Sei in: Home > Articoli > Che cosa sta succedendo in Kosovo

Che cosa sta succedendo in Kosovo

image_pdfimage_print

Nel 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza dalla Serbia, sconvolgendo i già precari equilibri dei Balcani. Per capire quali siano i delicati equilibri nei Balcani e come si sia sviluppata la relazione tra Serbia e Kosovo, è necessario fare un passo indietro e partire dalle radici storiche del problema.

Relazioni diplomatiche tra Serbia e Kosovo

Le relazioni diplomatiche tra Serbia e Kosovo sono sempre state tese. La Serbia non hai mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, considerandolo sempre una delle sue province. A livello internazionale, la posizione della Serbia è stata supportata dalla Russia, che ritiene l’indipendenza del Kosovo una violazione dell’integrità territoriale della Serbia. Mosca parteggia per la Serbia perché questa situazione di stallo le porta diversi vantaggi. Primo fra tutti, il fatto che lo stallo blocchi l’accesso all’Unione Europea ad entrambi i paesi coinvolti. La Serbia potrà fare richiesta per entrare nell’UE nel 2025 solo se avrà normalizzato i suoi rapporti con il Kosovo, tramite un accordo vincolante dal punto di vista legale. In tutto ciò, il Kosovo non sta attraversando una situazione migliore. Ben cinque paesi all’interno dell’UE non riconoscono la sua indipendenza: Spagna, Slovacchia, Cipro, Romania e Grecia. Per questo motivo, il Kosovo è bloccato in un limbo. Non può né entrare nell’UE né nella Nazioni Unite, dal momento che la Russia non lo permette. Come se non bastassero le debolezze a livello internazionale, il Kosovo deve anche gestire tutti i problemi che si trova davanti uno stato appena nato, debole dal punto di vista politico. Nella regione nord, infatti, vive una consistente minoranza serba che vorrebbe l’autonomia e che è considerata una minaccia dalle autorità kosovare.

Il conflitto tra Serbia e Kosovo

Storicamente, il conflitto tra Serbia e Kosovo è estremamente profondo. Nel 1999, la decisione di Slobodan Milošević di revocare le autonomie e il bilinguismo, scatena una nuova ondata di violenza. Il climax viene raggiunto con l’Operazione Forza Alleata della NATO. In altre parole, dei bombardamenti a tappeto contro la Repubblica Federal di Serbia. L’operazione prosegue fino a quando i serbi non acconsentono a ritirare le truppe dal Kosovo. Successivamente, il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite approva la Risoluzione 1244, che porta alla creazione della Missione di Amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). I due punti principali del mandato del UNMIK sono raggiungere la protezione e la promozione dei diritti umani e permettere alle persone disperse internamente di tornare alle loro case in Kosovo in modo sicuro. Tuttavia, questi obiettivi non sono mai stati completamenti raggiunti. Nel frattempo, le violenze sono continuate sia da parte dei kosovari nei confronti dei serbi che viceversa. Nel 2008 è stata lanciata la European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX). La missione aveva lo scopo di supportare la creazione dello stato di diritto e i diritti umani. Lo stesso anno, il Kosovo ha sancito unilateralmente la propria indipendenza. Il primo successo dal punto di vista diplomatico è arrivato nel 2011. In quell’occasione si è verificato un incontro tra Serbia e Kosovo, sotto la supervisione dell’UE. È un punto di svolta non solo dal punto di vista puramente storico, ma anche diplomatico. La mediazione dell’Unione Europea è riuscita a spostare l’attenzione dal problema dell’indipendenza kosovara, verso questioni più pratiche ed urgenti. Nel 1999 viene sancito l’Accordo di stabilizzazione e associazione (SAP). Grazie al SAP vengono rinforzate le relazioni tra UE e Balcani occidentali. Lo scopo finale del SAP era preparare i Balcani all’accesso nell’Unione. Nel 2013, dopo l’Accordo di Bruxelles, il Kosovo concede la creazione dell’Associazione delle Municipalità Serbe (ASM). In cambio, Belgrado avrebbe smantellato le istituzioni parallele che aveva nella regione nord del Kosovo. Due anni dopo, un altro accordo estende le aree di competenza della ASM, fino ad includere istruzione, sanità e welfare. Quattro mesi più tardi, la Corte Costituzionale kosovara stabilisce che la ASM è anticostituzionale, una minaccia all’integrità del territorio. Inutile dire che la minoranza serba non l’ha presa bene. Nel frattempo, nel 2014 è iniziato il processo di Berlino, con lo scopo di costruire un dialogo costruttivo con i Balcani occidentali. In particolare, sono state fatte una serie di concessioni nel quadro del SAP. Tra queste diverse concessioni a livello commerciale, assistenza economica e l’eliminazione di dazi.

Come risolvere la situazione

Ad un primo sguardo sembra che questa situazione non abbia via d’uscita. In realtà, lavorandoci con pazienza, è possibile trasformare il rapporto tra Serbia e Kosovo in un gioco a somma positive. Ovviamente sono necessari sforzi da parte di entrambi gli stati per raggiungere un accordo soddisfacente. In particolare, ci sono cinque punti su cui concentrarsi:

  1. Cambio di atteggiamento. Fino a quando verrà mantenuto un atteggiamento conflittuale, sarà impossibile fare alcun passo avanti;
  2. L’UE non dovrebbe rinunciare al proprio ruolo di mediatore. La normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado è fondamentale non solo per il processo di integrazione europea, ma soprattutto per stabilizzare la regione dei Balcani occidentali. Dal momento che l’Ufficio dell’UE in Kosovo ha un ruolo fondamentale nel portare avanti l’agenda diplomatica ed economica, dovrebbe essere rinforzato;
  3. Istituire l’ASM di nuovo. L’Ufficio UE in Kosovo dovrebbe supervisionare l’istituzione dell’ASM. Il processo dovrebbe essere portato avanti compatibilmente con l’opinione della Corte Costituzionale kosovara e i bisogni della minoranza serba. In questo modo sarebbe possibile normalizzare le relazioni tra i due paesi;
  4. Evitare limiti di tempo troppo rigidi. Dal momento che si tratta di una questione estremamente complessa, imporre delle tempistiche troppo rigide finirebbe per rivelarsi controproducente. Tuttavia, il 2025 sarebbe un buon momento per valutare come si è evoluta la relazione tra i due paesi. Sarebbe infatti lo stesso anno in cui la Serbia potrebbe ufficialmente presentare la richiesta per entrare nell’UE;
  5. Raggiungere un accordo vincolante. Prima che la Serbia entri nell’UE, deve firmare un accordo vincolante dal punto di vista legislativo con il Kosovo, in modo da normalizzare i rapporti. È importante ricordare che non viene richiesto di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Per questo motivo, una soluzione potrebbe essere un accordo simile a quello siglato dalla Germania dell’Est e dalla Germania dell’Ovest nel 1972: il Trattato Fondamentale. In questo modo sarebbe possibile incentivare un’apertura nelle relazioni e dare inizio a un dialogo costruttivo tra le parti.

Si spera che la possibilità di far parte dell’Unione Europea, renda la Serbia più cooperativa. Per quanto riguarda il Kosovo, invece, la missione dell’UE dovrebbe continuare a lavorare sia dal punto di vista politico ed economico per rinforzare l’unità all’interno del paese.

A cura di B.P.