Bigon: “Sanità pubblica, gravi carenze di personale. Servono investimenti”

 

«L’emergenza Covid ha riportato alla luce l’importanza e l’urgenza di una sanità pubblica, specie sul nostro territorio. Dopo anni di tagli, è giunto dunque il momento di invertire la rotta, sfruttando anche i soldi che arriveranno dall’Europa col Recovery fund e garantire il diritto a cure di qualità a tutti i cittadini, indipendentemente dal portafoglio di ognuno».

A dirlo, denunciando numeri alla mano le carenze della sanità pubblica veronese e veneta è la consigliera del Partito Democratico e candidata alle Regionali del 20-21 settembre, Anna Maria Bigon.

«Se nel periodo peggiore dell’epidemia il Veneto ha risposto a meglio delle sue possibilità, infatti, è proprio grazie al gran lavoro del personale in forze e alla dimensione territoriale, tratto caratteristico di un sistema che come Partito Democratico abbiamo difeso e continueremo a difendere», incalza Bigon, che mette dunque in guardia dai tentativi di imposizione del modello lombardo ospedalecentrico da parte della Lega.

«Un sistema che ha evidentemente fallito, di cui dobbiamo scongiurare l’importazione. La ricetta è solo una: investire in maniera cospicua nel pubblico, altrimenti i conti non tornano. Abbiamo liste di attesa lunghissime, una minore dotazione di personale medico nelle strutture pubbliche o equiparate (19,2 ogni 10mila abitanti contro il 22,7 nazionale) dove mancano 1.300 medici. E per quanto riguarda la medicina generale, la situazione è particolarmente grave proprio nel Veronese, dove si concentrano 110 delle 326 zone carenti, un terzo di tutto il Veneto. Con conseguente boom degli accessi – anche impropri- al Pronto Soccorso e una forte crescita (+10%) dei codici bianchi. Cui si aggiungono i 79 incarichi vacanti di continuità assistenziale su 415 totali, che ci vedono secondi soltanto alla Marca Trevigiana».

Ad azzoppare ulteriormente il sistema veneto sono poi i ritardi della programmazione sanitaria: «ad oggi risulta infatti attuato soltanto il 59% dei posti letto programmati nelle cosiddette strutture intermedie, per le Unità riabilitative la copertura è del 55% ma a Verona non è stato attivato alcun posto letto, mentre la media di ore erogate per ciascun paziente con l’assistenza domiciliare integrata è inferiore della metà del dato nazionale», ricorda Bigon.

A completare il quadro intervengono, «da un lato, l’insufficienza di posti letto per le patologie tumorali, dall’altro, l’inadeguatezza del fondo per la non autosufficienza, che copre appena il 70% delle richieste di residenzialità nelle case di riposo».

«Il diritto alla salute e alle cure – conclude la consigliera dem – dovrebbe essere universale, ciò a cui assistiamo oggi è invece un discrimine sempre più accentuato, che costringe tanti utenti a rivolgersi al privato (per altro già detentore del 70%della Riabilitazione): nel triennio 2016-2018 la spesa sanitaria a carico del cittadino è aumentata di 340milioni di euro, e nel solo 2018, quella per le prestazioni di specialistica ambulatoriale è cresciuta di 24milioni. Zaia e la Lega si vantano di non mettere le mani nelle tasche dei veneti, ma ciò che tanti ignorano è che questa è una vera e propria tassa occulta, e non indifferente, di cui a fare le spese sono ancora una volta le fasce più deboli della popolazione».




Coronaviru: ieri registrate 78 vittime, l’aumento più basso dal 2 marzo scorso

 

Sono 230.555 i contagiati totali per il coronavirus in Italia, 397 più di lunedì. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono 159 in più. Lunedì l’incremento nazionale era stato di 300. Il dato è stato reso noto dalla protezione civile.

Quattro regioni – Sardegna, Calabria, Molise e Basilicata – e la provincia autonoma di Bolzano registrano zero nuovi contagiati.

