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L’Amazzonia brucia, l’Europa preoccupata: “Pronti ad aiutare”

 

La Commissione europea è “seriamente preoccupata” per gli incendi in corso in Amazzonia, “appoggia l’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron di discutere” dell’emergenza “al prossimo meeting del G7” ed “è in contatto con le autorità brasiliane e boliviane, pronta a fornire assistenza”. Lo ha detto la portavoce dell’Esecutivo Ue Mina Andreeva ai giornalisti che chiedevano della posizione dell’Ue.

L’Amazzonia bruciata dagli incendi rappresenta una priorità, “una situazione di grave emergenza” che deve essere discussa al G7. Lo afferma la cancelliera tedesca Angela Merkel rilanciando la proposta del presidente francese Emmanuel Macron che aveva scatenato l’ira del capo di Stato brasiliano Jair Bolsonaro.

Su twitter il presidente francese aveva lanciato l’allarme sulla “crisi internazionale” che rappresentano gli incendi forestali in Brasile, reclamando al G7 di iscrivere la questione all’agenda del suo vertice, ma il suo collega brasiliano lo ha accusato di cedere al “sensazionalismo” per “interessi politici personali”, dimostrando inoltre una “mentalità colonialista”.

Bolsonaro ha ammesso che i proprietari agricoli potrebbero essere responsabili dell’ondata di incendi forestali nel paese – con un aumento dell’82% da gennaio al 18 agosto scorso, rispetto allo stesso periodo del 2018 – ma è tornato a dire che “i sospetti principali” muovono verso le ong ambientaliste, anche se non esistono prove che dimostrino la loro colpevolezza. Interrogato dai cronisti sulle sue insinuazioni riguardo alle ong – definite “irresponsabili” e “assurde” da dirigenti ambientalisti – e la possibilità che siano i proprietari rurali che appiccano i roghi, Bolsonaro ha detto che “certo, possono essere stati i ‘fazendeiros’, tutti sono sospettati”, ma ha aggiunto subito che “i sospetti principali puntano verso le ong”.

“Persino qui, nel mezzo dell’Oceano Atlantico, ho sentito del record di incendi devastanti in Amazzonia. I miei pensieri sono con le persone colpite. La nostra guerra contro la natura deve finire”. E’ il tweet dell’attivista ambientalista svedese Greta Thunberg che sta compiendo un viaggio in barca a vela a New York per il summit dell’Onu.

L’Istituto brasiliano per l’ambiente (Ibama) ha lanciato un concorso per ingaggiare un’azienda privata che si occupi del monitoraggio della deforestazione in Amazzonia, dopo le polemiche sui dati diffusi dall’Istituto nazionale delle ricerche spaziali (Inpe), che hanno portato all’allontanamento del suo direttore, Ricardo Galvao.

“A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici”, è l’allarme del WWF.

“Il saccheggio dell’Amazzonia e delle sue straordinarie risorse – afferma Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia – è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d’ oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati”.

Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l’Amazzonia in questi giorni può essere visto persino dallo spazio: a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus dell’Agenzia spaziale europea (Esa), e quello della Nasa, Suomi National Polar-orbiting Partnership. La foto di Suomi Npp mostra il fumo e gli incendi che si estendono per diversi stati brasiliani, tra cui quelli di Amazonas, Mato Grosso, e Rondonia. “Non è inusuale vedere incendi in Brasile in questo momento dell’anno – scrive la Nasa sul suo sito – per via delle alte temperature e della poca umidità. Il tempo ci dirà se quest’anno si è segnato un nuovo record o si è entro i normali limiti”.