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Genova, crolla il ponte Morandi: oltre venti morti. Polemiche sulla mancata manutenzione

La Protezione civile parla di 20 vittime accertate, secondo fonti dei Vigili del Fuoco il bilancio sarebbe già di 45 morti

Dramma, questa mattina, a Genova, dove, intorno alle 12, è crollato parte del ponte Morandi sull’autostrada A10. Secondo fonti del Viminale, le vittime del crollo sono 11 e 5 i feriti in codice rosso. Ancor più tragiche le stime dei soccorsi secondo cui l’incidente avrebbe causato oltre 20 morti. Il viadotto Morandi è il ponte che collega Genova al suo ponente cittadino e poi a Savona e Ventimiglia e rappresenta il principale snodo autostradale di Genova.

Da inizio estate, sul ponte si sono formati quasi ogni giorno ingorghi provocati dalla somma del traffico cittadino e di quello dei turisti che devono raggiungere il porto e l’aeroporto. Tutto l’anno è percorso da migliaia di automezzi. I genovesi lo chiamano “ponte di Brooklyn” per la forte somiglianza delle torri di sostegno con quelle del noto ponte americano e lo ritengono un simbolo della città.

Le immagini aeree riprese dai Vigili del fuoco confermano che le campate del ponte Morandi crollate hanno investito in prevalenza l’area del torrente Polcevera e la ferrovia, colpendo, tra gli edifici sottostanti, il centro Amiu e un’altra palazzina.

Al momento del crollo sul ponte stavano transitando una trentina di autovetture e alcuni mezzi pesanti

Non hanno ceduto, invece, le campate laterali del viadotto che sovrastano, oltre ad Ansaldo Energia, almeno quattro grandi condomini con decine e decine di appartamenti. Si temono anche fughe di gas. Preoccupano inoltre le condizioni del torrente con arbusti alti 12 metri. Sembra non abbia insegnato nulla il disastro dell’alluvione del 2011 che colpì Genova, sotto l’amministrazione Vincenzi.

Il ponte è stato costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua su progetto dell’ingegner Riccardo Morandi.

Contestualmente alla tragedia è scoppiata la polemica in merito alla mancata manutenzione dell’infrastruttura negli ultimi anni. Secondo alcuni addetti ai lavori, il ponte negli ultimi venti anni non aveva subito alcun lavoro di potenziamento. Molte, infatti, le perplessità, anche da parte della popolazione, sulla stabilità del viadotto e sulle mancate verifiche strutturali. Nonostante Autostrade per l’Italia abbia comunicato che sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione. I lavori e lo stato del viadotto, informa una nota, erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova.i inaspettato e imprevisto rispetto all’attività di monitoraggio che veniva fatta sul ponte. Nulla lasciava presagire” che potesse accadere. Lo ha dichiarato all’Ansa il direttore del Tronco di Genova di Autostrade per l’Italia Stefano Marigliani, sottolineando che «assolutamente non c’era nessun elemento per considerare il ponte pericoloso». «Il ponte è una struttura dal punto di vista ingegneristico molto complesso: da qui la moltitudine di controlli. Ma nulla è emerso che facesse presagire questo».

L’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, smentisce danni e rischi precedenti al crollo

«Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1.

Contrariamente a quanto affermato, non risultano però opere di consolidamento strutturale e manutenzione straordinaria negli ultimi vent’anni. Un forte rischio considerati i 51 anni dell’opera.

Potrebbe quindi sussistere una corresponsabilità tra Autostrade per l’Italia e il comune per la costruzione di opere abusive sotto il viadotto. Sulla base di una considerazione di un collaboratore di giustizia si sospettano casi di corruzione negli appalti relativi alla costruzione di diverse infrastrutture in Italia.

Già nel 2016, Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova, intervistato dal sito ingegneri.info, aveva lanciato l’allarme.

«Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, e’ necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale».

«Ancora nei primi anni ’80 – ricordava Brencich – chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità».

Tra fine anni ’80 e primi anni ’90 il ponte sul Polcevera fu oggetto di importanti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione con nuovi cavi affiancati agli stralli originari.

«L’idea originaria – commentava Brencich – pare fosse quella di precomprimere gli stralli, idea che è chiaramente discutibile in quanto gli stralli sono elementi strutturali così snelli da consentire una precompressione molto modesta e, quindi, destinata inevitabilmente ad avere scarsa efficacia. I lavori di sostituzione degli stralli, effettuati a Genova, ne danno dimostrazione indiscutibile».

Nel 2009 la relazione di Autostrade metteva in guardia da potenziali rischi e prospettava una demolizione.

