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Dalla Mongolia un caso di peste bubbonica: il paziente si era cibato di una marmotta

Il contagio è stato segnalato e confermato il 4 luglio in Mongolia, all’ospedale popolare di Urad Middler Banner nella città di Bayannur. Il paziente, un pastore locale, è stato subito messo in quarantena. Le sue condizioni sono stabili, tuttavia l’attenzione rimane alta. Le autorità, infatti, non solo hanno prelevato campioni di oltre 146 soggetti ora anch’essi in quarantena, ma hanno anche lanciato un avvertimento di tipo tre per la prevenzione e il controllo della peste per tutto il 2020.

L’obiettivo principale è quello di ridurre il consumo di carne animale e la caccia. La stessa popolazione è stata invitata a riferire di eventuali scoperte di marmotte malate o morte. Sarebbe stato proprio il consumo della carne cruda di questo roditore ad aver ucciso lo scorso anno una coppia nella provincia mongola occidentale del Bajan-Ôlgij. Lui 38 anni, lei 37 aspettavano un bambino. I due, appartenenti alla locale minoranza kazaka, avevano cacciato marmotte e mangiato le carni e le interiora crude, secondo una pratica tradizionale ritenuta salutare nel loro paese. Sospetti, altresì, circa il contagio di due fratelli di 27 e 17 anni attualmente in cura (il maggiore versa in condizioni critiche) presso due diversi ospedali della provincia di Khovd.

Cos’è la peste bubbonica?

Si tratta di un’infezione batterica che si sviluppa e si concentra in particolar modo nel sistema linfatico. Nell’uomo la trasmissione può avvenire mediante la puntura delle pulci dei ratti o tramite il morso degli stessi o di altri roditori infetti, come le marmotte. In questo modo il bacillo Y. pestis viene inoculato attraverso la cute. Seppur accada raramente, è possibile che la peste bubbonica si trasmetta da un essere umano a un altro a causa della pulce e dei pidocchi dell’uomo. Una volta penetrato nell’organismo, il bacillo si diffonde nei linfonodi più vicini (ascellari o inguinali) per poi manifestarsi in maniera violenta in seguito a un periodo di incubazione variabile da 2 a 12 giorni.

L’aspetto clinico caratterizzante la malattia è l’infiammazione di un linfonodo che, a sua volta, forma un bubbone, ovvero un rigonfiamento edematoso contenente un prodotto emorragico e necrotico. Ciò avviene perchè il batterio, continuando a sopravvivere anche dopo essere stato fagocitato dai leucociti, si accumula nel linfonodo, si riproduce e dà vita a tossine beta-bloccati in grado di bloccare alcune risposte immunitarie. Altri sintomi includono: cefalea, febbre elevata, grave debolezza, fotosensibilità, nausea. Ancora vomito, disturbi del sonno, dolore alle estremità, petecchie diffuse in modo asimmetrico e delirio.

Nei casi più gravi la flogosi evolve in peste setticemica, con conseguenti emorragie interne, complicazioni renali, insufficienza cardiocircolatoria e necrosi delle dita delle mani o dei piedi. In merito alle infezioni di peste bubbonica registrate in Mongolia, gli esperti escluderebbero la possibilità di una pandemia. A tal proposito Shanti Kappagoda, medico di malattie infettive alla Stanford Health Care, ha dichiarato alla Bbc“A differenza del XIV secolo, ora abbiamo una comprensione di come viene trasmessa questa malattia. Sappiamo come prevenirla. Siamo anche in grado di curare i pazienti infetti con antibiotici efficaci”.

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