Ragusa, trafugavano auto per rivenderle a Malta e in Libia: 40 indagati

Si tratta di un giro da diversi milioni di euro

 

 

Rubavano delle auto in Italia su commissione, per poi rivenderle a prezzi inferiori a quelli di mercato a Malta e in Libia. Quaranta persone sono indagate dalla Procura di Ragusa, dopo le indagini della Polizia Stradale su tre diverse associazioni a delinquere transnazionali. I gruppi criminali sono specializzati in riciclaggio, furto e ricettazione di veicoli commerciali dall’Italia per Malta e Libia. L’operazione, denominata ‘Coast to Coast’, ha permesso di portare a galla un’ organizzazione composta da siciliani e calabresi con il coinvolgimento di alcuni cittadini maltesi. Nello specifico 33 indagati sono italiani, 4 sono libici, 2 i maltesi e un tunisino.
Circa 150 poliziotti hanno eseguito perquisizioni in diverse città italiane, rinvenendo un fucile, delle targhe rubate, veicoli e pezzi di ricambio di provenienza sospetta, documenti contraffatti e rubati.

La Polizia Stradale e la Squadra Mobile hanno recuperato nel porto di Pozzallo, e successivamente restituito ai legittimi proprietari, oltre 30 auto di lusso che stavano per essere trasferite nell’Isola dei Cavalieri, per un valore complessivo stimato in diversi milioni di euro. Secondo gli investigatori le auto, oltre che da Pozzallo, partivano dai porti di Augusta, Catania, Palermo, Salerno e Napoli.




Acquisti online e curiosità. Francia: ordina su Internet un costume da bagno per sua moglie e riceve invece lingotti d’oro.

 

Ne sentiamo tutti giorni di problemi connessi agli acquisti online, dove la tecnologia ha reso semplici e rapide le transazioni, ma non è riuscita a risolvere ancora le innumerevoli defaillance molte delle quali a dir poco eclatanti. Ne sa qualcosa un ragazzo bretone che per un solo istante ha pensato di essere diventato ricco a causa di un “errore nel destinatario”. Sabato a Vannes, nel Morbihan, un fattorino ha suonato la porta di Julien, un giovane di 27 anni. Quest’ultimo firma la ricevuta del pacco che aspetta, persuaso di trovare all’interno il costume da bagno che ha ordinato a sua moglie in vista della prossima vacanza in Vietnam, prevista per il prossimo marzo. Ma quando apre il pacchetto, gli cadono le braccia. Al posto del bel bikini, scopre pezzi e lingotti d’oro. Dopo un attimo di sorpresa mista ad ansia rinsavisce: “C’erano monete d’oro di Louis d’Or battute all’inizio del 1900, piccoli lingotti di 20 e 50 grammi … In tutto dovrebbero essere 700 grammi. La fattura allegata ammontava a circa € 20.000! “, come ha comunicato ai giornalisti che lo hanno intervistato. Quindi, scopre leggendo l’etichetta del pacchetto che il fattorino aveva un indirizzo errato e stava cercando il destinatario giusto. Va a casa sua, ma nessuno risponde. Il giovane bretone, con il suo pacchetto di lingotti d’oro sotto braccio, ha continuato il suo viaggio verso la stazione di polizia di Vannes per portare l’involucro ed il suo prezioso contenuto. “La polizia si è congratulata con me per aver restituito il pacchetto”, ha detto ai microfoni. Alla fine Julien è riuscito a raggiungere il destinatario del pacco per telefono un po ‘più tardi e lo ha informato che poteva ritirare il suo pacco alla stazione di polizia. Nel frattempo, però, non ha ancora ricevuto il bikini della moglie e chissà quanto dovrà aspettare, che ancora una volta ritiene utile riportare questi casi che ci ricordano come bisogna stare sempre attenti a ciò che si acquista ed al metodo di spedizione, perchè non tutti potremmo trovare un “onesto Julien” pronto a restituirci dei beni così preziosi.




Acqua in faccia alla figlia di nove mesi mentre dorme: ‘Mi sveglia sempre di notte’.

 

