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La prima eclissi totale di luna ripresa da un telescopio spaziale – VIDEO

 

Per la prima volta un’eclissi totale di Luna è stata osservata da un telescopio spaziale. Il primato porta la firma di Hubble, lo strumento di Nasa e Agenzia spaziale europea (Esa), che ha sfruttato la Luna come uno specchio per studiare il riflesso della luce solare filtrata dall’atmosfera terrestre: in questo modo è riuscito a riconoscere l’impronta dell’ozono, uno degli elementi chiave per la vita sul nostro pianeta. L’osservazione è così diventata un banco di prova, per sperimentare una tecnica di indagine che potrà aiutare la ricerca di segni di vita su altri pianeti esterni al Sistema solare.

“Trovare l’ozono nello spettro di un esopianeta sarebbe significativo, perché si tratta di un sottoprodotto fotochimico dell’ossigeno molecolare, che è esso stesso un prodotto della vita”, spiega Allison Youngblood, la ricercatrice che ha guidato le osservazioni di Hubble.

I cacciatori di vita aliena ripongono grandi speranze nei nuovi e potenti telescopi in via di sviluppo, come il James Webb Space Telescope che sarà lanciato nel 2021. Nell’attesa, però, hanno pensato di usare Hubble per fare una prima esercitazione vicino ‘casa’, studiando indirettamente l’unico pianeta abitabile che conosciamo: la Terra.

L’occasione si è presentata tra il 20 e il 21 gennaio 2019, quando l’allineamento di Sole, Terra e Luna ha creato le condizioni per un’eclissi lunare totale: una situazione che mima perfettamente il transito di un esopianeta davanti alla sua stella.


Rappresentazione grafica dell’allineamento di Sole, Terra e Luna, che crea le condizioni per un’eclissi lunare totale (fonte: ESA/Hubble, M. Kornmesser)

Hubble, posto tra la Terra e Luna, non ha puntato i suoi ‘occhi’ direttamente sulla Terra, bensì sulla Luna, per analizzare nell’ultravioletto il riflesso della luce solare filtrata attraverso l’atmosfera terrestre.

“Questa indagine evidenzia l’utilità della spettroscopia ultravioletta nella caratterizzazione degli esopianeti”, commenta Antonio Garcia Munoz dell’Università tecnica di Berlino. “Inoltre dimostra l’importanza di testare idee e metodologie innovative sull’unico pianeta abitabile che conosciamo finora”.

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