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Iran lancia missili su basi Usa in Iraq, la vendetta per l’uccisione di Soleimani

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Avviata l’operazione ‘Soleimani Martire’, equilibrio internazionale appeso a un filo. La palla è nelle mani di Trump, l’Europa è divisa.

Le basi statunitensi in Iraq di Erbil e al-Asad sono state colpite nella notte da 15 missili iraniani, 22 secondo fonti dell’esercito iracheno. Si tratta della prima rappresaglia da quando il generale iraniano Qassem Soleimani è stato ucciso per ordine del Presidente statunitense Donald Trump. Le due basi colpite ospitavano truppe americane e della coalizione internazionale anti-Isis, soldati italiani inclusi. Tutti i militari italiani ne sono usciti illesi e “i mezzi e le infrastrutture in uso al contingente militare italiano non hanno subito danni”, come detto dallo Stato Maggiore della Difesa in una nota, ma il primo bilancio dei danni secondo fonti della Guardia Rivoluzionaria iraniana parla di 80 persone uccise dalla pioggia di cruise e missili balistici, con oltre 200 feriti.

Con il raid giunge anche un avvertimento: “Circa 104 obiettivi degli Stati Uniti e dei suoi alleati locali sono sotto osservazione da parte dell’Iran, e se commetteranno un errore, siamo pronti ad attaccarli”, minaccia una fonte della Guardia Rivoluzionaria alla tv di Stato. L’Iran “ha dato uno schiaffo agli Stati Uniti con l’attacco missilistico alle sue basi militari, ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Stati Uniti dovrebbe finire”, ha detto il leader supremo iraniano Ali Khamenei, che aggiunge: “Gli americani per la loro presenza nella regione e in qualsiasi altra parte del mondo hanno causato solo guerre, differenze, distruzioni”, e “poiché sedersi ai tavoli delle trattative e tenere discorsi apre solo la strada all’interferenza e alla presenza dei nemici, i colloqui dovrebbero fermarsi”. Nel frattempo, anche il governo iracheno ha ufficialmente chiesto alle truppe della coalizione internazionale di abbandonare il territorio.

Poco dopo l’attacco, il Presidente Trump affida a Twitter parole di tranquillità e controllo: “Va tutto bene! Sono stati lanciati missili dall’Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e ben equipaggiati del mondo!”. Ma l’escalation di violenza e tensione sembra solo all’inizio. Era stato lo stesso Trump, infatti, a dire che “se l’Iran dovesse colpire qualsiasi persona o bersaglio degli Stati Uniti, gli Stati Uniti reagiranno rapidamente e completamente, e forse in modo sproporzionato”. Nel frattempo a Washington si è riunito il consiglio per la sicurezza nazionale alla presenza del segretario di Stato Mike Pompeo e del numero uno del Pentagono Mark Esper, mentre il mondo attende la decisione di Trump su eventuali risposte all’offensiva.

Le possibilità sono due: che i giochi si chiudano qui, con un pareggio; oppure che l’America passi al contrattacco, con il presidente Trump pressato non solo dal rischio di impeachment, ma anche dalle imminenti elezioni per difendere il suo posto alla Casa Bianca. In questo secondo caso, lo scenario più temuto è quello di una guerra vera e propria con conseguenze inimmaginabili. A peggiorare il tutto, la notizia che l’Iran non ha più intenzione di rispettare i termini dell’accordo sul nucleare. Ciononostante, l’ambasciatore di Teheran all’Onu Majid Takht-e Ravanchi scrive, in una lettera al segretario generale António Guterres, che l’Iran “non vuole la guerra” con gli Usa, ma si riserva il “diritto all’autodifesa” e “prenderà tutte le necessarie e proporzionate misure contro ogni minaccia o uso della forza”.

La reazione dell’Italia e dell’Europa.

“È accaduto quello che temevamo. L’Iran ha risposto al raid Usa lanciando decine di missili contro le basi militari di Ayn al-Asad e di Erbil in Iraq. Entrambe ospitano personale della coalizione internazionale anti-Isis, di cui fa parte anche l’Italia […] Si tratta di un atto grave che accresce la tensione in un contesto già critico e molto delicato”, ha scritto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “In questo momento è indispensabile agire con moderazione e prudenza”, ha sottolineato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini in un colloquio telefonico con il collega iracheno Al Shammari per ricevere le sue valutazioni dopo gli attacchi della scorsa notte. “Ogni possibile soluzione – ha aggiunto Guerini – sarà affrontata insieme alla coalizione”. Anche il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, scrive che “la priorità dev’essere più che mai la de-escalation. Il ciclo di violenze va interrotto”, e condanna l’attacco iraniano di stanotte.

Sono in molti, Italia in prima fila, a chiedere che l’Europa faccia sentire la sua voce. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen scrive stamattina che “l’uso delle armi deve fermarsi adesso per dare spazio al dialogo”, e spinge per la de-escalation della tensione. Ma lo scenario è più complesso. L’attenzione e gli sforzi dell’Ue verso la situazione in Libia – situazione altrettanto urgente – dovranno interrompersi per occuparsi della crisi Usa-Iran. Von der Leyen ha convocato per oggi una riunione straordinaria dei commissari, mentre i Ministri degli Esteri dei paesi membri hanno convocato un incontro straordinario il prossimo venerdì per discutere di Iran. Ma i 28 stati dell’Unione sono divisi tra chi parteggia apertamente per gli Stati Uniti, e chi ha interessi economici in Iran e tende quindi a essere più comprensivo. Intanto Francia, Germania e Regno Unito hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno criticato l’Iran e Soleimani per il ruolo destabilizzante in Medio Oriente, posizione condivisa anche dalla Presidente della Commissione.

Funerali di Soleimani

Di A.C.