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Conte rassegna le dimissioni

In diretta dal Senato, il premier Giuseppe Conte ha rassegnato le sue dimissioni.

Durante la lunga diretta dal Senato di ieri, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha presentato le sue dimissioni. Cosa accadrà adesso?

La seduta

Dopo la breve introduzione del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giuseppe Conte ha fatto il suo discorso. In diretta su YouTube e tutti i social network, il premier ha ribadito che si tratta di una scelta oggettivamente grave”. Non si è tirato indietro nell’attaccare Matteo Salvini, ministro dell’Interno e vicepremier, seduto vicino a lui in aula. “I comportamenti del ministro dell’Interno rivelano scarsa sensibilità istituzionale e una grave carenza di cultura costituzionale. “Amici della Lega, avete tentato di comunicare l’idea del governo dei No e, così, avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo pur di alimentare questa grancassa mediatica. Così, avete offeso non solo il mio impegno personale, e passi, ma anche la costante dedizione dei ministri”. Inoltre, afferma di essere preoccupato” da chi “invoca piazze e pieni poteri”. E ha sottolineato con veemenza che “Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri ma di persone con senso di responsabilità e cultura istituzionale”. Conte ha portato all’attenzione dei cittadini un altro aspetto fondamentale per il futuro del paese: le trattative con l’Unione Europea. “Questa crisi interviene in un momento delicato dell’interlocuzione con le istituzioni Ue. In questi giorni si stanno per concludere le trattative per i commissari e io mi sono adoperato per garantire all’Italia un ruolo centrale. È evidente che l’Italia corre il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva debolezza”.

La questione Russia

Durante il suo discorso, Conte si è tolto tutti i sassolini dalla scarpa. Dopo aver accusato Salvini di aver rovinato il lavoro di mesi, ha parlato anche della questione dei finanziamenti russi ricevuti dalla Lega. Secondo il premier uscente: “merita di essere chiarita, anche per i riflessi sul piano internazionale”. Infine, proprio per non lasciare nulla di non detto, ha criticato l’atteggiamento del ministro dell’Interno nei confronti dei simboli religiosi che “dovrebbero restare fuori da tali contesti”. Infine, Conte ha ribadito il suo forte sentimento europeista: “Sull’Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Il comune edificio europeo sta attraversando una fase critica alla quale non si può rispondere con un europeismo fideistico ma nemmeno con uno scetticismo disintegratore con un ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali”. Ha concluso dicendo che: “Al termine del dibattito andrò dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per comunicare la cessazione di questa esperienza di governo e a rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da presidente del Consiglio”.

Matteo Salvini e la sfiducia

Dopo aver bollito durante tutto il discorso di Conte, tanto da suscitare ironia su Twitter, è il turno di Matteo Salvini. Anche questa volta ha provato a mettere sul il Salvini show, ma non ci è riescito. “Rifarei tutto quello che ho fatto, con la grande forza di essere un uomo libero. Non ho paura del giudizio degli italiani, chi ha paura del giudizio degli italiani non è un uomo libero…Si vota anche a settembre, non veniteci a parlare di aumento Iva, di spread, di esercizio provvisorio, di recessione…”. Ha continuato parlando degli insulti che gli sono stati rivolti: “Mi dispiace che il presidente del Consiglio mi abbia dovuto mal sopportare per un anno… io pericoloso, autoritario? Bastava il Saviano di turno per questa sequela di insulti, non il premier.” Sul finale ha tentato di riallacciare i rapporti con i 5S, dicendo che la Lega è d’accordo a completare le riforme necessarie. Ha concluso con un grande classico: l’invocazione a Maria, leitmotiv collaudato della retorica salviniana. “Gli italiani non votano in base a un rosario, ma con la testa e con il cuore. La protezione del cuore immacolato di Maria per l’Italia la chiedo finché campo, non mene vergogno, anzi sono ultimo e umile testimone”.

Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle

Mentre il governo gialloverde si sfascia, Luigi Di Maio comunica nel modo preferito dal Movimento 5 Stelle. Ha scritto un lungo status dedicato a Giuseppe Conte, con tanto di loro foto. “Caro Giuseppe, oggi è un giorno molto importante. Il giorno in cui la Lega dovrà rispondere delle proprie colpe per aver deciso di far crollare tutto, aprendo una crisi di governo in pieno agosto, in spiaggia, solo per rincorrere i sondaggi. Oggi, al Senato, i ministri M5S saranno al tuo fianco. Ci presenteremo in aula a testa alta. Tutti, ognuno di noi, sa di stare dalla parte giusta della storia”. Nel frattempo, in aula i parlamentari si sono scatenati contro Matteo Salvini. “Cito una vecchia saggia che è mia nonna, che diceva: ‘Quando un politico vuole fare una porcata la fa o a Ferragosto o quando gioca la Nazionale. La sua Salvini è una vera porcata ai danni del Paese e di tutti gli italiani,” ha suggerito Paola Taverna. “Per mesi ci siamo sentiti dire ‘prima gli italiani’, invece ora è ‘prima Salvini’. Lei vuole andare al governo, lei c’è già, anzi c’era già. Ma invece che governare, ci ha fatto saltare in aria tutti. Ora con chi lo farà un nuovo governo, con Berlusconi? L’Italia non ha bisogno di capitani come lei”. Infine, rivolgendosi al premier Conte, ha aggiunto: “Lasciato alle spalle Salvini, saprà fare la scelta migliore”.

Il Pd

Nel frattempo, Zingaretti si è detto aperto a trattare con i 5 Stelle. “Non ho mai demonizzato M5s anzi, al contrario sono stato oggetto di critiche a volte feroci perché ho tentato di sviluppare un’analisi attenta su questo movimento, ma non posso ignorare differenze enormi, che riguardano principi, un’idea di Europa di democrazia. Non facciamo finta che questa differenza siano scomparse, Dobbiamo lavorare sui contenuti e sul merito”. Il segretario del Pd ritiene che un nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura”, “deve essere in discontinuità con il precedente”, deve avere alla base una “forte condivisione di obiettivi”. Se così non dovesse essere, è meglio andare alle urne”. Zingaretti ha inoltre messo subito in chiaro che dirà: “No a un contratto cambiando solo capitoli e sottoscrittori.” Ha inoltre sottolineato che: “Di fronte alla situazione drammatica del Paese abbiamo il dovere come forza democratica di dare disponibilità e verificare se esiste la possibilità di dare vita a una maggioranza parlamentare nuova, forte, di discontinuità e di larga base parlamentare che convinca le persone delle nostre ragioni. La nostra proposta deve essere chiara, lineare trasparente per evitare a tutti coloro che tenteranno questo esperimento l’accusa di trasformismo. No a una confusa ammucchiata”.

Cosa succederà

Il 21 e il 22 giugno si terranno le consultazioni. Il capo dello Stato Sergio Mattarella deciderà come gestire la crisi. Nei palazzi non sono viste di buon occhio né le urne, né l’alleanza Pd-Movimento 5 Stelle. Non resta che sperare in un compromesso che non renda ancora più difficili le sorti, già precarie, del nostro paese.

A cura di B.P.