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Che ruolo ha avuto l’Europa durante la pandemia?

Breve excursus “storico” di una doppia crisi

 

Il 19 marzo la Commissione si è attivata per permettere ai Paesi membri di ricorrere alla flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato, per un’azione rapida ed efficace a sostegno di cittadini e imprese, soprattutto quelle piccole e medie.

Il 22 marzo sono state approvate le misure dell’Italia per 50 milioni di euro per la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale. A fine marzo è arrivato il Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp) della Bce, 750 miliardi di euro destinati ad acquistare obbligazioni e titoli di Stato per fronteggiare eventuali gravi tensioni nei mercati finanziari.

Il 2 aprile la Commissione europea ha proposto un sostegno diretto ai sistemi sanitari degli Stati membri con 3 miliardi di euro e la possibilità di contributi supplementari da parte degli stessi Stati e di soggetti privati.

Il 2 aprile altra proposta: 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti ai governi garantiti dagli Stati membri (Sure) a supporto di lavoratori e aziende in difficoltà, in pratica un fondo comune di assicurazione per la disoccupazione.

Dal 3 aprile, aumento delle possibilità di sostegno pubblico a ricerca, sperimentazione e produzione di prodotti importanti per combattere l’epidemia, proteggere i posti di lavoro e sostenere ulteriormente l’economia.

Il 14 aprile la Commissione ha approvato un sistema di aiuti previsto dall’Italia a favore di lavoratori autonomi e imprese con un massimo di 499 dipendenti danneggiati della pandemia. Nel corso del Consiglio europeo tenutosi il 23 aprile i capi di stato e di governo hanno approvato, su proposta dell’Eurogruppo, un insieme di misure per 540 miliardi – 100 dei quali per il Sure, 200 miliardi di liquidità della Banca europea di investimenti per le imprese e 240 per il Mes, il tanto discusso Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva Stati – e affidato alla Commissione l’incarico di delineare le peculiarità e la consistenza di un Recovery Fund (tra 1.000 e 2.000 miliardi), un’iniziativa della Francia ancora a livello embrionale: la presentazione dovrebbe esserci entro i primi giorni di maggio.