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Congestion Charge a Roma

Negli ultimi giorni la giunta Raggi ha pensato di copiare il modello londinese e di introdurre la Congestion Charge anche a Roma.

Di cosa si tratta?

La Congestion Charge letteralmente significa pedaggio del traffico. È un tipo di pedaggio, già presente in altre realtà come Londra e Milano. A livello pratico viene creata una zona, circondata da un anello virtuale. Se è necessario passare oltre questo “Varco” bisognerà pagare una certa somma in alcuni giorni della settimana. Ad esempio a Londra si pagano £11.50 al giorno per attraversare l’anello, tra le ore 7 e le ore 18, dal lunedì al venerdì. L’equivalente di circa 13 euro al giorno. Lo scopo delle Congestion Charge è scoraggiare l’uso dei mezzi privati per muoversi in città. In questo modo si utilizzano di più i mezzi pubblici, diminuendo il traffico e l’inquinamento. Non solo, si facilità anche la viabilità in città.

 

Vantaggi

Se attuata nel modo giusto, la Congestion Charge può essere estremamente funzionale in una grande città piena di traffico. Prima di partire in quarta con un provvedimento del genere, è necessario valutare se, effettivamente, ci siano le basi perché funzioni. Innanzitutto è necessario un trasporto pubblico, sia sotterraneo che di superfice estremamente efficiente. Non è pensabile scoraggiare l’uso dell’auto privata se muoversi con i mezzi pubblici non è praticabile. Per trasporto pubblico che funziona si intende una rete capillare che collega in modo rapido zone opposte della città. In questo modo, i cittadini non penserebbero mai a muoversi in auto. I mezzi sono più che sufficienti per raggiungere il posto di lavoro o l’università. In questo modo sarebbe un gioco a somma positiva per tutti. In primis per i cittadini che si risparmierebbero lo stress di guidare in mezzo al traffico cittadino.

 

Applicare la Congestion Charge a Roma

Adesso la grande domanda è: tutto ciò a Roma sarebbe praticabile? Risposta: no. La mancanza più grande di Roma sono appunto i trasporti pubblici. Essi infatti a Roma sono più che deludenti. Tralasciando gli autobus che esplodono, ci sono delle vere e proprie inefficienze a livello di collegamenti e tempistiche. Se in alcune zone c’è la metro, che riesce in qualche modo a riempire questo vuoto, ci sono altre zone di Roma che, senza un mezzo proprio, sono irraggiungibili. Un esempio potrebbe essere il quartiere Parioli, in teoria raggiungibile da Roma sud con la linea autobus 360 o con due linee di tram: 3 o 19. In pratica, se si è costretti a recarsi lì giornalmente, ad esempio se si frequenta l’università, andare con i mezzi pubblici diventa un vero e proprio viaggio della speranza. Per non parlare poi di tutte quelle zone in cui la metro non è mai arrivata e gli autobus sono pochi e timidi.

 

Fino a dove dovrebbe estendersi

La parte interessante della Congestion Charge a Roma è quella che riguarda i confini. Se prima Enrico Stefàno, presidente della commissione comunale Mobilità, aveva parlato solo di centro storico, adesso il confine si è ampliato. Si è pensato di espanderlo nella zona della Ztl anello ferroviario. Si tratta di una porzione ben più ampia del centro storico. Essa infatti comprende, tra le varie zone, parte di via Nomentana, piazza Re di Roma, piazzale Ostiense, piazzale degli Eroi e viale di Tor di Quinto. Si tratta quindi di zone di passaggio molto frequentate e quartieri con un alto tasso di abitanti. Rimane un mistero come, le persone costrette a passare per quei quartieri per recarsi al lavoro dovranno rapportarsi con la Congestion Charge. Il punto non è che si preferisce la macchina ai mezzi pubblici perché si vuole inquinare per divertimento. Il problema è che, per raggiungere alcune zone, il mezzo privato è l’unica alternativa pratica. E, in un contesto del genere, non è ammissibile sentire certe proposte. Significa non avere proprio idea della realtà che si sta gestendo.

Se i mezzi pubblici funzionassero, non ci sarebbe alcun problema ad utilizzarli ogni giorno. Non sarebbe necessaria l’introduzione di una tassa per “educare i cittadini”. Il problema è che i mezzi pubblici non funzionano.

 

Congestion Charge e mezzi pubblici: un circolo virtuoso?

Non ci sono i mezzi pubblici? Ma è proprio a questo che serve la Congestion Charge. «I ricavi derivanti saranno investiti nell’efficientamento del trasporto pubblico, per il quale questa amministrazione si è già attivata da tempo, come dimostrano gli impegni assunti per l’acquisto di 300 nuovi autobus e il recupero di 60 minibus elettrici, fermi da anni nei depositi Atac, che arriveranno il prossimo anno». Queste sono parole di Stefàno. Grazie al pedaggio sarà possibile finanziare l’acquisto di nuovi autobus. Ah. Quindi è necessario costringere a pagare qualcuno che già paga la benzina perché un servizio pubblico è inefficiente, per far sì che quel servizio funzioni. Logico. I romani saranno sicuramente entusiasti di questa trovata.

 

Realizzazione pratica e tempistica

Un altro interrogativo riguarda i tempi tecnici della Congestion Charge, ovvero entro quando verrà realizzata. In base alla dichiarazione rilasciata da l’assessore alla Mobilità Linda Meleo: «L’iter è seguito passo dopo passo: entro fine luglio sarà avviato uno studio di Roma servizi per la mobilità che servirà a individuare soluzioni per definire il percorso da attuare. Obiettivo è realizzare questo provvedimento entro due anni». In due anni, forse, la Congestion Charge vedrà la luce. Tutto prima che scada il mandato di Virginia Raggi. Un aspetto molto interessante riguarda il convincere i cittadini a prendere i mezzi nonostante siano scomodi.

 

Con quale diritto, se si possiede un mezzo privato, bisogna essere obbligati ad usare i mezzi pubblici che non funzionano a causa di inadempienze dell’amministrazione? Questa proposta sembra sempre di più un cortocircuito destinato al fallimento. C’è sempre l’eventualità, o la speranza, che i lavori vengano interrotti sul più bello. Anche questo risvolto, si rivelerebbe essere un danno. L’individuare le zone e decidere l’applicazione del pedaggio, richiederebbe in ogni caso il dispendio di risorse pubbliche. Dunque uno spreco. Sarebbe più saggio impiegarle in altro. Come ad esempio la gestione del trasporto pubblico. In questo modo, verrebbe naturale preferire il trasporto pubblico a quello privato. Ma purtroppo, non è ancora così.

 

A cura di B.P.