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Donald Trump vuole bombardare gli uragani prima che raggiungano gli USA

Getty Images; US Navy; illustration by Business Insider

“Partono dalle coste dell’Africa, mentre si dirigono verso l’Atlantico lanciamo una bomba nell’occhio del ciclone e lo distruggiamo. Perché non possiamo farlo?”

Lo scoop è stato pubblicato due giorni fa su Axios ed è velocemente rimbalzato su tutti i media nazionali e non. Durante una riunione alla Casa Bianca sugli uragani, il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump avrebbe proposto di usare ordigni nucleari per neutralizzare le trombe d’aria. La fonte di Axios sarebbe una persona che era presente nella stanza quando Trump ha avanzato la proposta. “Partono dalle coste dell’Africa, mentre si dirigono verso l’Atlantico lanciamo una bomba nell’occhio del ciclone e lo distruggiamo. Perché non possiamo farlo?”, avrebbe detto il Tycoon. Non certo una notizia facile da provare, e infatti Trump ha già scartato la soffiata come “fake”.

Ma l’ipotesi ha scatenato un dibattito che scorre trasversalmente nel tempo e nello spazio. È infatti lo stesso Axios a spiegare che l’idea di combattere i violenti fenomeni atmosferici con gli ordigni nucleari risale all’era Eisenhower. Nello specifico, il suggerimento venne fatto per la prima volta negli anni ’50 da uno scienziato che lavorava per il governo, e successivamente in un discorso pubblico del 1961 Francis Riechelderfer, a capo del Ufficio Meteo della Casa Bianca, disse di pensare alla possibilità di “esplodere una bomba nucleare in un uragano, un giorno”. Si tratta, comunque, di un’idea abbastanza popolare anche nell’immaginario collettivo. Se madre natura sfodera le sue armi più potenti, perché noi non potremmo impiegare le nostre? Ecco perché.

Perché ingaggiare una guerra nucleare con madre natura non è una buona idea.

Solo pochi mesi dopo l’elezione di Trump nel 2016, con una scelta editoriale quasi profetica, il National Geographic pubblica un articolo dal titolo “Bombe nucleari contro gli uragani: la sorprendente storia di un’idea terribile”. Qui si spiega che ogni anno, in occasione della stagione degli uragani negli Stati Uniti, c’è qualcuno che propone attacchi preventivi prima che la loro potenza distruttiva tocchi terra. “Inutile dire che non è una buona idea”, scrive il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) in una pagina di FAQ (dall’inglese “Domande poste frequentemente”) sui miti intorno agli uragani. Si risponde ampiamente proprio a una domanda che ipotizza l’idea di distruggere gli uragani con bombe nucleari. I problemi, secondo l’Administration, sono sostanzialmente due: primo, non è detto che l’esplosione nucleare torca un solo capello all’uragano; secondo, le radiazioni sarebbero portate ovunque dal forte vento, causando problemi ambientali impensabili.

Ma il NOAA va ancora più a fondo, fornendo una spiegazione prettamente scientifica che sembra togliere ogni dubbio, se si riesce a capire la scienza che c’è dietro. Tradotto: “La principale difficoltà nell’uso degli esplosivi per modificare gli uragani è la quantità di energia richiesta. Un uragano completamente sviluppato può rilasciare energia termica a una velocità compresa tra 5 e 20×1013 watt e convertire meno del 10% del calore in energia meccanica del vento. Il rilascio di calore equivale a una bomba nucleare da 10 megatoni che esplode ogni 20 minuti”. Insomma, madre natura resta più forte.

Per ultimo, ma non per importanza, nel 1976 gli Stati Uniti hanno ratificato il “Peaceful Nuclear Explosions Treaty” (Trattato sulle Esplosioni Nucleari Pacifiche) con l’ex Unione Sovietica. In base a questo trattato, i firmatari si impegnano a non scatenare alcuna esplosione nucleare che rilasci un’energia superiore a 150 chilotoni, cioè soltanto 0,5 megatoni. Se i calcoli del NOAA sono esatti, gli USA non potrebbero nemmeno pensare di scalfire l’uragano senza violare l’accordo siglato con i nemici della Guerra Fredda, ragione che dovrebbe essere sufficiente per abbandonare ogni tentativo.

 

Di A.C.