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Governo: Renzi: ‘Conte convinto di avere numeri. Se così Iv opposizione’

 

Strappo sempre più vicino in maggioranza in vista del Consiglio dei ministri di questa sera. Italia viva smentisce “passi indietro” rispetto alle sue decisioni relative al governo. In queste ore, spiegano fonti qualificate renziane, si sta cercando un luogo dove fare una conferenza stampa domani pomeriggio, alla Camera o al Senato.

Alla conferenza stampa parteciperà il leader di Iv Matteo Renzi. “Se il presidente del Consiglio ha preso questa linea – ha detto Renzi al Senato – evidentemente è convinto di avere i numeri e va bene così, si chiama democrazia parlamentare e noi si va all’opposizione“. Stasera Italia viva ritira le sue ministre dal governo? “Sembra che sia il ritiro dei panni, stiamo parlando di donne con un’esperienza straordinaria..Stasera vediamo che tipo di discussione viene fuori e domani facciamo una conferenza stampa e ne parliamo“. A proposito della bozza del Recovery plan, sul tavolo del Consiglio dei ministri di stasera, Renzi ha chiarito: “Nel giro di un mese pare che abbiano migliorato il Recovery plan, io non l’ho ancora letto tutto, lo devo leggere, ma dicono tutti che sia migliorato”.

E’ possibile che ci sia una ricomposizione della maggioranza in extremis, evitando la ‘conta’ in Parlamento? “Dovete chiedere al presidente del Consiglio”. A chi gli faceva notare che potrebbe quindi essere una crisi di governo ‘al buio’, il leader di Italia viva ha ribadito: “Non è crisi al buio, magari (il premier, ndr) ha i numeri”, concludendo: “Io non sono d’accordo su queste cose, ma se loro vogliono andare avanti con questo governo e hanno i numeri, questa si chiama democrazia parlamentare”.

Vertice Pd, no alla crisi – “Ci sono molte cose da fare per il bene dell’Italia. L’urgenza è quella di dare risposte concrete per la rinascita italiana. Questa maggioranza può farlo. La via maestra per servire l’Italia è approvare la bozza del Recovery Plan” e “subito, da domani, su proposta del presidente Conte” approvare “il patto di legislatura per affrontare i problemi aperti e per rilanciare l’azione di governo”. Così il Pd dopo una riunione tra Nicola Zingaretti, Dario Franceschini, Andrea Orlando, Graziano Delrio e Andrea Marcucci. “Confermiamo la nostra contrarietà all’apertura di una crisi che, tra l’altro, impedirebbe” di varare il dl ristori.

“Se dipendesse dal Pd, quella di stasera non sarebbe l’ultima del governo Conte. E se Palazzo Chigi e M5S dicono mai più con Renzi se fa cadere il governo, io dico che in politica non si può mai dire mai, tante volte abbiamo visto partiti dire che non avrebbero fatto alleanze che poi hanno fatto. Ma adesso serve ricucire. Ma la responsabilità è di chi produce la crisi. Io auspico che si ritorni a dove si è determinato il corto circuito. Certo, se ti alzi dal tavolo, le risposte non arrivano. Se ci rimani, arrivano. Ma sono frutto del confronto, non dello spirito santo”. Così Andrea Orlando a Otto e mezzo su La7.

Del resto la giornata si è aperta subito ad alta tensione con Palazzo Chigi tenta di ‘isolare’ Renzi e in mattinata fa trapelare che “se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv”.

“A differenza di ciò che raccontano a reti unificate i cantori del pensiero unico – è andato all’attacco il senatore dopo la notizia – non c’è nessuna richiesta di poltrone, nessuna polemica pretestuosa, nessun atto irresponsabile. Quello che noi stiamo facendo si chiama POLITICA: studiare le carte, fare proposte, dare idee. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull’educazione, sull’innovazione”. E “se non ci sono risorse sufficienti nel piano pandemico nazionale prendiamo il Mes”. Quindi aggiunge: “Adesso è avvenuto anche sul Recovery Plan dove – almeno a parole – ci stanno dando ragione”. “Prima ci insultano. E poi ci danno ragione senza ammetterlo – insiste Renzi – è avvenuto sul rapporto Stato/Regioni. È avvenuto sul bicameralismo. È avvenuto sulla decontribuzione del JobsAct. È avvenuto su Industria 4.0. È avvenuto sui diritti sociali e civili. E’ avvenuto sui vaccini. È avvenuto sull’idea di Europa, su Trump, sui temi dell’Expo.È avvenuto sulla centralità della scuola”. Per poi ribadire: “Leggo le veline di oggi sulla stampa: come si fa a aprire una crisi di governo con tutti questi morti? Io rispondo: davanti a tutti questi morti, noi non vogliamo più ministeri. Vogliamo più soldi per la sanità. È così difficile da capire?”.

