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Greta Thunberg parla al Senato: “Ci avete rubato il futuro”

Giovedì 18 aprile Greta Thunberg ha parlato a ospiti e senatori durante l’evento “Il tempo cambia. È tempo di cambiare”.

“Mi chiamo Greta Thunberg, ho 16 anni, vengo dalla Svezia, e parlo a nome delle future generazioni”. Il discorso di Greta in Senato comincia nel modo più normale possibile: con le presentazioni. Come se il mondo già non avesse gli occhi puntati su questa giovane attivista, che a soli 16 anni è riuscita a scuotere le coscienze dei grandi leader mondiali e di tutti i giovani che, come lei, hanno a cuore il futuro del pianeta e delle persone che lo abiteranno dopo di noi. Ma la questione non è solo così lontana. Non saranno solo le future generazioni a subire le conseguenze delle decisioni che si prendono oggi. Già quando Greta avrà 26 anni, il mondo sarà diverso da com’è oggi. “Nel 2030 avrò 26 anni”, dice Greta di fronte ai Senatori della Repubblica e ai tanti ospiti giunti in sala Koch per seguire l’evento “Il tempo cambia. È tempo di cambiare”, sugli effetti cambiamento climatico. “Mi dicono che quella sarà un’età meravigliosa perché avrò la vita davanti a me, ma non sono così sicura di questo”, ammette la giovane attivista, che dall’alto dei suoi 16 anni guarda negli occhi il Senato e dice “Ci avete mentito”. Lo sguardo fisso e il volto fiero, incorniciato da due lunghe trecce che sono ormai il simbolo della lotta per un mondo più sostenibile e per un’agenda politica che tenga conto della questione climatica. “Le persone come me hanno avuto tutto quello di cui avevano bisogno e ancora di più. Abbiamo avuto tutto quello che potevamo immaginare, ma forse alla fine non avremo nulla, probabilmente adesso non avremo neanche un futuro”. “Il nostro futuro ci è stato scippato. Ci avete mentito, ci avete dato delle speranze false, ci avete detto che il futuro era una cosa alla quale potevamo guardare, ed è così ma solo per ora”.

Il tempo stringe, ormai siamo agli sgoccioli. E serve una voce autorevole, come sta diventando quella di Greta, che dica a chi comanda che è il momento di un cambiamento radicale, per non sopperire a quello climatico. “La data è circa il 2030, da cui ci separano dieci anni, 257 giorni e 13 ore”, ricorda Greta. “Ci troveremo in una situazione che darà il via a una reazione a catena che sfuggirà al controllo umano, e che molto probabilmente porterà alla fine della civiltà umana come la conosciamo. Questo diventerà realtà, a meno che non vengano introdotti dei cambiamenti straordinari, senza precedenti, in tutti gli aspetti della società, inclusa una riduzione del 50% delle emissioni dell’anidride carbonica”. Greta in Senato parla di economia circolare, di tempo, della necessità di sostenere gli scienziati e dar credito alla scienza, della voce dei movimenti di piazza. Ma “voi non comprendete quello che noi diciamo”, accusa. “Voi non ascoltate, voi non volete comprendere, non ascoltate ciò che dice la scienza, pensate solo alle soluzioni che vi consentono di continuare come avete fatto finora”.

I #FridaysForFuture e l’esempio di Greta: i giovani che scuotono le istituzioni

Anche da Palazzo Madama, la voce di Greta arriva alle orecchie e alle coscienze di tutti. Una risonanza a cui comincia ad abituarsi, da quando le sue assenze scolastiche settimanali, puntualissime ogni venerdì, per sedersi di fronte al Parlamento svedese e chiedere di combattere per il clima, hanno dato l’esempio a centinaia di manifestazioni in tutto il mondo. Da qui è nato #FridaysForFuture, un movimento globale che porta avanti la battaglia di Greta e ne amplifica la voce. Negli ultimi mesi, la tripla F per il clima ha raggiunto giovani attivisti di ogni paese. I #ClimateStrike, le proteste pacifiche dei Fridays For Future, hanno regole ben precise e richieste comuni. No a violenza, danni, spazzatura, profitto e odio. E, ovviamente, minimizzare l’impatto ambientale durante le manifestazioni, e fare sempre riferimento a dati scientifici. Le richieste sono: rispettare l’Accordo di Parigi e le indicazioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC Report), impostare le politiche sull’uguaglianza e la giustizia climatica, e unirsi sotto la guida della scienza. Ogni declinazione locale dei Fridays For Future sceglie le sue indicazioni specifiche: gli attivisti di FFF Roma, ad esempio, organizzano cortei in cui non ci sono bandiere politiche o ideologiche, ma contenuti. “Dunque cartelli originali e colorati e/o striscioni a tema, anche firmati, purché la firma non diventi lo striscione stesso”.

Queste sono anche alcune indicazioni per il grande corteo di domani, venerdì 19 aprile, a cui parteciperà anche Greta. A partire dalle 10 in Piazza del Popolo, a Roma, si accenderà un “Palco a Pedali” con 120 biciclette pedalanti che daranno energia (pulita) a un generatore. E poi “attività musicali, di arti visive, poetiche e artistiche. In uno di questi ci sarà il ‘filo per il clima’, una corda tesa che unirà il palco con la possibilità per chiunque di scrivere un messaggio esprimendo le emozioni sui cambiamenti climatici ed attaccarlo con una molletta di legno”. E Roma è solo una delle tante città in cui il venerdì è un appuntamento fisso per le rivendicazioni climatiche dei più giovani. Solo in Italia ci sono almeno altri 70 gruppi di FFF, ma gli scioperi hanno toccato le città di tutta Europa, dell’Afghanistan, degli Stati Uniti, della Cina, passando per Bolivia, Colombia, Egitto, Iraq, Mali, Marocco, Mozambico, e moltissimi altri. Il movimento, ormai, ha risonanza mondiale, e ha lasciato la sua impronta in 141 paesi. Tutto questo nasce da una giovane ragazza, che ha 16 anni, viene dalla Svezia, e ha dato nuova vita a un movimento globale che lotta per uno sviluppo sostenibile. Greta, “l’attivista con l’Asperger”, come lei stessa si definisce. E forse il suo superpotere è proprio questo.

 

Di A.C.