Nelle ultime 24 ore sono 78 le vittime del coronavirus registrate in Italia, l’incremento più basso dal 2 marzo scorso. In Lombardia nell’ultima giornata se ne sono registrate 22, in calo rispetto ai 34 di ieri. I morti a livello nazionale salgono così a 32.955. Lunedì l’aumento in tutta Italia era stato di 92 vittime. Quanto ai malati, nel Paese sono 52.942, 2.358 meno di lunedì, quando il calo era stato di 1.294. Gli attualmente positivi calano in tutte le regioni.

I DATI SCORPORATI PER REGIONE

Gli attualmente positivi sono: 24.477 in Lombardia (-738), 6.941 in Piemonte (-555), 4.146 in Emilia-Romagna (-213), 2.431 in Veneto (-147), 1.522 in Toscana (-114), 1.438 in Liguria (-118), 3.538 nel Lazio (-16), 1.575 nelle Marche (-87), 1.184 in Campania (-29), 513 nella Provincia autonoma di Trento (-4), 1.539 in Puglia (-139), 1.430 in Sicilia (-3), 375 in Friuli Venezia Giulia (-11), 909 in Abruzzo (-137), 179 nella Provincia autonoma di Bolzano (-5), 42 in Umbria (-4), 224 in Sardegna (-7), 31 in Valle d’Aosta (-2), 238 in Calabria (-26), 36 in Basilicata (+0), 174 in Molise (-3).

Quanto alle vittime, Lombardia 15.896 (+22), Piemonte 3.812 (+14), Emilia-Romagna 4.076 (+8), Veneto 1.886 (+8), Toscana 1.021 (+6), Liguria 1.431 (+6), Lazio 693 (+5), Marche 996 (+1), Campania 405 (+0), Provincia autonoma di Trento 461 (+3), Puglia 494 (+3), Sicilia 271 (+1), Friuli Venezia Giulia 329 (+0), Abruzzo 400 (+0), Provincia autonoma di Bolzano 291 (+0), Umbria 75 (+0), Sardegna 130 (+1), Valle d’Aosta 143 (+0), Calabria 96 (+0), Basilicata 27 (+0), Molise 22 (+0). I tamponi sono finora 3.539.927, in aumento di 57.674 rispetto al giorno precedente. I casi testati sono finora 2.253.252.

Sono saliti a 144.658 i guariti e i dimessi, con un incremento rispetto a ieri di 2.677. Lunedì l’aumento era stato di 1.502.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva per Coronavirus sono 521, 20 meno di ieri. Di questi, 183 sono in Lombardia, 13 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 7.917, con un calo di 268 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 44.504, con un calo di 2.070 rispetto a ieri.

LOMBARDIA: E’ in calo l’indice del contagio in Lombardia sceso oggi all’1.7% contro il 2.6% di ieri: i nuovi positivi in regione sono 159 per un totale di 87.417, con 9.176 tamponi. Ieri c’erano stati 148 nuovi positivi con 5.641 tamponi. Ancora basso il numero dei nuovi decessi (22) per un totale di 15.896 morti in regione. Calano ancora i ricoveri sia in terapia intensiva (183, -13) che negli altri reparti (3.622, -99). Sono i dati resi noti da Regione Lombardia.




Il 30% guariti Covid avrà problemi respiratori cronici

 

Dopo l’infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E’ il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. Gli esiti fibrotici, cioè la cicatrice lasciata sul polmone da Covid-19, possono comportare un danno respiratorio irreversibile e costituiranno una nuova patologia di domani e “una nuova emergenza sanitaria”, avverte lo pneumologo Luca Richeldi, membro del Cts. Bisognerà quindi attrezzarsi e rinforzare le Pneumologie.




Farmacisti, accordo su prezzo mascherine o stop vendita

 

Un nuovo appello alle autorità competenti a intervenire sulla speculazione e le difficoltà di distribuzione di mascherine arriva da Federfarma, che chiede di poter vendere i dispositivi di protezione “a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici” che annuncia di esser costretta, in assenza di provvedimenti, “a suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine”. Sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui i farmacisti non sono responsabili ma “le prime vittime”.




Cresce il numero dei morti tra i medici e gli infermieri.

