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Ilva, via la vecchia insegna. Oggi vertice al Mise

 

Questa mattina, i lavoratori del primo turno delle 7, alzando gli occhi, hanno trovato una sorpresa: la storica insegna Ilva è stata sostituita dalla nuova, riconducibile alla nuova proprietà Arcelor Mittal.

Le operazioni di smontaggio si sono svolte nel pomeriggio di ieri, quando in poche ore, una squadra di operai l’ha smontata e sostituita. La vecchia insegna rappresentava il simbolo della storia industriale della città ed era collocata in cima all’edificio che per molti anni ha ospitato la direzione aziendale dell’acciaieria che allora si chiamava Italsider. Poi, negli anni ’80, fu costruita una nuova direzione, in una posizione piu’ defilata rispetto all’attuale. Un complesso più grande, che è stato in seguito abbandonato per tornare a quella che era la collocazione iniziale.

Italsider, Nuova Italsider, Ilva, Arcelor Mittal: attorno a questi quattro nomi ruotano le vicende dell’acciaio italiano che a Taranto ha il suo più grande stabilimento, che è anche il più grande in Europa.

Ieri in una conferenza stampa, Matthieu Jehl, a.d. di Mittal, ha spiegato che la direzione intrapresa dal nuovo corso sarà quella della sostenibilità: ambientale ed economica. Jehl ha infatti parlato di un’acciaieria che rispetta l’ambiente e recupera profitto, mentre oggi «perde dai 20 ai 25 milioni al mese a causa anche della scarsa produzione per i vincoli ambientali».

Intanto nel pomeriggio, Arcelor Mittal sarà al Mise con i sindacati e i commissari di Ilva per discutere dell’accordo del 6 settembre, soprattutto nella parte relativa alla presa in carico, attraverso la formula del distacco, del personale da Ilva in amministrazione straordinaria: 10.700 addetti totali, di cui 8200 a Taranto. Il distacco è operativo dallo scorso 1 novembre. Chi non e’ stato distaccato presso Arcelor Mittal (circa 2600 lavoratori a Taranto) è rimasto con l’amministrazione straordinaria di Ilva in cassa integrazione a zero ore.

I sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno evidenziato che diversi reparti, tra cui quello delle manutenzioni, oggi risultano sguarniti perché gran parte delle unità risulta in cassa integrazione anziché al lavoro. «Abbiamo rispettato tutti i criteri dell’accordo del 6 settembre, se ci sono anomalie, ne parliamo con i sindacati e lavoriamo per trovare una soluzione», ha dichiarato sul punto l’ad Jehl. Sulla questione è intervenuta anche la Regione Puglia che è stata sollecitata dalle sigle metalmeccaniche a trovare una soluzione, tra attività formative e lavori socialmente utili, per i circa 2600 in cassa. Con la Regione si vuole cercare un’integrazione al reddito di lavoratori destinati a restare in cassa per diversi anni. Almeno fino a metà del 2023, quando, in base all’accordo, e’ previsto che Arcelor Mittal faccia una proposta di assunzione a chi non e’ rientrato in fabbrica e non ha nemmeno aderito all’incentivo per l’uscita volontaria anticipata.

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