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venerdì 30 Settembre 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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Il Goretti in tilt, parla Marchiella

Marchiella sul Goretti in tilt: “Apporto di medici di base e strutture di assistenza sul territorio: così si risolve l’emergenza!”

Negli ultimi tempi critiche, rabbia e condanne sembrano piovere dal cielo; esse sono in merito alla disastrosa situazione del pronto soccorso del Goretti di Latina. Dunque, si invocano interventi, si presentano esposti, si infierisce nel descrivere casi di incertezza, sporcizia e promiscuità vissuti quotidianamente dagli utenti. Gli interminabili tempi d’attesa sono la nota più dolente di una struttura a dir poco sovraffollata. Quindi, servono delle proposte concrete e fattibili, che portino a quelle soluzioni che l’attuale gestione non è riuscita ad individuare.

Di questo avviso è Andrea Marchiella; Marchiella è Consigliere comunale nel capoluogo e candidato al Consiglio regionale nella lista di Fratelli d’Italia; “Il dato di fatto è che sono stati tagliati i posti letto ma non sono state create delle alternative. Il Goretti dovrebbe essere un Dea di secondo livello a tutti gli effetti, ma per ottenere una riduzione degli accessi andrebbe supportato dalle strutture sanitarie presenti sul territorio. E’ proprio questo il passaggio che non si è riusciti a cogliere negli ultimi anni, a differenza di quanto hanno fatto alcune Regioni virtuose; i codici bianchi e verdi e i pazienti con patologie croniche rappresentano l’80% dell’utenza; dunque, andrebbero gestiti dai medici di base, dall’assistenza domiciliare, dalle Case della Salute.

La nostra idea di riorganizzazione parte allora da una piena sinergia tra i vari operatori e tra le svariate entità territoriali; infatti, riattiviamo gli ambulatori in provincia e nei piccoli centri, e allo stesso tempo consegniamo ai medici un nuovo ruolo, con la preziosa funzione di filtrare e indirizzare i singoli casi”.

L’obiettivo di Marchiella

L’obiettivo primario di Marchiella è la riduzione delle liste d’attesa; essa è realizzabile soltanto diminuendo il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva. Infatti, è la tendenza a ricorrere a servizi diagnostici e terapeutici spesso non necessari, pur di evitare responsabilità sulle cure mediche prestate.

E’così che si intasa il pronto soccorso; è anche così che si costringe ad aspettare per mesi chi ha realmente bisogno di una tac o di analisi specifiche.

Altro nodo cruciale sono i lunghi tempi di degenza ospedaliera: “Vanno abbattuti con le tecnologie e con l’ottimizzazione delle risorse; infatti, bisogna fare leva su strutture accreditate che consentirebbero di liberare posti letto nel nosocomio centrale; questo ridurrebbe il carico di lavoro per un personale chiamato attualmente a compiere miracoli”.