 

 

Da inizio epidemia sono 26 gli infermieri deceduti per Covid-19 e 6.549 i contagiati, ben 1.049 in più rispetto a sabato scorso. I dati sono stati resi noti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), che sottolinea come nel giro di 48 ore il numero di positivi tra gli infermieri sia pari a un terzo dei contagiati totali nello stesso periodo di tempo. E indica che è la categoria sanitaria che conta il maggior numero di positivi: il 52% di tutti gli operatori.

E altri 5 medici hanno perso la vita a causa dell’epidemia di Covid-19. Il totale dei decessi, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sale così a 94.

“Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese – spiega all’ANSA il virologio ell’Università di Padova Andrea Crisanti – e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa, perchè la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressochè certa”. “Se seguissimo il modello cinese – dice – per la riapertura sarebbero necessari ancora dei mesi”.

“In questo momento di sfide sono felice di annunciare che un team di dottori e infermieri dalla Romania e un altro dalla Norvegia saranno dispiegati in Italia“. Lo afferma il commissario per la Gestione delle crisi, Janez Lenarcic. “Inizialmente c’è stata una risposta inadeguata da parte di alcuni paesi europei alle richieste italiane, ma le cose sono cambiate ora, l’Italia non è sola e l’Europa è solidale con l’Italia”, ha aggiunto.

Da maggio in Italia prodotte mascherine per medici – Da maggio in Italia, per la prima volta, saranno prodotte anche mascherine Ffp2 e Ffp3, quelle più protettive, che saranno distribuite ai sanitari impegnati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. “Con l’AID, Agenzia Industrie Difesa, abbiamo avviato un progetto di riconversione di un nostro stabilimento che da maggio trasformerà le sue linee produttive per fornire mascherine: 200mila al giorno, sei milioni in un mese”.

“Il numero di uomini e donne che perderanno la vita per il virus continuerà a crescere – ha detto il commissario Domenico Arcuri -. Nei prossimi giorni in vista della Pasqua non dimenticate mai che si è portato via già 16.523 vite umane. Torno a supplicarvi, nelle prossime ore non cancellate mai questo numero dalla memoria. Attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi, non siamo a pochi passi dall’uscita dell’emergenza, da un’ipotetica ora X che ci riporterà alla situazione di prima, nessun liberi tutti per ritornare alle vecchie abitudini”.

“Una mascherina chirurgica non può essere rivenduta ad un prezzo 10 volte maggiore del costo, questo non è libertà di mercato ma una speculazione due volte insopportabile, perché non si specula sui bisogni degli altri e perché non si specula sulla vita degli altri”, ha detto ancora Arcuri dopo una serie di segnalazioni sul rincaro dei prezzi delle mascherine. “Anche pochi casi sono intollerabili – ha aggiunto – vanno denunciati e combattuti. Le forze dell’ordine sono già intervenute e continueranno a farlo”.

“Per ora ci occupiamo di rifornire il numero massimo di mascherine alle strutture sanitarie che combattono – ha detto Arcuri – , non ci occupiamo di distribuire mascherine ai cittadini. Se alcune regioni ritengono legittimamente di doverle fornire, se ne occuperanno loro, fino a una nuova organizzazione che non è ancora arrivata. Se vuole la mia opinione, credo che per molto tempo molti di noi se non tutti ci dovremo abituare ad utilizzare questo strumento di protezione”.

Viminale, ieri altri 10mila denunciati – Oltre diecimila persone sanzionate ieri dalle forze dell’ordine durante i controlli sul rispetto delle misure di contenimento della diffusione del Coronavirus: 10.375 per violazione dei divieti anti-contagio, 60 per false dichiarazioni, 14 per violata quarantena. Sono state 271.675 le persone controllate, informa il Viminale. Gli esercii monitorati sono stati invece 94.129: 106 i titolari sanzionati, per 31 è stata disposta la chiusura.




