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mercoledì 17 Agosto 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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George Floyd: memorial in luogo della morte

 

Fiori, palloncini, lettere, t-shirt, foto: il luogo in cui George Floyd e’ morto soffocato da un poliziotto sta diventando un memorial cui rendono omaggio migliaia di persone nel giorno delle sue prime cerimonie funebri. E’ un continuo pellegrinaggio di gente che prega o resta semplicemente in silenzio, depone un fiore o qualcos’ altro sotto il grande ritratto della vittima, si inginocchia in un gesto diventato ormai il simbolo della protesta contro il razzismo.

Sono previste migliaia di persone oggi a Minneapolis alle prime cerimonie funebri per la morte di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni soffocato da quattro agenti bianchi. L’appuntamento è per le 13 (le 19 in Italia) nel grande santuario della North Central University. A celebrare sarà il reverendo Al Sharpton, noto leader nella lotta per i diritti civili. Il corpo di Floyd sarà trasferito poi a Raeford, in North Carolina, dove è nato, per una camera ardente di due ore e una cerimonia privata per la famiglia. Un altro omaggio pubblico è previsto lunedì a Houston, Texas, dove è cresciuto e ha vissuto gran parte della sua vita prima di trasferirsi cinque anni fa in Minnesota. Il giorno dopo infine è in programma nella stessa città un funerale con 500 persone alla Fountain of Praise church. Seguirà una cerimonia di sepoltura privata.

Sono oltre 10 mila le persone arrestate negli Usa da quando sono iniziate le proteste per la morte dell’afroamericano George Floyd, soffocato durante un arresto a Minneapolis il 25 maggio scorso da un agente di polizia bianco e da tre suoi colleghi. Lo riferiscono i media Usa. Tensione anche a New York, con 90 persone arrestate, ma non ci  sono stati saccheggi. E la popolare catena di empori Walmart toglie armi e munizioni dalla vendita in alcuni suoi negozi come misura precauzionale. Intanto i quattro poliziotti licenziati e arrestati per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd compariranno oggi in tribunale a Minneapolis, all’indomani delle nuove incriminazioni contestate dalla procura. Si tratta di Derek Chauvin, 44 anni – accusato non più di omicidio colposo ma di omicidio volontario per aver soffocato Floyd tenendo il ginocchio sul suo collo per nove minuti durante l’arresto – e dei suoi colleghi Tou Thao (34), Thomas Lane (37) e Aleksander Kueng (26), incriminati come complici.

L’amico di Floyd testimone, ‘nessuna resistenza’ – George Floyd non oppose alcuna resistenza agli agenti che volevano arrestarlo. Lo ha dichiarato in un’intervista al New York Times Maurice Lester Hall, 42 anni, amico di vecchia data dell’afroamericano ucciso a Minneapolis e in auto con lui poco prima dei tragici eventi. “Fin dall’inizio – ha spiegato Maurice – George ha cercato nel modo più umile possibile di mostrare che non stava opponendo resistenza. Lo sentivo implorare ‘Per favore, agente, cosa significa tutto questo?'”. Subito dopo la tragedia Hall è scappato a Houston dove è stato arrestato e sentito dagli inquirenti. Hall, che fornì un falso nome al momento dell’arresto di Floyd, è ora un testimone chiave nell’indagine dei quattro ex agenti che presumibilmente hanno causato la morte di Floyd per soffocamento.

‘Mandate le truppe’, rivolta al New York Times – Ira al New York Times per la decisione di pubblicare sulla pagina degli editoriali il contributo del senatore dell’Arkansas Tom Cotton in cui si chiede di “mandare le truppe” per sedare le proteste seguite all’uccisione dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia di Minneapolis. Nell’articolo, prontamente rilanciato dal presidente Donald Trump su Twitter, Cotton sostiene che l’uso delle forze armate per domare disordini civili è giustificato sulla base dell’Insurrection Act del 1807: “La nazione deve riportare l’ordine. I militari sono pronti”. Molti giornalisti del Times non hanno gradito la scelta editoriale: “Pubblicare l’op-ed di Cotton mette i dipendenti neri del Times in pericolo”, hanno protestato su Twitter. “Mi vergogno del mio giornale”, ha protestato Nikole Hannah-Jones, che scrive sui temi dell’ingiustizia razziale e ha ideato il progetto ‘1619’ sulla legacy della schiavitù che ha fatto vincere al quotidiano il premio Pulitzer