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Colpisce l’agente, la Fsp Polizia: “Un pugno in faccia alla legalità”

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“Un pugno in faccia alla legalità”. Così la Fsp Polizia di Stato (già Ugl Polizia), commenta quanto accaduto il 13 febbraio scorso all’ingresso posteriore della Questura di Latina, quando un uomo ha picchiato un agente di polizia. ” Il fatto di cronaca lo conosciamo tutti – spiega il sindacato in una nota diramata questa mattina – ma la nostra preoccupazione è che l’episodio passi come un circoscritto fatto di cronaca e di violenza di un singolo che ” avrebbe perso la testa”. No la realtà non è assolutamente questa, è un’azione intimidatoria ben strutturata e diretta agli operatori di Polizia; il messaggio che deve passare secondo il loro modus operandi è lo stesso che viene riservato al resto della cittadinanza, cioè “nessuno deve osare sfidarli contrastarli, ribellarsi” ed il feedback a tale messaggio arriva forte e chiaro, perché mentre per altre notizie di cronaca diffuse sul social media “Facebook” dalle testate giornalistiche locali i commenti arrivano copiosi e decisi, quando si tratta del clan Di Silvio e parenti o affini, i messaggi di reazione sono decisamente pochi e contenuti, segno tangibile di un timore che è penetrato nel tessuto sociale di questa città, ed è proprio per questo che la reazione del clan è stata quella della sfida aperta ad un episodio di per sé banale. Si trattava di un normale controllo di Polizia che avrebbe avuto come eventuale epilogo la contestazione di violazioni al Codice della Strada, ma la reazione è smisurata proprio perché il fine è quello di far arrivare il messaggio che ” Neanche la Polizia si deve permettere di toccarci”. Così la cittadinanza già sufficientemente intimorita possa dire ” se fanno questo a chi dovrebbe tutelarci…”.
E’ proprio per questo che auspichiamo una reazione decisa dei vertici istituzionali con il Questore in testa e una punizione esemplare che la magistratura deve irrogare nei confronti di chi non si macchia di una semplice aggressione, ma utilizza un metodo di chiara matrice mafiosa, considerato come si è sviluppata l’intera vicenda. Concludiamo esprimendo la nostra solidarietà nei confronti del collega vittima della vile aggressione, auspicando che l’episodio non rimanga confinato in un “episodio come tanti” perché non lo è, e non accettiamo che nessuno possa riuscire a farlo passare come tale”.