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L’Italia dei violenti: in aumento aggressioni e minacce contro dipendenti pubblici. L’ultimo caso a Fiuggi

In Italia ogni 16 ore un dipendente pubblico è oggetto di minacce, violenze, intimidazioni, aggressioni fisiche e verbali. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto “Amministratori sotto tiro”, diffuso dalla Federazione nazionale della stampa italiana e redatto dall’Associazione Avviso Pubblico, nata nel 1996 allo scopo di creare un network tra tutti gli enti locali che” concretamente si impegnano per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”.

Ogni 16 ore un amministratore pubblico viene minacciato o aggredito. Ed è sempre peggio
Fonte: Associazione Avviso Pubblico

Lettere minatorie, incendi, ordigni, spari, danneggiamenti di beni personali, diffamazioni sui social network, pugni e spintoni: sono solo alcuni dei metodi utilizzati per intimidire il funzionario.

Nonostante il 69% delle situazioni violente si concentra negli uffici pubblici del Sud e delle Isole – la Campania in testa per atti di intimidazione nel 2017 -, negli ultimi anni sono aumentati le minacce anche al Centro- Nord (167 casi nel 2017, il 31% del totale), soprattutto nei centri medio piccoli.

Fonte: Associazione Avviso Pubblico

Il fenomeno è fortemente diffuso anche nel Lazio: 24 casi solo nel 2017. Molti sono infatti i comuni coinvolti, a partire da Roma, fino a Fiuggi, dove oggi si è verificato l’ultimo caso di violenza. Un 46 enne residente in un paese dei Monti Ernici è stato denunciato dagli agenti del Commissariato di Fiuggi per minaccia, lesioni ed interruzione di pubblico servizio. L’uomo è entrato in un ufficio pubblico manifestando subito atteggiamenti minacciosi per protestare circa il ritardo di una pratica. Il pubblico dipendente ha accusato un malore e ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari, con ripercussioni sulla regolarità del servizio.

Gli atti intimidatori sono quindi un fenomeno ricorrente legato non solo alla criminalità, intenzionata con la violenza a influenzare le decisioni degli enti, ma anche all’erroneo convincimento che negli uffici pubblici lavorino esclusivamente raccomandati, fannulloni e privilegiati. L’amministratore locale è diventato il capro espiatorio, l’obiettivo verso cui sfogare ogni disagio e ogni frustrazione. In un caso su quattro la minaccia o l’aggressione è posta in essere da cittadini, singoli o in gruppo, spazientiti da un ritardo di una pratica, da una fila troppo lunga e lenta, una multa ricevuta in una giornata no, il mancato parere positivo ad una richiesta che sia di lavoro o economica, una decisione amministrativa sgradita, un comunicazione medica sgradita.

Così il fenomeno si allarga a macchia d’olio, senza che si faccia nulla per contenerlo e combatterlo. Questo – al contrario – prolifera in un clima di odio generalizzato e diffidenza diffusa nei confronti delle istituzioni, accompagnati da una crescente intolleranza contro la burocrazia, piaga atavica della nostra Italia.

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