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L’Italia brucia, due morti in Calabria uno in Sicilia

 

 

Giornata nera sul fronte degli incendi: le fiamme hanno divorato ettari di bosco in Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania. Si registrano anche tre vittime, due in Calabria e una in Sicilia.

Sono state complessivamente 32 le richieste di intervento aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile oggi, di cui 10 dalla Calabria, 9 dalla Sicilia, 4 dalla Sardegna, 4 dalla Basilicata, 2 ciascuna dalla Campania e dal Lazio, una dalla Puglia .

Un uomo di 79 anni, Nicola Fortugno, di cui non si avevano notizie da alcune ore, è stato trovato morto a Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. L’uomo, che si era recato nella sua proprietà ed era stato dato per disperso, è stato trovato privo di vita a causa delle ustioni provocate dall’incendio scoppiato nella zona. Altre quattro persone, tutte civili, sono rimaste ustionate per un incendio, a Vinco, frazione pedemontana di Reggio Calabria, e sono state portate nel pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Calabria.
La Giunta regionale della Calabria, su proposta del presidente Nino Spirlì, ha deliberato la richiesta al Governo di dichiarazione dello stato di emergenza “in relazione agli eventi calamitosi derivanti dalla diffusione di incendi boschivi che stanno interessando il territorio della Calabria”. Nella delibera si dà anche atto che “si procederà, con successivi atti, alla quantificazione dei danni derivanti dagli eventi, a seguito di apposita ricognizione che verrà effettuata nei Comuni interessati”.

Un agricoltore di 30 anni è morto a Paternò (Catania) schiacciato dal suo trattore nel tentativo di spegnere un incendio in un podere nell’area di Ponte Barca, interessata oggi da un vasto incendio come tre settimane fa. Stava trasportando una botte piena d’acqua sul suo trattore che all’altezza di una curva lungo la S.P.58, si è capovolto schiacciandolo e uccidendolo sul colpo.

In Calabria un uomo, Mario Zavaglia, di 76 anni, è morto nelle campagne di Grotteria a causa di un incendio boschivo e del successivo crollo della sua casa rurale provocato dal rogo. L’uomo, pensionato, si era recato nella sua proprietà per accudire il proprio orto in contrada Scaletta, alle falde dei monti della Limina. In pochi minuti le fiamme hanno circondato l’abitazione senza lasciare scampo all’anziano.

Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, dice: “Attraverso la protezione civile e la Croce rossa stiamo monitorando le persone più a rischio, come gli anziani, a causa di questa asfissiante ondata di calore. C’è anche allerta massima sugli incendi”. Temperature elevatissime sono state registrate anche in altri centri del siracusano, a Noto con 46,1 gradi, a Francofonte con la temperatura salita fino a 45,2 gradi dopo che a Lentini, sempre in provincia di Siracusa, martedì sono stati registrati 47 gradi. E proprio a Lentini il sindaco Saverio Bosco ha firmato un’ordinanza per limitare il numero di persone in giro per le strade nelle ore più calde e salvaguardare anche la salute degli animali. “Dalle 10 alle 19 – dice Bosco – è vietato passeggiare con i cani ed è vietato anche tenere gli animali nei balconi o nelle terrazze. La Protezione civile e la Croce rossa stanno controllando le persone più deboli e fragili come gli anziani”. A Lentini, ieri, sono stati 4 gli anziani finiti al pronto soccorso perché disidratati. Allerta massima anche a Noto. “Per fortuna – sono le parole del sindaco Corrado Bonfanti – al momento la situazione è sotto controllo. Abbiamo però allertato la Protezione civile e attivato il Centro operativo comunale sia per la tutela della salute pubblica sia per prevenire gli incendi”.

L’Aspromonte intanto è ancora in fiamme e il santuario della Madonna di Polsi, nel comune di San Luca (Reggio Calabria), è “quasi isolato”. Lo riferisce il Rettore don Tonino Saraco. “La situazione è difficile, la strada principale è bloccata dalle fiamme, si accede solo da due vie secondarie delle quali una è una mulattiera”. Lunghe colonne di auto stanno tornando indietro, centinaia di pellegrini partiti ieri a piedi da Cinquefrondi (Reggio Calabria), stanno facendo la via del ritorno. Gli uomini della forestale hanno infatti bloccato la strada al casello, negli ultimi otto chilometri di strada verso il santuario. I telefonini funzionano poco in questa zona e questo – riferiscono le parrocchie in pellegrinaggio – aggrava la difficoltà dei soccorsi. In questo periodo sono diversi i pellegrinaggi, soprattutto a piedi, verso il santuario dell’Aspromonte; anche se la festa patronale è a settembre molte parrocchie scelgono di andare in questi giorni, considerato il ritorno dei calabresi per le ferie che vivono fuori regione per motivi di lavoro.

I pellegrinaggi al santuario della Madonna di Polsi, in Aspromonte, sono frequenti in questo periodo anche per il ritorno in Calabria per le ferie di molti calabresi che vivono fuori regione per motivi di lavoro (mentre la festa solenne è il 2 settembre). Secondo quanto riferito dai pellegrini che questa mattina erano in cammino, a piedi, verso il santuario di San Luca, le fiamme lambiscono la strada che conduce al santuario della Madonna negli ultimi otto chilometri. Al casello dove sono stati bloccati i fedeli dalla forestale, perché procedere è troppo pericoloso, c’è una grande vasca per l’acqua che servirebbe in questi casi di emergenza ma attualmente – riferiscono i pellegrini della parrocchia di Cinquefrondi (Reggio Calabria) – è vuota. Intere distese di faggeti sono ridotte in cenere. “La situazione in questo momento è difficile”, conferma il rettore del santuario di San Luca, don Tonino Saraco.