Coronavirus: bloccato a Ancona carico di respiratori per export

Bloccato e sequestrato ad Ancona un carico di strumenti e dispositivi per la ventilazione meccanica dei pazienti con patologie respiratorie, su un autoarticolato in coda per imbarcarsi su un traghetto diretto in Grecia dopo aver superato i controlli di sicurezza per l’accesso in porto. L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e Monopoli nell’ambito di uno specifico piano di controlli finalizzato al rispetto dell’ordinanza della protezione civile sull’emergenza coronavirus che vieta alle imprese di cedere all’estero determinati dispositivi medici nell’ambito dell’emergenza coronavirus. Sequestrati 1.840 circuiti respiratori (tubo, pallone, valvola e maschera respiratoria) da utilizzare per i pazienti in condizioni critiche. I dispositivi sequestrati saranno consegnati alla protezione civile per gli aiuti ai presidi ospedalieri italiani. Denunciato il rappresentante legale della società italiana, con sede in provincia di Milano, che ha tentato la vendita a una società greca.




La giunta di Bolzano finanzia 8 posti per studenti altoatesini a Salisburgo.

Gli otto posti presso l’Università privata di Salisburgo sono serbati a studenti altoatesini di medicina, che sono disposti a lavorare 4 anni al servizio dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige entro i primi 10 anni dopo la conclusione della loro formazione specialistica.

La Giunta della
Provincia Autonoma di Bolzano ha stimato, nel corso della sua recente riunione,
una delibera in base alla quale sovvenzionerà fino a 8 posti per universitari
altoatesini che auspicheranno ad andare a frequentare presso l’Università di
medicina “Paracelsus” di Salisburgo (PMU). Le ammissioni per partecipare al
progetto potranno essere realizzate entro il prossimo 5 di aprile.

Come evidenzia
l’assessore provinciale alla salute, Thomas Widmann, si tratta di una delle
misure adottate da parte della Provincia per far fronte alla sempre più marcata
insufficienza di medici in Alto Adige. Al momento, difatti, a livello
provinciale scarseggiano complessivamente 228 medici specialisti, e nei
prossimi 10 anni probabilmente altri 380 medici specialisti e 102 medici di
medicina generale (medici di famiglia) andranno in pensione.

“Ogni anno – rimarca
l’assessore Widmann – molteplici studenti altoatesini motivati prendono parte
alle selezioni in Italia ed all’estero per entrare nelle facoltà di medicina,
ma i posti disponibili sono comunque limitati. Il nostro obiettivo primario è
quello di realizzare maggiori opportunità per i nostri studenti per poter
accedere alle facoltà di medicina”.

“La cooperazione
realizzata con la facoltà di medicina di Salisburgo rappresenta un primo passo
in questo senso. Abbiamo intenzione di stipulare analoghi accordi anche con
altre facoltà di medicina sia in Italia che all’estero, nonché con Scuole per
le professioni sanitarie” aggiunge Widmann.




GREGGIO (dal COMITES): Non prendiamo il virua alla leggera

Riportiamo la nota inviata da Ezio Greggio

“Carissimi
connazionali residenti a Monaco, mi sento in dovere di lanciare un ulteriore
appello riguardo l’epidemia del coronavirus alla luce dei nuovi casi emersi nel
Principato”. Incomincia così la nota che Ezio Greggio, leader del Comites del
Principato di Monaco, ha spedito nei giorni scorsi alla comunità residente del
Principato, ancor precedentemente della notizia della positività al virus del
principe Alberto.

“Lo faccio – vi
si legge – con grande sensibilità ma anche con fermezza e determinazione. Sono
in contatto costante con amici Primari di vari ospedali italiani e la
situazione come sapete è allarmante. In Italia sono state fatte scelte
coraggiose che sull’esempio cinese dovrebbero portarci fuori dal guado tra
qualche mese. Non settimane certamente. Anche se siamo a Monaco vi invito ad
adottare, oltre alle giuste direttive governative locali, anche le istruzioni
italiane che sono quelle di buon senso che vi ho segnalato pochi giorni fa. Ma
a queste aggiungerei un’altra serie di suggerimenti”.

 “1. State a casa il più possibile ed uscite
solo per andare a fare acquisti alimentari o di medicinali. Nel limite del
possibile andate solo quando c’è meno ressa. Evitare cene da amici, evitate
attività di gruppo al di fuori dei componenti del vostro nucleo famigliare.

