Coronavirus- in Lombardia per effettuare i tamponi sembra esserci una vera e propria preferenza di genere

La Lombardia è la Regione italiana più colpita dall’emergenza coronavirus. La situazione negli ospedali è sempre stata molto precaria ma in questo contesto il racconto del giornalista Max Rigano su Facebook colpisce e aggiunge un tassello a questa gestione inadeguata, perché rivela due cose: il governatore Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, i due attori principali nella gestione dell’emergenza, hanno due visioni e due modi di agire molto diversi tra loro; e sopratutto che il principio di uguaglianza tra pazienti, tra cittadini, non viene rispettato davanti al contagio sospetto da coronavirus.

La testimonianza

Il giornalista racconta di aver segnalato privatamente sia a Fontana che a Gallera la denuncia di una sua amica che lavora proprio in Regione Lombardia. La donna si era sfogata con l’amico con questo messaggio:

Caro Max sai come funziona in Lombardia? Dichiarata da isolamento e poi libera, tutto senza alcuna prova, in base a dichiarazione telefonica spontanea. Per lui (il medico) dopo un mese di isolamento (da Covid) e 14 giorni senza altri sintomi (che ho dovuto dichiarare io al telefono neanche per iscritto) il 22 maggio sarò libera di andare dove voglio, senza fare il test, senza fare il tampone.
E se io oggi al telefono alla domanda ‘ha avuto altri sintomi’ invece di dire ‘no’ avessi detto al mio medico: ‘Dottore starnutisco’, sempre sulla parola mi avrebbe dato altro due giri di isolamento. E se io avessi avuto altri sintomi ma mi fossi semplicemente rotta le scatole sarebbe bastato mentire e sarei stata libera come lo sono. Così vanno in giro le persone, da ieri è pazzesco“.

La risposta

Ricevuto il messaggio, Rigano, lo inoltra subito ai due uomini forti di Palazzo Lombardia. Lo fa aggiungendo questa frase con il presidente: “La signora è una mia amica e lavora in Regione Lombardia. Se fosse sua moglie o suo figlio?”.

Dopo pochi minuti Attilio Fontana risponde chiedendo in quale città si trovi la donna. Passano circa trenta minuti e lo stesso Fontana telefona il giornalista: “Scusi Rigano ma a me questa situazione non va proprio a genio. Questa persona deve avere un tampone se negli ultimi 14 giorni ha avuto sintomi o se è stata segnalata a una Ats. Mi può girare il numero di cellulare della signora?”. Così, dopo aver chiesto il permesso alla diretta interessata, Rigano gira il suo numero al presidente. Dopo altri trenta minuti l’amica del giornalista gli dà conferma: “Sono stata chiamata da Carlo Cassani, (capo ufficio stampa e portavoce dell’assessore al welfare, Gallera) il quale mi ha garantito che non devo essere io a pagarmi l’esame sierologico ed il tampone. Provvederanno loro a farmi chiamare e a farmi fare l’esame“.

In conclusione

“Infine rimane un quesito grosso come una casa: se un comune cittadino – conclude con il suo lungo post Rigano – ha il timore di aver avuto o di avere in corso i sintomi del Covid, e dopo aver chiamato l’Ats o il suo medico di base, si senta dire che non ha diritto a fare né il siero né il tampone e che se lo fa è a suo carico, salvo che il siero risulti essere positivo, e posto che debba aspettare anche due mesi per fare il siero o il tampone, come si spiegano queste differenze? Come si spiega che in Lombardia non si tamponi o non s’indaghi con la sierologia almeno chi dice di avere i sintomi? Perché quello che appare evidente è che il principio di uguaglianza non viene rispettato se ad alcuni il tampone si fa e ad altri no. Cosi come appare altrettanto evidente che non siamo tutti uguali se chi ha un amico giornalista che ha il numero di cellulare del governatore della Regione riesce a fare il test; e chi invece non ce l’ha rimane senza. Perché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. O no?”.

Questo  evidenzia come la gestione dell’emergenza in Lombardia abbia tirato fuori delle lacune importanti che fino a metà febbraio 2020 erano molto ben nascoste dietro allo slogan dell’eccellenza lombarda. Oggi, davanti alla pandemia, è chiaro che ci sono cittadini business e cittadini economy.