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Il governo ha svenduto la sicurezza degli italiani

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Prima gli italiani. È uno slogan che può non piacere, ma in situazioni di emergenza può essere l’unica via. Come la leonessa che protegge i suoi cuccioli in pericolo, così uno stato di diritto deve pensare prima alla salvaguardia di cittadini. E allora perché questo governo, il secondo tentativo di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio, non ha adottato fin da subito le misure necessarie affinché questo paese potesse affrontare al meglio l’emergenza sanitaria?

Con gli ospedali di tutta Italia che soffrono fino allo stremo, mandati avanti da medici e infermieri instancabili che si spaccano di lavoro anche 12 ore al giorno, il nostro governo non ha pensato di fare quello che di primo impatto sembrava naturale: tenere le risorse all’interno.

Lo hanno fatto gli altri paesi europei. Non appena anche loro hanno sentito la puzza dell’emergenza, hanno subito bloccato le esportazioni di mascherine e materiale medico verso l’Italia. Non solo. Le mascherine che già erano in transito verso il nostro paese, sono state requisite. Un’azione ignobile che strozza ancora di più una Nazione come la nostra, già soffocata dall’emergenza e dalla scarsità di risorse, eppure una scelta che risponde al più primordiale degli istinti, mors tua vita mea.

Un’azienda di Cormano, vicino Milano, è stata protagonista di un servizio del TG1 lo scorso 22 febbraio. L’azienda aveva preso in carico un ordine di 10 milioni di richieste di mascherine monouso. “Sappiamo che molti dei nostri distributori stanno riesportando in Cina”, ha detto il general manager dell’azienda. Non è passato nemmeno un mese da quel servizio, e chissà quante altre mascherine sono state mandate all’estero anziché proteggere i nostri medici in Italia, le nostre forze dell’ordine.

Perché il nostro governo non ha bloccato questa fuoriuscita di risorse, quando già si parlava di una devastante crisi epidemiologica in arrivo? Forse che i nostri politici hanno preferito anteporre gli interessi economici alla salute dei cittadini? Oppure si tratta solo di scarsa lungimiranza e cieca obbedienza alle regole europee, che funzionano in situazioni di normalità ma peccano di ingenuità in contesti d’eccezione come quello che stiamo vivendo?

Mentre lo stato lotta con tutte le sue diramazioni, con impiegati pubblici che instancabilmente rischiano la loro salute per fornire i servizi, molte aziende italiane hanno continuato a svendere al miglior offerente le mascherine che invece oggi servirebbe a proteggere chi ci salva la vita. Il governo come ha agito? distribuendo dopo venti giorni mascherine presso gli ospedali, realizzate con tessuto che al tatto appaiono come stracci da pavimento cattura polvere.

Ed è così che oggi la Protezione Civile boccheggia e cerca in ogni modo di reperire il materiale che manca: camici, mascherine, respiratori. Intanto gli eroi che per lo stato lavorano, al servizio dei cittadini, sono mandati in guerra vulnerabili. Come il dirigente della Questura di Asti, ricoverato in un ospedale torinese dopo essere risultato positivo al coronavirus. Ora sta meglio, resta sotto osservazione. I sindacati di polizia chiedono da giorni più sicurezza e la sanificazione dei locali e delle auto. Quanti altri dovranno essere infettati prima che i servitori dello stato vengano messi al primo posto?

L’8% dei contagiati sono operatori della sanità. Tra gli ultimi, ci ha lasciati il dottor Marcello Natali, segretario della Federazione dei medici di Medicina generale (Fimmg) di Lodi. Ennesima vittima non solo del virus, ma dello stato di abbandono in cui il governo ha lasciato gli angeli della sanità.

Due dipendenti delle Poste Italiane sono morti nel bergamasco. Non si erano fatti soggiogare dalla paura, avevano fiducia che la classe politica li proteggesse. Come loro anche le Forze dell’Ordine, che avranno tirato un respiro di sollievo quando il governo ha sancito il “vincolo morale” di garantire la sicurezza a “le forze dell’ordine, le forze armate, i vigili del fuoco e i volontari della protezione civile”. Eppure le mascherine mandate nelle caserme non sono mai abbastanza, a volte persino scadute.

Fa arrabbiare, oggi, che gli altri paesi ci chiudano le porte in faccia, bloccando l’export delle mascherine. Ma cosa sarebbe successo se noi avessimo fatto lo stesso, tenendo in patria quello che ci occorreva, anziché svenderlo a chi aveva meno bisogno? Al momento ci sono 19 milioni di mascherine bloccate all’estero, in alcuni casi sequestrate dai paesi in cui sono transitate. E mentre tutti gli altri si stanno preparando all’emergenza, loro che di tempo ancora ne hanno, quando è stato il nostro turno il governo ha sottovalutato il problema. Noi oggi dobbiamo elemosinare attrezzature, o sconvolgere le nostre aziende convertendole alla produzione di mascherine e respiratori, ma sarebbe bastato agire più saggiamente quando ancora c’era tempo. Ora potrebbe essere troppo tardi.