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lunedì 8 Agosto 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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Le Borse europee a picco, schizza il prezzo di petrolio e gas

 

La guerra della Russia in Ucraina costa caro ai mercati.

Piazza Affari chiude la seduta in forte calo.

L’indice Ftse Mib lascia sul terreno il 4,15% a 24.877 punti, al di sotto della soglia psicologica dei 25.000 punti, e torna sui valori di luglio 2020. La perdita, pesante, per l’invasione russa in Ucraina, è tuttavia fuori dalla top ten dei peggiori tonfi. Le maggiori cadute registrate dalla Borsa di Milano sono del 3 marzo 2020 con l’esplodere del covid, quando il Ftse Mib era crollato del 16,9%, e del 24 giugno 2016 con l’esito del referendum sulla Brexit (-12,4%).

Wall Street invece recupera con il Nasdaq in volata. Il Dow Jones perde lo 0,89% a 32.838,45 punti, il Nasdaq sale dell’1,80% a 13.270,12 punti mentre lo S&P 500 avanza dello 0,37% a 4.238,43 punti.

Il Ftse All Share di Piazza Affari ha chiuso la seduta con un calo del 3,99% che equivale a 30,3 miliardi di capitalizzazione ‘bruciati’ in una sola seduta.

Chiusura pesante per le maggiori Borse europee. Francoforte segna un calo del 3,96%, Parigi cede il 3,83% mentre Londra perde il 3,88%. La peggiore è Milano.

La Borsa di Mosca, fermata più volte per limitare la volatilità e le vendite innescate dalla guerra in Ucraina, termina la seduta con un calo dell’indice Moex pari al 33,28% mentre l’indice in dollari Rts lascia sul terreno il 38,3%. In caduta il rublo che ha perso oltre il 7% sul dollaro: al cambio attuale ci vogliono 87,28 rubli per un biglietto verde.

Volano le quotazioni del gas a sui timori per le ripercussioni sulle forniture e sui prezzi dall’invasione della Russia in Ucraina. Il future Ice Ttf di Amsterdam, riferimento per il prezzo del metano europeo, ha chiuso le contrattazioni con un balzo del 51,1% a 134,3 euro per megawattora.

Importante discesa dello spread tra Btp a Bund tedeschi a 10 anni e dei rendimenti del prodotto del Tesoro dopo che, come evidenziano alcuni analisti, il governatore della banca centrale austriaca, Robert Holzmann, componente del consiglio direttivo della Bce, ha ipotizzato in un’intervista a Bloomberg che la Banca centrale europea con l’attacco all’Ucraina potrebbe rallentare il suo programma di fine degli stimoli all’economia. Il differenziale è sceso a 163 punti base dai 174 precedenti e il tasso del Btp a 10 anni all’1,8%.

Il conflitto in Ucraina potrebbe ritardare l’uscita dallo stimolo monetario della Bce. Lo ha detto Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, in quella che appare come un’inversione di rotta rispetto alle intenzioni di normalizzare la politica monetaria. Schnabel ha spiegato che l’incertezza legata all’invasione russa richiede un approccio graduale e basato sui dati economici. La Bce – ha aggiunto – è pronta a contrastare ripercussioni gravi sui mercati.

“Sono profondamente preoccupata per quello che sta accadendo in Ucraina”, che “aggiunge significativi rischi economici per la regione e il mondo. Stiamo valutando le implicazioni e siamo pronti a sostenere i nostri stati membri come necessario”. Lo twitta il direttore generale del Fmi, Kristalina Georgieva.

Forte corrente di acquisti sul gas naturale nei mercati telematici europei: il prezzo comincia a guardare la fine della giornata in crescita del 56% a 139 euro al MWh, ai massimi della seduta, anche se resta lontano dal picco di 166 euro della chiusura del 21 dicembre scorso. Molto meno forte la corsa del petrolio, che sale comunque oltre il 6% a New York a 97 dollari al barile, mentre il brent europeo resta oltre quota 100.

Ma volano i prezzi delle principali materie prime, inclusi i generi alimentari, con il rischio di accelerare la spirale inflattiva messa in moto dal Covid.

La Borsa di Mosca resta sotto pressione dopo l’annuncio da parte della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, di “sanzioni massicce e mirate” che “avranno un impatto molto pesante sull’economia russa”. Le perdite dell’indice Moex si mantengono attorno al 35% mentre si sgretolano le quotazioni dei grandi gruppi quotati russi, in gran parte a partecipazione statale. I colossi dell’energia Gazprom, Rosneft e Lukoil perdono rispettivamente il 40%, 44,5% e 26% mentre si dimezzano i valori di Sberbank, la più grande banca russa (-51%), del gruppo finanziario Tcs (-53%,) e Vtb Bank (-47%).