Nello studio “La Gronda di Genova. Presentazione sintetica delle ipotesi di tracciato”, realizzato da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la società d’ingegneria SPEA e pubblicato nel febbraio 2009, si era addirittura prospettata la demolizione controllata del viadotto Polcevera, con lo smontaggio della “struttura con un ordine inverso rispetto alle fasi della costruzione dell’opera”. Tempo necessario per l’operazione? Da 8 a 12 mesi per evacuare provvisoriamente le abitazioni che attualmente insistono nell’impronta e negli immediati dintorni del viadotto, senza procedere ad alcun abbattimento dei fabbricati. Il documento, nel capitolo dedicato ad una delle ipotesi di varianti di tracciato studiate da Autostrade per l’Italia (quella definita ‘Gronda Bassa’ che “affianca l’esistente viadotto Morandi, di cui è prevista la dismissione, ad una distanza di circa 150 m verso nord”), spiega: “Una volta demolita la struttura del Ponte Morandi, i proprietari delle abitazioni potranno rientrare nei rispettivi alloggi”. Questa demolizione controllata del viadotto Morandi, precisano gli autori, “richiede di smantellare circa 80.000 mc di calcestruzzo”.

Autostrade per l’Italia aveva sottolineato in più punti la criticità della situazione.

Nel documento si legge, tra l’altro, che “Il tratto più trafficato è il viadotto Polcevera (Ponte Morandi) con 25,5 milioni di transiti l’anno, caratterizzato da un quadruplicamento del traffico negli ultimi 30 anni e destinato a crescere, anche in assenza di intervento, di un ulteriore 30% nei prossimi 30 anni”. La relazione, redatta 9 anni fa, metteva in guardia sui potenziali rischi: “Il ponte Morandi – si legge – costituisce di fatto l’unico collegamento che connette l’Italia peninsulare ad est, la Francia meridionale e la Spagna ad ovest, ed é il principale asse stradale tra Genova, le aree residenziali periferiche, il porto di Voltri, l’aeroporto e le aree industriali di ponente. Lo svincolo di innesto sull’autostrada per Serravalle, all’estremità est del viadotto, produce quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura sottoposta ad ingenti sollecitazioni. Il viadotto é quindi da anni oggetto di una manutenzione continua”. E proseguiva: “La sua eventuale dismissione per inagibilità o per situazioni temporanee di blocco dovute ad incidenti stradali, costituiscono dunque un grave rischio per il traffico automobilistico regionale”.

All’attacco anche il Codacons che, in una nota, esprime forte preoccupazione e rammarico per la stato delle infrastrutture italiane: «Stamane a Genova è accaduta un’altra tragedia inaccettabile, l’ultima di una lunga serie: il crollo del ponte Morandi certifica l’assoluta assenza di controlli e comprova lo stato pietoso dei viadotti nel nostro Paese, che – purtroppo – troppi cittadini hanno già pagato con la vita o con danni gravissimi». «Ora, mentre speriamo che il bilancio del crollo sia contenuto il più possibile, è evidente la necessità di istituire una task force per procedere al controllo di tutti i ponti e viadotti della rete stradale/autostradale, così da accertare eventuali pericoli per la popolazione. In primis, ovviamente, quelli che attraversano/sovrastano tratte stradali e centri abitati. Al ministro Toninelli chiediamo una revisione generale dello stato di queste infrastrutture in Italia, da attuare immediatamente», prosegue l’associazione dei consumatori. «Nel 2018 non si può perdere la vita in questo modo – dichiara il presidente Carlo Rienzi – invece di sostenere la lobby dei trasportatori il ministro Toninelli avvii immediatamente una ricognizione dello stato dei viadotti nel nostro Paese. Il disastro di oggi porta nuovamente al centro dell’attenzione la questione della sicurezza di ponti e cavalcavia, già in passato oggetto di denunce da parte del Codacons, ma neanche più le tragedie sembrano sufficienti per risolvere un problema che negli ultimi due anni é costato la vita a troppi cittadini italiani».

Anche il governo ha voluto far sentire la propria voce e la propria vicinanza alla famiglia delle vittime. Sono infatti in arrivo a Genova nelle prossime ore il ministro degli Interni Matteo Salvini, il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In un’intervista al Tg1, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, ha confermato come il governo sia in prima linea per risolvere il prima possibile quanto sta accadendo in queste ore a Genova: «In questi 60 giorni di governo abbiamo dato immediatamente mandato di lavorare su manutenzione e messa in sicurezza dei viadotti e al loro monitoraggio attraverso dei sensori. Quasi tutti i ponti italiani, costruiti tra gli anni ’50 e ’70 hanno bisogno di manutenzione ordinaria. Questo governo metterà i soldi proprio lì, per evitare che capitino ancora tragedie di questo tipo».

«Da cittadino italiano mi dispiace constatare che su queste infrastrutture non sia stata fatta tale manutenzione e questi fatti ne sono la testimonianza».

Al Viminale è stato attivato il tavolo tecnico di “Viabilità Italia”, il Centro di coordinamento nazionale per fronteggiare le situazioni di crisi in materia di viabilità.

Sul posto da ore la Protezione Civile e oltre 200 vigili del fuoco che insieme ai soccorsi sono impegnati nelle operazioni di recupero delle vittime e dei feriti. Nell’ultima riunione strategica ha partecipato anche il governatore ligure Giovanni Toti che ha definito l’accaduto «una tragedia immane» che «avrà un grave impatto su tutta la logistica del porto e della città. Stiamo lavorando per affrontare sul piano logistico l’emergenza dei prossimi mesi».

 

 

 

A cura di Giovanni Cioffi