2. Quando uscite
indossate mascherine a norma (compratele, su siti sicuri tipo Amazon oppure
prenotatele nella vostra farmacia) e guanti usa e getta. Hanno un duplice
scopo, come spiegato da illustri luminari della medicina italiana in questi
giorni: proteggere voi per quanto possibile e proteggere soprattutto gli altri
da voi perché questo virus è subdolo e ci sono una marea di casi asintomatici
in circolazione.

3. Evitate
passeggiate, attività sportive per strada ed in luoghi pubblici.

4. Gli italiani
che lavorano in uffici o in luoghi pubblici di Monaco quali supermercati,
farmacie, hotel o quant’altro a contatto col pubblico o coi colleghi, hanno il
diritto sacrosanto alla propria salute. Devono esigere la distanza minima da
persone terze, l’uso a spese del datore di lavoro di mascherine e guanti e la
disponibilità nei bagni di antibatterici da usare con frequenza

5. Se comprate
frutta e verdura sfusa che possa aver avuto quindi contatto con mani o droplet
(goccioline microscopiche di saliva di acquirenti) questi prodotti vanno lavati
con acqua calda e bicarbonato, e dove possibile le verdure cucinate per bene

6. Chi lavora
presso uffici ed ha la possibilità per la tipologia di lavoro che svolge,
chieda di poter operare in “smart working” da casa”.

“Stiamo per avere
anche qui a Monaco un periodo complicato e al di la della buona volontà delle
autorità locali, delle iniziative governative, serve in più la nostra
collaborazione, il nostro impegno e buon senso”, scrive ancora Greggio. “Il
caso del Ministro di Stato Serge Telle (al quale io e il Comites intero
facciamo i nostri migliori auguri di una pronta guarigione), la dice lunga:
questo virus colpisce tutti indistintamente, nessuno è immune ed essere
convinti che il virus “ non ci tocchi” è il primo grave, letale, e
permettetemi, banale errore. Chi è a contatto con tante persone per incarichi
pubblici ha il dovere di dare il buon esempio non sottovalutando questo virus.
Deve usare le stesse attenzioni di chi è medico o infermiere, usando mascherine
e guanti adeguati per non nuocere alla salute sia di chi lo circonda e sia di
se stesso. E lo deve fare per il lavoro che svolge, per l’esempio che deve
dare”.

“Cari
connazionali, quindi massima attenzione, pazienza, isolamento perché chiunque
può avere il virus. E dove non arrivano gli altri a prendere decisioni corrette
per la salute di tutti, – conclude il Presidente del Comites – usiamo il nostro
fiuto ed il nostro buon senso italiano per il bene nostro, dei nostri
famigliari, dei colleghi e di questo luogo che amiamo. Un abbraccio, virtuale”




Un bimbo nasce da madre “infetta”, segno di speranza

Bimbo nato da parto naturale a Civitanova.

 ieri un’anconetana di 37 anni, positiva al coronavirus, ha dato alla luce Eva, 3,2 kg, grazie all’equipe del reparto di Ginecologia e Ostetricia, diretto dal dott. Filiberto Di Prospero. La struttura è punto di riferimento regionale per maternità Covid.
    “La donna sta molto bene – spiega il primario – è stabile e non ha bisogno di assistenza respiratoria. Anche la piccola sta bene”. “In un quadro virale di polmonite siamo riusciti a portare a termine un parto spontaneo. E’ un’esperienza positiva.
    Una bella notizia per la regione in un momento di notizie tristi: possiamo farcela”. “Mi hanno chiamato anche da Turchia e Inghilterra…”, riferisce: “collaboriamo con l’Iss in un protocollo di indagine e monitoraggio”. 




Nuovo pronto soccorso a Roma, nasce il covid 2

Allestito in tempi record, nuovo ospedale per accogliere i malati di Covid-19.

 L’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato in occasione dell’apertura del Covid 2 Hospital alla Columbus: “Noi stiamo reclutando in tutto il sistema oltre 600 operatori, tra medici e operatori – ha aggiunto -. I cluster nel basso Lazio si stanno tenendo sotto controllo. Ci siamo attrezzando per ogni scenario.