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Genova, giovedì arriva una nuova nave con le armi: scatta lo sciopero in porto

 

GENOVA – Filt Cgil, con il sostegno della Camera del lavoro di Genova, ha dichiarato domani uno sciopero dei portuali di Genova per fermare il carico di materiale bellico sulla nave Bahri Jazan che attraccherà all’alba attraccherà al terminal Gmt, per caricare i generatori lasciati a terra il 20 maggio dalla ‘gemella’ Bahri Yambu dopo la protesta di portuali e pacifisti.

L’obiettivo è appunto quello di impedire che sia imbarcato sulla nave materiale bellico, risultante dalla documentazione diffusa dall’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza. Per l’arrivo della “nave delle armi” diretta in Arabia Saudita è stato indetto un presidio già questo pomeriggio sotto palazzo San Giorgio a partire dalle 17 da parte del collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp), che ha coordinato anche la protesta di un mese fa e soprattutto un presidio è stato indetto da portuali e pacifisti per domattina a partire dalle 7 al varco Etiopia.

Lo sciopero riguarda espressamente “i lavoratori destinati al carico di materiale bellico sulla motonave ‘Bahri Jazan'”, afferma Filt Cgil Genova in una nota diffusa assieme alla Camera del Lavoro. “Lo scenario che ha giustificato la protesta del maggio scorso è rimasto immutato e questo nonostante le rassicurazioni del produttore dei generatori, la Teknel, al centro della vicenda all’Autorità di Sistema Portuale e ai rappresentanti del Terminal GMT/CSM, nella riunione del 3 giugno” scrivono, rispondendo anche a chi li ha accusati di aver recepito senza critiche la versione della Teknel che ha definito invece il materiale “ad uso civile”. “In quell’incontro – spiegano Filt e Camera del lavoro – non è stato prodotto alcun accordo, ma un semplice verbale di incontro, che prendeva atto della documentazione presentata dalla stessa azienda produttrice e successivamente inoltrato alla Prefettura. Il verbale di riunione illustra come sia stato lo stesso produttore a fornire documentazione circa la destinazione ad uso civile del carico, poi smentito dalla classificazione di quel materiale come bellico”.

La Cgil sostiene cosi di poter “dare un contributo al nascere di una discussione pubblica rispetto ad un problema grave come quello della guerra nello Yemen dove negli ultimi 3 anni e mezzo, il conflitto ha provocato oltre 10 mila morti e dove più di 22 milioni di persone si trovano in situazioni di estremo bisogno”. L’appuntamento è fissato per giovedì dalle 6 con un presidio davanti a Ponte Etiopia. Il sindacato invita “i lavoratori fuori dal servizio e la popolazione a partecipare chiedendo nel contempo a tutte le forze politiche l’appoggio e la condivisione espressa alle nostre ragioni negli ordini del giorno approvati in Comune e in Regione”. Ieri anche Amnesty International aveva con una nota fatto appello ai portuali perché dichiarassero sciopero.