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Dosio, la sentenza della Cassazione

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Anche se non si è resa autrice di episodi di violenza o di minacce, Nicoletta Dosio deve essere considerata colpevole per “l’apporto materiale e morale alla manifestazione” e per la “condivisione del progetto”. Lo scrive la Cassazione nella sentenza con cui ha reso definitiva la condanna a un anno di carcere per la 73enne attivista No Tav della Valle di Susa arrestata il 30 dicembre.
Il processo (dove erano imputate altre undici persone, tra cui l’esponente anarchico Massimo Passamani e militanti dei centri sociali di area autonoma) riguardava una iniziativa dei No Tav, con circa 300 partecipanti, al casello di Avigliana dell’autostrada Torino-Bardonecchia il 3 marzo 2012.
Dopo avere danneggiato due videocamere di sorveglianza i dimostranti costrinsero i casellanti ad alzare le sbarre e ad allontanarsi, permettendo così agli automobilisti di passare senza versare il pedaggio. La Corte d’appello di Torino seguì il criterio di ritenere responsabili chi, fra le persone individuate, aveva “scandito slogan, retto striscioni, distribuito volantini”, perché “lo scopo della manifestazione era noto a tutti e tutti avevano contribuito a coartare la volontà degli automobilisti”. Nella ricostruzione confermata dalla Suprema Corte, Dosio – accusata di violenza privata e interruzione di pubblico servizio – “resse lo striscione ‘Oggi paga Monti'” e “impedì fisicamente il transito degli automobilisti occupando, insieme ad altri la corsia del telepass”. “A nulla vale pertanto – si legge nella sentenza – ribadire che l’imputata non ebbe alcun colloquio con gli automobilisti o che non ebbe a proferire espresse minacce