“Chi sta tenendo in ostaggio il Paese non sta di certo in Iv. Andare avanti con le minacce, non aiuta nessuno”. Lo dice Teresa Bellanova, capo delegazione di Iv, a L’aria che tira. “Non abbiamo detto “Conte o niente”, è Conte che sta tenendo in ostaggio la sua maggioranza”, aggiunge. “Bisogna prendere atto che una fase è chiusa – prosegue – e capire se si possa aprire un percorso di riscrittura di un programma. Si era iniziato a farlo, per iniziativa di Renzi, Zingaretti, Crimi e Speranza, che avevano incontrato Conte a novembre”.

Intanto Matteo Renzi e Roberto Speranza hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il leader di Iv ha assicurato al ministro della Salute che, comunque vada il dibattito in Cdm, domani in Parlamento Iv voterà le risoluzioni di maggioranza sullo stato di emergenza legato al Covid. Lo avrebbe spiegato, a quanto si apprende, il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone, in una riunione di maggioranza che precede la capigruppo. Faraone avrebbe duramente attaccato Conte per quanto trapelato da Chigi stamane pur ribadendo che Iv, a prescindere dagli sviluppi della crisi di governo, non farà mancare il sostegno alle misure sull’emergenza Covid.

Nella maggioranza – dunque – le continue minacce di Renzi di far uscire le “sue ministre” dal governo vengono accolte con fastidio e preoccupazione.

“Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un’altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E’ un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso”, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24. Se Iv ritira le ministre l’evoluzione “sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l’uscita”, aggiunge Zingaretti secondo il quale se “il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme”. La crisi di governo è “un grave errore politico, penalizza l’Italia anche all’estero. Si è aperta con l’elezione di Biden una nuova fase di multilateralismo e in Italia si paventa addirittura che alleati di Trump tornino al potere?” chiede il segretario Dem. “Risolviamo i problemi e non creiamoli” è l’invito che rivolge a Renzi.

“Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perche’ siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche’ questo è l’anno in cui l’Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute”, afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. “La crisi non interessa agli italiani ma neanche all’estero”, sottolinea. “Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto”, aggiunge Di Maio.

 

IL CONTENUTO DEL RECOVERY PLAN

– Più fondi a scuola e digitale. Nelle riforme il taglio dell’Irpef e la Giustizia Un piano in 171 pagine, 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle: arriva la bozza del Piano Recovery che, inviata ai partiti dal Mef e da Palazzo Chigi, approderà oggi al Consiglio dei Ministri. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi. Una massa enorme dalla quale il governo si aspetta una “svolta per l’Italia nella programmazione e attuazione degli investimenti” per un Paese che intende essere “protagonista del rinascimento europeo”.

Tre sono gli assi strategici del progetto – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale – ma tre sono alcune priorità trasversali a molti progetti sui quali il governo intende porre l’attenzione: le donne, i giovani, il Sud. Ovviamente un posto primario ha la sanità, alla quale vanno quasi 20 miliardi di interventi, 19,72 per l’esattezza. Rispetto alla prima stesura i cambiamenti sono molti, ma anche se si guarda al documento di confronto tra partiti di qualche giorno fa si scopre che aumentano le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi).

Non cambiano le somme cumulate degli altri capitoli: 68,9 miliardi per la Rivoluzione Verde e Transizione ecologica, 31,98 miliardi per le infrastrutture per una mobilità sostenibile, 21,28 miliardi per l’inclusione e la coesione. Attenzione anche all’agricoltura, cara alla ministra Bellanova che guida all’interno del governo le posizioni di pungolo di Italia Viva. Difficile scorporare la cifra in un capitolo che parla anche di fonti energetiche come l’idrogeno, che ammonta in totale a 6,3 miliardi, a dire il vero gli stessi previsti nella prima bozza. Ma il piano prevede comunque di “rendere la filiera agroalimentare sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell’economia circolare”. Altrettanto importante per Italia Viva anche il capitolo famiglia che compare con oltre 30 miliardi della programmazione di bilancio al 2026, volti a finanziare l’assegno unico a partire da quest’anno. Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. “Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, – si legge – presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”. Viene invece indicato il contesto nel quale il governo utilizzerà le risorse che serviranno a rilanciare la crescita. Il Pnrr verrà accompagnato da una serie di riforme per “rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti”.

In particolare la riforma della giustizia e quella dell’Irpef con “la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani”.