Dentisti, otorini, oculisti: come saranno le visite

 

La triste conta dei medici deceduti per Coronavirus ha raggiunto quota 145 ed è purtroppo destinata a non fermarsi. Scorrendo il sito della Federazione nazionale degli ordini dei medici si scopre che ne fa parte non soltanto chi ha combattuto il Covid-19 nelle terapie intensive, la prima linea degli ospedali italiani. Accanto a rianimatori, anestesisti e pneumologi, si leggono, infatti, i nomi di due oculisti, tredici odontoiatri e tre otorinolaringoiatri.

Non a caso il primo medico a lanciare l’allarme a dicembre è stato un oculista cinese. Per gli specialisti che lavorano quotidianamente a stretto contatto con le vie aeree superiori, la probabilità di contagio è più elevata e altrettanto per i pazienti che si sottopongono alla visita – spiega a Business Insider Italia, Mario Bussi, primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Raffaele di Milano e Presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatri – La maggior parte degli studi medici privati e degli ambulatori legati a queste specializzazioni ha interrotto l’attività nella fase acuta del contagio, sia per espressa ordinanza regionale che per scelta personale legata al buonsenso”.

 

Uno stop che ha posticipato a data da destinarsi visite, controlli e interventi che non avevano il carattere di urgenza.

Non sempre, però, è facile distinguere tra emergenza e casi ordinari. Nei giorni scorso uno studio del Centro Cardiologico Monzino di Milano ha evidenziato come dallo scoppio dell’emergenza sanitaria la mortalità per infarto acuto sia quasi triplicata e siano diminuite del 40% le procedure salvavita di cardiologia interventistica.

La motivazione? Il virus spinge le persone a rimandare l’appuntamento per paura del contagio.

“In Italia ogni anno viene effettuato un milione di interventi salva-vista – rivela Matteo Piovella, presidente della SOI (Societa’ Oftalmologica Italiana) – Con il blocco delle attività ne sono stati rinviati 250mila, così come 4 milioni di visite di prevenzione”.

E’ chiaro, dunque, che l’attività sanitaria debba riprendere il prima possibile nella sua totalità.

Ma come? E con quali protocolli di sicurezza?

Con il supporto dei sindacati e avvalendosi del parere di epidemiologi, igienisti e medici del lavoro, Raffaele Iandolo, presidente dell’albo nazionale degli Odontoiatri, a fine mese presenterà al Ministero della Salute un documento con le linee guida per la gestione della fase 2 negli studi dentistici.

Il nostro obiettivo è limitare il più possibile le occasioni di contagio all’interno delle strutture. Il primo step è l’identificazione dello stato di salute del paziente tramite un ‘triage telefonico’, ovvero un colloquio selettivo che permetta di capire se il soggetto non abbia avuto raffreddore, tosse, febbre, diarrea, i sintomi caratteristici del Covid-19, né sia venuto a contatto con familiari o conoscenti positivi nell’ultimo mese”.

Un compito che spetta allo stesso professionista, secondo Bussi:

Il rapporto diretto è fondamentale: il medico, infatti, deve anche dissuadere tutti i pazienti che possono fare a meno della visita, dando consigli per risolvere almeno temporaneamente a domicilio le patologie”.

La cosiddetta ‘telemedicina’ consente di diminuire gli spostamenti inutili e procedere in maniera sistematica alla scaglionamento delle visite necessarie.

Il professionista dovrà abituarsi a lavorare sette giorni su sette per evitare assembramenti in sala d’aspetto e per eseguire tutti i protocolli di igienizzazione degli ambienti – continua il primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Raffaele.

Il modello Wuhan prevede una sanificazione della strumentazione, delle poltrone di lavoro e della scrivania tra una visita e l’altra, il lavaggio dei pavimenti due volte al giorno e dei bagni quattro volte al giorno con un liquido al 75% a base alcol. Si dovranno ventilare gli ambienti il più possibile e modificare gli impianti di condizionamento, azzerando il riciclo dell’aria. Tastiere dei pc e telefoni dovranno essere rivestiti con una pellicola trasparente che ogni sera sarà sostituita.

 

Superata la prima selezione al paziente sarà chiesto di recarsi alla visita da solo, mentre i minori dovranno essere accompagnati da un solo genitore – spiega Iandolo – All’ingresso sarà misurata la temperatura corporea con un termometro ad infrarossi ed eventualmente si procederà anche alla rilevazione della saturazione dell’ossigeno”.

Ognuno dovrà poi firmare un’autocertificazione che attesti l’assenza di sintomatologia Covid-19. Gli oggetti personali, come ad esempio cellulare o borse, saranno messi in un sacchetto da ritirare all’uscita.

 

L’approccio da applicare sarà quello di considerare chiunque un soggetto potenzialmente positivo, un concetto già largamente acquisito per altre infezioni virali altrettanto pericolose – chiarisce Bussi – Per questo al triage telefonico e alle barriere di plexigass che dividono la segretaria dai pazienti in sala d’aspetto, vanno aggiunti tutti i dispositivi di protezione personale. Il medico dovrà indossare camici monouso da sostituire alla fine di ogni visita, oltre a guanti, una mascherina protettiva Ffp3 (o almeno Ffp2) e una visiera. Ovviamente la protezione dovrà essere vicendevole, per cui all’ingresso il professionista dovrà essere in grado di fornire una mascherina chirurgica al paziente che non ce l’ha e dei guanti monouso. Prima di indossarli, il paziente dovrà lavarsi le mani e usare degli igienizzanti idroalcolici”.

Queste misure riducono al minimo il contatto con le particelle di aerosol che, come dimostra un report pubblicato da Nature, sono uno dei veicoli principale del virus. Secondo il presidente degli Odontoiatri, inoltre, durante la prestazione dentistica si cercherà di utilizzare il più possibile la cosiddetta ‘diga di gomma’, un telo che viene messo davanti alla bocca del paziente e dal quale vengono fatti uscire solamente i denti che dovranno essere trattati.

Non escludiamo che in futuro si possano trovare in commercio dei test per il Sars-CoV-2 attendibili e così rapidi da poter sottoporre la persona all’esame un quarto d’ora prima di entrare nello studio – conclude Piovella – Una spesa, che oltre ai sistemi di protezione e di igienizzazione, sarà a carico del professionista. Per questo prevediamo anche un conseguente ricarico sul costo finale della prestazione”.