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Il Premier Conte e le chiacchiere

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Gli Italiani sono entrati nella Fase2 da qualche giorno e il Paese è ancora in ginocchio. Il Premier  Conte, che su Facebook scrisse “Sarà una nuova pagina che dovremo scrivere tutti insieme, con fiducia e responsabilità. Fino ad oggi la maggior parte dei cittadini è stata al riparo nelle proprie case. Da domani oltre 4 milioni di italiani torneranno al lavoro, si sposteranno con i mezzi pubblici, molte aziende e fabbriche si rimetteranno in moto. E saranno ben più numerose le occasioni di un possibile contagio, che potremo scongiurare solo grazie a un senso di responsabilità ancora maggiore” di quale lavoro, aziende e fabbriche parlava? E nel frattempo i piccolo imprenditori cosa dovrebbero fare? Aggiunge poi “Dovremo tutti insieme cambiare marcia al Paese. Con prudenza, decisi e determinati ad andare avanti ma senza rischiare di fermare il motore. Non c’è una ricetta giusta per garantire la ripartenza senza pensare in primo luogo alla salute e alla sicurezza di tutti noi”.

Il Presidente  Conte non si rende conto delle vere difficoltà che sta vivendo il popolo italiano. Forse dovrebbe pensare che se la gente non ha soldi per viaggiare, il settore turistico non ripartirà, se la gente non ha soldi per mangiare, il settore alberghiero non aprirà, se la gente non ha la possibilità di acquistare le giuste precauzioni per prevenire il contagio, si infetterà.

Quindi caro Pres. Conte, non è poi così facile parlare di responsabilità, di sicurezza e di libertà. La crisi che il virus ha portato ha toccato le persone più di quanto si possa immaginare. Durante il lockdown, l’Italia era bella e unita mentre cantava sui balconi, o nelle dirette di Instagram, o mentre personaggi noti facevano volontariato. Bisognerebbe spostare l’attenzione da ciò che si sviluppa sul palcoscenico e capire veramente cosa accade dietro le quinte. Il paese senza turismo, senza negozi, senza attività è morto. E non sarà di certo un bel discorso scritto a tavolino, o un piccolo contributo dato per calmare gli animi, a risollevare l’economia e l’umore italiano. Ci sono state così tante incongruenze nel corso di queste settimane che hanno avuto come riscontro solo la più totale anarchia. Perché non dare maggiore autorità alle istituzioni locali che indubbiamente conoscono meglio le attività ed ogni singola realtà? E di certo l’anticostituzionalità non sarà un problema considerando che non sarebbe l’unico aspetto ingarbugliato di questa faccenda.

Forse è il caso che Conte si ricordi il primo articolo della nostra Costituzione, ovvero

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”!