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Il caso Ilaria Alpi: Giorgio Comerio e il certificato di morte che non esiste ma vale una diffamante accusa

giorgio comerio

Sono passati esattamente 27 anni dal giorno in cui Ilaria Alpi perse la vita insieme al suo operatore Miran Hrovatin. E la verità non è ancora venuta a galla. Nella prima parte della nostra inchiesta su uno dei più grandi misteri della storia d’Italia, vi avevamo parlato dell’agguato subito dalla giornalista e vi avevamo introdotto alla figura di Giorgio Comerio.

Oggi ci soffermiamo sulle accuse ricevute da Comerio, ritenuto da tutti una figura chiave per scoprire la verità di tutte le verità. Ebbene, Comerio non è mai stato condannato per il caso Ilaria Alpi, semmai, è stato oggetto di gravi calunnie.

Facciamo un passo indietro. Nel 1993 Comerio fonda la Oceanic Disposal Management, una società registrata alle Isole Vergini Britanniche con sede a Lugano diramata anche in Africa e Russia. Attraverso la società si occupa dello smaltimento delle scorie nucleari.

Lo smaltimento illecito di rifiuti radioattivi però non è mai stato provato e il caso è stato a suo tempo archiviato. “Su questa attività – attacca Comerio – sono state effettuate indagini dopo quattro anni di attente valutazioni non è stata mai trovata nessuna azione penalmente rilevante. Sono tutte illazioni che avete potuto leggere sulla stampa e sui libri e che non hanno avuto nessun esito”.

E ancora: “E’ tutta una bufala, una vergognosa montatura. Se ci fosse stato qualcosa non sarei qui ma in carcere… Nessun reato è mai emerso, smettetela di indicarmi come il  boss delle scorie nucleari”.

IL CERTIFICATO DI MORTE DI ILARIA ALPI A CASA DI COMERIO? UNA BUFALA

 

E poi arriva il dato più inquietante. Negli scorsi anni, su ordine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la casa di Comerio venne perquisita. Secondo le dichiarazioni del magistrato Francesco Neri, all’interno della stessa sarebbe stata rinvenuto il certificato di morte di Ilaria Alpi.

Partono gli attacchi, non solo giudiziari ma soprattutto mediatici. L’Espresso, Il Fatto Quotidiano e altri si scagliano contro Comerio per anni, salvo poi scoprire che di quel certificato di morte non c’è assolutamente traccia. O meglio, c’è, ma non è della Alpi, bensì della suocera di Comerio.

Riguardo questa vicenda, Comerio ha inoltre dichiarato: “Il dottor Neri non è mai stato condannato perché è un giudice ma ha dichiarato il falso, visto che il certificato non è mai stato trovato”. La replica del pm è avvenuta su Il Fatto Quotidiano: “La mia posizione fu archiviata perché qualcuno ha sottratto quel documento”.

L’AVVOCATO DI COMERIO SPIEGA LA SITUAZIONE

“Mentre le predette Procure hanno concluso le loro investigazioni con un impegno encomiabile, la inerzia assoluta della Procura di Roma ha sostanzialmente favorito la prosecuzione della mistificazione e la vergognosa semina di veleni, da parte della bene individuale “Centrale giornalistica di depistaggio mediatico”, impegnata ad affermare il falso sul vero, così come ha inopinatamente accertato la citata Commissione parlamentare di inchiesta Alpi” – ha affermato l’Avvocato di Comerio, il Dott. MenicacciDiffamatori e calunniatori di cui il Presidente della Commissione, ha indicato per nome e cognome e per testata giornalistica, per come documentato dalla denuncia/querela di Giancarlo Marocchino (in particolare i giornalisti di Famiglia Cristiana e de L’Espresso; ai quali la stessa relazione dedica più pagine accusandoli in modo specifico di aver sfruttato vari affabulatori, tutti accertati calunniatori, proprio allo scopo di far prevalere il falso sul vero, costruendo una filiera di mistificazioni che non hanno precedenti nella storia della Repubblica Italiana”.

L’attacco ad una certa stampa è chiaro da parte dell’Avvocato: “In questi anni si sono scatenati i depistatori, giornali, settimanali, tg, editori ma il risultato è sempre lo stesso: un deserto probatorio assoluto e la totale inaffidabilità delle fonti, al punto da considerare il caso chiuso!”

Questi sono gli atti, ma forse poco importa. La macchina del fango su Comerio è partita e probabilmente non finirà mai. La certezza è che la verità su Ilaria Alpi appaia ancora lontana.