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La Cassazione ha annunciato il verdetto per Massimo Bossetti: confermato l’ergastolo.

Massimo Bossetti è accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, trovata morta il 26 novembre 2011 in un campo a pochi chilometri da Brembate di Sopra; luogo in cui viveva la tredicenne.

Il presunto assassino era stato già condannato in primo e secondo grado all’ergastolo, per l’omicidio di Yara. 

Oggi la Cassazione ha riferito inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, condannando così Bossetti al risarcimento delle spese legali ed ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Brescia contro l’assoluzione del reato di calunnia dell’uomo.

Il Collegio era presieduto da Adriano Iasillo, mentre la requisitoria è stata tenuta dal pg Mariella De Masellis. 

Per quest’ultima non esiste “un ragionevole dubbio” per il quale si possa pensare all’innocenza di Bossetti, che ha agito “senza alcuna pietà ed ha lasciato morire Yara sola in quel campo”.

La prova quasi schiacciante per la sua colpevolezza era stato l’esame condotto sul DNA presente sugli indumenti della ragazzina, trovata tre mesi dopo l’omicidio, per puro caso da un aeromodellista. DNA definito “Ignoto 1” che era stato ricollegato al DNA di un uomo scomparso nel 1999, Giuseppe Guerinoni.

Le indagini erano quindi continuate basandosi sull’idea che l’assassino potesse essere un figlio illegittimo di Guerinoni; dopo prelievi di sangue per comparare la traccia rinvenuta sul vestiario di Yara, su tutta la popolazione della zona, le Forze dell’Ordine erano arrivate all’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti (muratore di Mapelo).

Per la De Masellis: “Non ci sono altri aspetti che possono essere esplorati. In questo processo non c’è stata alcuna violazione del contraddittorio, garantito nei due gradi di giudizio, in 50 udienze. È stata assolutamente corretta l’attività di estrazione e repertazione; atti irripetibili e non differibili. Il dna, prelevato con un alcol test è un prelievo non coattivo a cui Bossetti ha dato il consenso”. 

Rispondendo ad una delle contestazioni della difesa ha aggiunto: “Il metodo del Dna nucleare è consolidato e utilizzato fin dal 1985. Possiamo parlare di un’impronta genetica, un’evoluzione dell’impronta digitale, maggiormente identificativa della persona”.

La De Masellis conclude poi: “per dire che Bossetti è innocente dobbiamo dire che il dna di Ignoto 1 non è il suo, che Bossetti non è figlio di Guerinoni, che i Ris hanno modificato l’immodificabile, che è stata perseguita la necessità di trovare in Bossetti, una persona che nessuno conosceva, un capro espiatorio. Se tutto questo non lo possiamo dire non c’è ragionevole dubbio”. Bossetti ha atteso il suo destino in carcere a Bergamo.

Il legale di Bossetti Claudio Salvagni ha risposto così dopo la sentenza: “Leggeremo le motivazioni. Le decisioni si rispettano e si impugnano nelle sedi opportune. In questo momento dobbiamo solo piegarci a questa sentenza, ma continuiamo a credere che Massimo sia innocente”. “Il processo mediatico nuoce: ci voleva molto coraggio a prendere una decisione contro la sentenza d’appello”.

Proferisce parola anche il legale della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta: “È andato tutto come secondo me doveva andare. Con oggi sono 39 i magistrati che hanno esaminato, in varie fasi, il fatto e tutti hanno concluso per la colpevolezza di Bossetti. Se c’è stato un processo mediatico non è per colpa nostra. Noi non siamo mai andati in televisione».

Potrebbe quindi essere arrivato al termine un caso durato ben 8 anni; la piccola tredicenne trovata morta sola in un campo, potrebbe inoltre, aver avuto finalmente Giustizia e recuperato la serenità anche in un mondo a noi ancora sconosciuto.

 

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