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Elezoni politiche 2018: domani alle urne per votare barzellette

Elezioni politiche 2018: campagne elettorali degne di nota (negativa)

Si è chiusa la chiusa la XVII Legislatura e domenica 4 marzo tutti i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente del Consiglio e il nuovo Governo.

Ma sarà davvero eletto il nuovo Presidente del Consiglio? Probabilmente no. La legge elettorale vigente, certamente una delle migliori degli ultimi tempi, la frammentazione delle forze politiche e le caratteristiche insite all’elettorato, faranno sì che difficilmente la questione si risolva in modo semplice e consequenziale. Aggiungo, chissà quanto tempo dovremmo aspettare per avere un nuovo esecutivo.

Il dibattito in televisione

Chi pensava che non fosse possibile una campagna elettorale peggiore di quella precedente, è rimasto deluso. Questa è stata di gran lunga una delle più insignificanti e inutili campagne elettorali, almeno per quello che si è visto televisione. In questo senso la responsabilità è anche dei programmi che si occupano di politica. In prima serata non c’è stato nessuno, tranne Lilli Gruber, che abbia portato sul piccolo schermo un sano dibattito fra le forze politiche e che abbia fatto vedere un confronto fra le parti. Tutti i politici vengono invitati a fare uno sproloquio (pardon, ad illustrare il proprio programma elettorale) senza nessun contro altare, tuttalpiù giornalisti che, per quanto possibile e in modo più o meno fazioso, portano avanti le loro interviste al meglio che possono.

Elemento comune di tutto ciò? La noia

Tutti a ripetere le stesse cose, da anni, con la stessa verve di cinque anni fa. E qui mi fermerei  un attimo a riflettere. Il programma elettorale di questi partiti ha alcune caratteristiche ben precise, comuni proprie a tutti: l’elemento populista, la vaghezza delle idee, la superficialità con cui essere vengono portate avanti e una “beata ignoranza” sottesa a molte delle questioni economiche e sociali presenti.

Prendiamo il primo: non solo i Cinque Stelle sono populisti, sono sicuramente i più “evidenti” populisti, che fanno perno sulla “pancia” di un popolo che da venti anni viene costantemente preso in giro e messo alla mercé di interessi personali, ma non sono gli unici. Quanto è populista la proposta di abbassare l’Iva al 20% e spiccioli? O quanto lo è quella di togliere il latino dalle scuole e di fare il liceo in 4 anni? E il reddito di cittadinanza e/o il cuneo contributivo al 29%? Sono solo proposte meno gridate, ma il suono delle parole è qualcosa che rimbomba nella testa più forte di un “Vaffaday” o cose simili.

Prendiamo il secondo punto, la vaghezza delle idee: per ovvi motivi, su questo punto taccio, mi preme solo tentare un conforto fra queste idee e quelle presenti nei programmi che, pochi decenni fa, presentavano PSI, PCI e della DC (per citare sono i maggiori).

Prima e dopo

Bei tempi quelli, quando i politici erano politici, e avevano le idee; si discuteva sulle idee, si arrivava ad uccidere o ad essere uccisi per un’idea; si entrava, ma si usciva anche dal Parlamento per le proprie idee (volutamente messo all’ultimo posto in un climax ascendente), non si cambiava casacca come oggi.  Era presente un programma; c’era una volontà delle forze presenti in Parlamento di parlare con il Paese, di percepire le necessità della società, di farle proprie e di portarle avanti. C’era un dialogo. Era presente la volontà di formare nuove classi dirigenziali, politiche e non, per migliorare il Paese e per allargare questo dialogo. Oggi si vuole stare in Parlamento. Di idee ce ne sono molto poche. In questo senso, le interviste del momento e le conferenze sono del tutto inutili. Magari in futuro la situazione cambierà, ma serve una trasformazione radicale della società e del sentimento generale presente in essa. Fino ad allora, non accadrà nulla di buono. La conclusione? Per una buona politica servono le idee, quelle di oggi sono solo barzellette e la situazione attuale ne è la più evidente conseguenza.

 

 

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