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domenica 2 Ottobre 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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Consumo di marijuana e derivati: studi e ricerche in un dibattito sempre più in fermento

Per alcuni studi altererebbe i movimenti, per altri i “pro” sarebbero maggiori dei “contro”.

Sempre più aperto è il dibattito in ambito scientifico sul consumo della marijuana e dei derivati della canapa. Gli studi prolificano per sondarne i diversi effetti a livello fisico e a livello medico.

Uno studio australiano

Lo studio è uno dei più recenti in materia e arriva dalla University of South Australia, uno dei paesi in cui la lotta all’uso di sostanze stupefacenti è decisamente forte. In base ad esso, gli effetti della marijuana sarebbero in grado di influenzare i movimenti delle ginocchia e dei gomiti, alterando così il modo di camminare di chi la fuma. L’equipe ha preso come campione 44 individui di un’età compresa tra i 20 ai 30 anni, metà dei quali fumatori abituali della sostanza. Ai partecipanti è stato chiesto di svolgere alcuni esercizi di equilibrio e vari test di valutazione clinica e neurologica della loro andatura e dei movimenti.

I risultati dei test

Secondo i risultati, i movimenti delle ginocchia nei fumatori di cannabis erano più rapidi rispetto ai non fumatori, e anche la flessibilità dei gomiti era maggiore. Al contrario delle spalle, che invece erano più rigide. Nelle funzioni neurologiche e nelle qualità legate all’equilibrio, gli scienziati non hanno riscontrato particolari differenze tra i due gruppi.

Alcune dichiarazioni nel merito

Si tratta di alterazioni lievi nell’andatura. “Infatti un neurologo specializzato in disturbi del movimento non sarebbe in grado di rilevare cambiamenti in tutti i consumatori di marijuana”. Così ha specificato uno degli autori dello studio in questione, Verity Pearson-Dennett al PsyPost. «Il messaggio principale – ha aggiunto – è che l’uso di marijuana può causare delle sottili alterazioni nel modo in cui ci muoviamo. Ora sono necessari ulteriori studi sui cambiamenti dell’andatura in combinazione con fattori come l’invecchiamento e l’aumento del dosaggio della sostanza”.

Gli studi sugli effetti benefici della marijuna

Studi recenti sulla cannabis hanno messo in luce i suoi effetti benefici su condizioni dolorose e di nausea provocate da una varietà di trattamenti clinici. Altri studi la riterrebbero efficace nella cura delle emicranie e nella riduzione degli effetti di malattie degenerative.

Gli studi che smentiscono i benefici. Gli effetti sulla depressione

Ci sono studi invece che sono di opposto parere e sottolineano effetti decisamente dannosi. Il consumo di marijuana è stato associato ad una più elevata frequenza cardiaca, all’ipertensione e al rischio di infarti e di ictus. Ulteriori indagini sosterrebbero addirittura che la marijuana inciderebbe negativamente sulle emozioni, sulla concentrazione, sui tempi di reazione e sulle capacità decisionali dei fumatori. Invece uno studio sulla depressione vedrebbe la sostanza utile al miglioramento dell’umore nella depressione reattiva.

Il dibattito sulla legalizzazione

Sulla legalizzazione della cannabis è aperto un costante dibattito tra proibizionisti e antiproibizionisti. In molti stati nel mondo il consumo è consentito.

Paesi in cui il consumo è legale

Il consumo è consentito nei Paesi Bassi, in Germania e in Argentina. Anche negli USA sempre più Stati stanno legalizzando l’uso: recentemente la California, il Massachusetts, il Maine e il Nevada si sono aggiunti all’Alaska, all’Oregon e  a Washington D.C., dove già era legale dal 2014. Legale anche in Colorado e nello stato di Washington, che la legalizzò nel 2012.

Il dibattito in Italia

Un terreno fertile quello degli studi sui benefici e sui danni di questa sostanza. In Italia il dibattito è sempre più acceso alla luce del consumo illimitato che lo Stato consente di sostanze pericolose, come tabacco ed alcol. Il dibattito in questione, che si tiene in ambito politico e istituzionale,  si interseca con il problema del rapporto tra lotta alla criminalità e legalizzazione. Il problema di un vuoto normativo al riguardo è palese e l’Italia prima o poi dovrà affrontarlo anche a livello legislativo.