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Immigrazione: le entrate sono maggiori delle spese

I migranti sono sempre al centro dell’attenzione mediatica, un’attenzione che tuttavia si concentra sul “problema sicurezza” e su quello degli sbarchi. Occorre allargare il discorso ragionando su dati reali e non su percezioni che troppo spesso si plasmano a beneficio della propaganda politica direttamente connessa alla retorica della “invasione”.

In primis quindi i numeri: nell’ultimo anno sono sbarcati in Italia un quinto dei migranti approdati in Grecia e la metà di quelli approdati in Spagna. In tale contesto, è sorprendente constatare che i 20 casi mediatici delle navi umanitarie cui il governo gialloverde ha vietato l’attracco – bloccandole in mare per una media di circa 10 giorni ciascuna – con la dottrina dei “Porti Chiusi” hanno riguardato, nel complesso, una quota di migranti minoritaria a fronte delle migliaia che nel frattempo sono approdare con i cosiddetti “barchini fantasma”.

Come mette in luce il “Centro Studi e Ricerche IDOS” il fenomeno migratorio che coinvolge l’Italia è dominato a priori da un problema: il restringimento delle possibilità di entrata legale per i migranti economici. Ciò porta ad un flusso misto in cui si mescolano con i profughi: l’effetto è un vero e proprio ingorgo di richieste di asilo che nella maggior parte dei casi si risolve con un rigetto: su 95.200 domande esaminate nel 2018 solo un terzo è sfociato in una qualche forma di protezione.

Ciò premesso è necessario fare i conti con la realtà dell’immigrazione in Italia: il numero dei soli soggiornanti non comunitari è praticamente stabile dal 2016 e pari a oltre 3,7 milioni di persone. Di questi il 60,1% è in possesso di un permesso di durata illimitata, e quindi uno status legale stabile. Inoltre oltre un milione di persone sono “straniere” solo da un punto di vista giuridico perché sono nate in Italia e per la metà siedono sui banchi delle scuole italiane dove rappresentano un decimo di tutta la popolazione scolastica.