Streaming
Sei in: Home > Articoli > Cronaca > Crack Qui Group, sei arresti: in manette anche Fogliani: sequestrati 80 milioni

Crack Qui Group, sei arresti: in manette anche Fogliani: sequestrati 80 milioni

 

GENOVA – Clamorosa svolta nell’inchiesta del crack Qui Group. E’ stato infatti arrestato Gregorio Fogliani,presidente e fondatore della società di distribuzione dei buoni pasto utilizzati anche dalla pubblica amministrazione.

In tutto sono sei le persone arrestate questa mattina dai finanzieri del Comando Provinciale di Genova che hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Genova.

Oltre a Fogliani sono stati arrestati anche Luigi Ferretto, amministratore delegato della società e il consigliere delegato Rodolfo Chiriaco. Agli arresti domiciliari sono finite poi la moglie di Fogliani, Luciana Calabria, e le due figlie Chiara e Serena Fogliani. I sei, indagati a vario titolo per i reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e truffa aggravata, nell’ambito delle indagini sul fallimento della Qui Group.

Contemporaneamente, le fiamme gialle hanno dato esecuzione anche ad un sequestro preventivo disposto dall’Autorità Giudiziaria su beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 80 milioni di euro. A settembre dello scorso anno, il tribunale di Genova aveva dichiarato il fallimento della Qui!Group per debiti che ammontavano a oltre 325 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche i muri dell’ex Moody, il noto locale-tavola calda in centro a Genova che era stato chiuso dopo il crack. Non ci sono rischi per la nuova gestione del locale riaperto lo scorso 4 luglio e che ha visto la riassunzione dei 34 dipendenti

Per quanto riguarda i lavoratori del Moody – conferma Silvia Avanzino, segretario Generale Fisascat Liguria – non vi sono ad oggi problematiche occupazionali in quanto il sequestro riguarda le quote di proprietà del immobile in capo ad Azzurra, verrà nominato un amministratore che gestirà anche gli affitti. Per quanto riguarda il fallimento della Qui Group per i lavoratori non vi sono problemi inerenti al recupero delle spettanze (la mensilità di agosto, i ratei di 13^ e 14^ , il Tfr ante 2007 e ferie, permessi ed ex festività residue) in quanto creditori privilegiati”. Il contratto d’affitto del nuovo Moody infatti è stato stipulato direttamente dal curatore dopo l’approvazione dell’operazione dal gudice. 

Sono due le principali vittime delle truffe di Fogliani. La società  dell’imprenditore genovese aveva infatti falsificato i bilanci per ottenere finanziamenti dal Miur pari a oltre un milione di euro per un progetto su carte e buoni pasto. La seconda vittima delle truffe è stato un investitore americano: la holding Felctor Luc Holding 2 che aveva finanziato un investimento per oltre sei milioni di euro.

Nel 2016 la Qui!Group aveva stipulato una convenzione con la Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) per due lotti per rifornire dipendenti delle pubbliche amministrazioni di Piemonte, Liguria, Val d’Aosta, Lombardia e Lazio, per un ammontare di circa un 1 milione di lavoratori con buoni. Il valore dell’appalto ammontava a circa mezzo miliardo di euro. A luglio dello scorso anno la Consip aveva sospeso la convenzione con la società di Fogliani “per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali”.

A partire da gennaio 2018 erano state trasmesse a Consip dalle amministrazioni utilizzatrici molte segnalazioni di disservizi per la mancata spendibilità dei buoni emessi da Qui!Group. Numerose imprese esercenti la ristorazione nella rete convenzionata con il gruppo avevano inoltre segnalato il mancato pagamento da parte della stessa società delle fatture relative ai buoni pasto spesi dai dipendenti pubblici. Il fallimento del gruppo è stato poi dichiarato a settembre 2018.

Nell’inchiesta sul fallimento Qui!Group è emerso il dirottamento di somme a favore di altre società riconducibili alla stessa famiglia Fogliani per quasi 42 milioni di euro, oltre all’acquisto di un immobile di pregio a Forte dei Marmi (Lucca) per 4,8 milioni. E’ emersa poi l’omessa contabilizzazione di somme da pagare per circa 179,5 milioni di euro, l’esposizione in bilancio di utili fittizi che venivano poi distribuiti ai soci per 3,24 milioni di euro.