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Clima, a Bergamo le api ricominciano prima a causa del caldo anomalo

I 18 mila alveari di Bergamo hanno dovuto riaprire in anticipo i battenti per via del caldo di febbraio. Ennesimo problema causato dai cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici continuano a creare problemi al settore apistico. Le temperature sopra la norma e le ripetute giornate di sole di questo febbraio anomalo hanno risvegliato in anticipo le api, che in provincia di Bergamo popolano circa 18.000 alveari.

Dopo il disastroso bilancio dello scorso anno, con la produzione del miele fortemente compromessa, da un monitoraggio di Coldiretti Bergamo  emerge che si stanno rivelando preoccupanti anche gli effetti di un inverno con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica, secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

 “Le temperature diurne sopra la media hanno fatto uscire in anticipo  le api – sottolinea  Coldiretti Bergamo  –, ma ora il rischio è che un eventuale ritorno del freddo possa far gelare i fiori e anche far morire parte di questi insetti.”

“Le api hanno iniziato a lavorare settimane prima del previsto – conferma Irvano Fortini apicoltore di Arzago D’Adda -. Se ci fosse un ritorno tardivo del freddo saremmo nei guai”.

Gli fa eco Gianluca Vismara, apicoltore di Cenate Sotto: “Questa ‘finta primavera’ ha spinto le api a uscire più facilmente dagli alveari, il problema è che se dovesse piovere più avanti o se si dovessero abbassare repentinamente le temperature, le infiorescenze dell’acacia verrebbero compromesse”.

In un quadro così fortemente critico, Coldiretti Bergamo ricorda che gli apicoltori, fino al prossimo 28 febbraio, possono presentare le domande per accedere al contributo di 100.000 euro stanziato dalla Camera di Commercio di Bergamo che, sensibile alle problematiche causate dai cambiamenti climatici, ha messo in campo un concreto sostegno a comparto così strategico, non solo per l’agricoltura ma per l’intero pianeta, in quanto le api sono un indicatore importante dello stato di salute dell’equilibrio naturale globale e della biodiversità, con la nostra alimentazione che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80% circa.