova scritto che: “Dal giorno 12 al giorno 15 di aprile, presso l’atrio della Sede centrale, e dal 15 al 30 aprile presso la Sede Staccata, saranno presenti alcuni cartelli informativi del Centro Aiuto per la Vita. Vista l’importanza e l’attualità della tematica, si invitano i docenti, in particolari gli IdR, a valorizzare tale iniziativa coinvolgendo gli studenti”. Firmato il dirigente scolastico Silvana Sartori. La preside ha permesso tutto questo come se fosse normale in uno stato laico. Ma non è tutto. Quando è stata sentita da L’Espresso sulla questione, Sartori ha dichiarato che: “Noi accogliamo anche altri tipi di allestimenti compresi quelli di pittura, non c’è alcun collegamento con il Congresso di Verona. Questa mostra di svolge da più di 6 anni e dopo ne ospiteremo una sulle farfalle… tra l’altro è stata un’occasione sfruttata da poche classi che sono scese con il docente di religione cattolica per leggere gli slogan e poi discuterne. C’è anche un concorso organizzato dal Movimento Per La Vita, che l’anno scorso abbiamo vinto. Ai ragazzi viene data l’opportunità di andare a Strasburgo, quindi diventa anche una cosa appetibile.” Se doveva essere una giustificazione volta a risollevare la situazione, la preside si è decisamente scavata la fossa con le sue mani. Dal suo discorso sembra assolutamente naturale ospitare propaganda cattolica anti-abortista in una scuola pubblica. Non solo, è normale presentarsi ad un concorso a cui si partecipa con una materia di cui non tutti gli studenti si avvalgono, come insegnamento alla religione cattolica.

“Noi siamo accoglienti”

Le affermazioni dubbie di Sartori però non sono finite. Parlando della mostra anti-abortista ha anche detto che: “Lavoriamo sempre con le realtà presenti sul territorio, con i consultori e varie associazioni. Se qualcuno avesse voluto protestare lo avrebbe fatto in passato, ma non abbiamo ricevuto lamentele di alcun tipo. E poi c’è sempre il consiglio d’istituto dove chi vuole può dire la sua. Noi siamo accoglienti e se dovessero presentarci altri tipi di installazioni, magari che parlino delle nuove tendenze della famiglia le valuteremo con la stessa professionalità, ma siamo comunque in un territorio abbastanza tradizionalista dove si tiene molto alla famiglia tradizionale.” Anche qui il numero di affermazioni discutibili è abbastanza elevato, per non dire pericoloso. Primo fra tutti inserire il tema dell’accoglienza in questo contesto. Non si è accogliente dando voce a una propagande che educa alla paura verso alcune tematiche all’intolleranza. Non è accoglienza non fornire l’altra faccia della medaglia a dei ragazzi che si stanno formando e magari non sono neanche cattolici. In uno stato laico bisognerebbe fare educazione sessuale e spiegare come proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate, non fare disinformazione ai danni di ragazzi che cresceranno senza strumenti e magari “facendo danni”. In questo secolo non ce lo possiamo permettere. Per non parlare del fatto che una scuola non sia un luogo polifunzionale dove ospitare mostre con le tematiche più svariate, dalle farfalle ai movimenti pro-vita.

Italia abbiamo un problema

Se il WCF non lo avesse già evidenziato a sufficienza, il nostro paese ha un problema e deve risolverlo. Primo fra tutti, il fatto che i nostri giovani non ricevano un’educazione sessuale ed affettiva e siano completamente inermi davanti al sesso, le malattie sessualmente trasmissibili, le gravidanze indesiderate e l’educazione affettiva. Nel frattempo, abbiamo un movimento sempre più conservatore e oppressivo che prende piede portando avanti tematiche pseudo-scientifiche con taglia e cuci di frasi di personaggi noti. In questo modo, viene offerta una visione parziale e diseducativa a dei ragazzi che si stanno formando. Tutto ciò è molto pericoloso. I ragazzi hanno il diritto di essere messi al corrente di determinate questioni in maniera scientifica, per poter acquisire un’opinione in modo imparziale. In uno stato laico ciò dovrebbe essere quasi scontato. Evidentemente non lo è. Per questo motivo, dovrebbe esserci più controllo sulla gestione interna delle scuole. Determinati comportamenti fazioni risultano dannosi soprattutto per i ragazzi. Ecco perché bisognerebbe fare particolare attenzione.

 

A cura di B.P.