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Confiscato patrimonio al boss della Banda della Magliana. 25 milioni sequestrati a Ernesto Diotallevi

Un attico con vista Fontana di Trevi, auto di lusso, moto, società e conti bancari

 

Oltre 25 milioni di euro il patrimonio confiscato dalla Finanza di Roma a Ernesto Diotallevi, personaggio vicino agli ambienti criminali dell’estrema destra ed elemento di spicco della “Banda della Magliana”. Fu incaricato dal capo clan, ‘er Camaleontè, di mediare tra l’organizzazione e il mondo economico-finanziario romano. Inoltre curava le relazioni con i membri siciliani di Cosa Nostra, in particolare con il boss palermitano Pippo Calò, storico «tesoriere» della Mafia.

Il provvedimento di confisca, emesso dalla Corte di Appello, riguarda quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di 8 società, operanti nel settore della compravendita di immobili, della costruzione di imbarcazioni, del commercio di energia elettrica, dei trasporti marittimi e delle holding.
comprendeva inoltre veicoli lussuosi, depositi bancari e polizze vita, opere d’arte e 43 unità immobiliari a Roma, Gradara e Olbia. Tra gli immobili spicca un’abitazione con vista sulla Fontana di Trevi di 14 vani e del valore di mercato di circa 4 milioni di euro, oltre a un complesso turistico composto da villette a schiera, fronte mare, ad Olbia.

Le indagini patrimoniali, eseguite dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria su delega della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, hanno consentito di documentare come “Diotallevi, sebbene assolto dalla Corte d’Assise di Roma, nel 1996, nell’ambito del noto ‘processo alla banda della Maglianà, nonché da plurime accuse di omicidio (tra le altre quella per la morte del banchiere Roberto Calvi), fosse riuscito ad accumulare ingenti fortune, nonostante l’assoluta carenza di fonti di reddito lecite, talora riconducendo la formale titolarità dei beni a compiacenti ‘prestanomè.”

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