Video choc è apparso sulla pagina Facebook con il racconto di una storia, quella accaduta in Sud Carolina, negli Stati Uniti d’America, che si è conclusa con l’arresto di una mamma che si è resa protagonista di un’azione crudele nei confronti della sua piccola bambina di appena nove mesi. La mobilitazione degli utenti di Internet ha portato all’arresto di Caitlin Alyse Hardy, la mamma della bimba che è avvenuto nella giornata di mercoledì 30 gennaio, accusata di maltrattamenti e privazione del necessario sostentamento alla sua bambina. La donna, infatti, stanca di essere svegliata tutte le notti dal pianto incessante di sua figlia, ha deciso di accanirsi contro di lei gettandole in volto un’intera bottiglia d’acqua da 50 cl mentre dormiva. La bambina naturalmente si è svegliata di soprassalto in preda alla disperazione. Un gesto insolito e crudele, che le è costato l’arresto: la donna, infatti, ha ripreso tutto con il suo smartphone e ha pubblicato il video sul social network Facebook. Stando a quanto si apprende dal sito in questione, la donna è stata denunciata da qualcuno che ha visionato il filmato pubblicato online. La giovane madre statunitense è adesso finita nei guai con la giustizia e dovrà difendersi dalle accuse di crudeltà nei riguardi di un minore. Secondo quanto si apprende dall’ufficio dello sceriffo di Sumter, nel breve video pubblicato dalla donna, si vede proprio come quest’ultima getti l’intero contenuto del recipiente sul naso e sulla bocca della sua bambina, che si sveglia improvvisamente tossendo e sputando il liquido. Come se non bastasse, in sottofondo si sente la madre ridere e schernire la bambina, mentre il filmato è accompagnato da un commento in cui veniva spiegato il motivo di quel gesto. Si era trattato infatti di una sorta di vendetta nei confronti della bimba di nove mesi che, continuava a svegliarla a tutte le ore della notte. Nel frattempo, in attesa di una sentenza definitiva nei confronti della trentatreenne, le forze dell’ordine stanno effettuando ancora altre indagini per cercare di comprendere se anche gli altri tre bambini della donna siano stati costretti a subire maltrattamenti all’interno del nucleo familiare. La madre è stata rilasciata dopo aver pagato una cauzione di 1500 dollari.




Lobbisti a Bruxelles: l’Italia è al quinto posto per numero di decisori

L’Italia è il quinto paese che influenza il processo legislativo comunitario.

Secondo la classifica pubblicata dal quotidiano svizzero SonntagsBlick, che cita il registro sulla trasparenza 2019, l’Italia è al quinto posto. Il primo paese in graduatoria è il Belgio, con 2188 iscrizioni, seguito da Germania, Regno Unito e Francia. Poi troviamo l’Italia, la Spagna e i Paesi Bassi.

Gli Stati Uniti, con 395 iscritti, si trovano all’ottavo posto, mentre la Svizzera è al decimo. Da questa classifica emerge quanto sia importante il ruolo del lobbying per influenzare i processi decisionali che vengono presi a livello comunitario.

Sempre dia dati riportati dal giornale, le società e le associazioni svizzere spendono da 45 a 60 milioni di franchi ogni anno per influenzare il processo legislativo europeo.

Nel gennaio 2016, nel registro dell’Unione Europea c’erano 171 organizzazioni svizzere. Tra queste società ci sono Novartis con 14 collaboratori e spese per quasi 2,5 milioni di euro, e Roche (7 collaboratori, 1,2 milioni di euro), ma anche le grandi banche UBS e Credit Suisse. Non solo, anche organizzazioni come Philip Morris e Syngenta. Accanto ai pesi massimi dell’economia, figurano anche le FFS, la Suva, Travail Suisse, il Fondo nazionale svizzero per la ricerca, il Politecnico federale di Zurigo come anche associazioni religiose o umanitarie (Medici senza Frontiere per esempio).

 

 

 

 




Khashoggi, il cadavere “bruciato in un forno nella residenza del console”

 

Il cadavere di Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente saudita ucciso nel consolato saudita a Istanbul, “è stato bruciato in un forno” nella residenza del console. Lo afferma al Jazeera in un documentario sulla vicenda.

Secondo questa ricostruzione, il corpo sarebbe stato fatto a pezzi poi bruciati in un forno all’aperto, “capace di arrivare alle temperature per fondere il metallo”. Poi sarebbero stati dati alle fiamme pezzi di carne per insabbiare quanto accaduto.




Spaccio e ricettazione, arrestati a Tenerife 4 latitanti

 

Arrestati quattro latitanti italiani: si erano nascosti a Tenerife, una delle Isole Canarie, in Spagna. I quattro sono stati fermati dalla Polizia iberica, in esecuzione di quattro mandati di arresto europeo. L’operazione contro i latitanti, che si trovavano sull’isola più popolosa della Spagna da diversi anni, si è svolta in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e con la Squadra Mobile di Sassari.  i latitanti sono i fratelli Domenico e Michele Consolino, la madreMaddalena Racca e Angela Puddu, tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare. Sono accusati dei reati di detenzione e spaccio di eroina, furto e ricettazione, per fatti avvenuti negli anni 1998 e 1999 a La Maddalena. Su tutti, dopo la condanna a pene tra 7 e 10 anni emessa nel 2016, pendeva un mandato di arresto europeo spiccato dalla Procura di Tempio Pausania. “La prima cattura – spiega una nota della Questura – è avvenuta a Santa Cruz, a nord di Tenerife, dove sono stati rintracciati due degli arrestati. Uno di loro è stato trovato in possesso di mille euro in contanti, mentre un’altra, una donna, era in procinto di recarsi al lavoro, presso un albergo della zona”. “In località Playa Paraiso, a sud di Tenerife, sono stati invece arrestati un altro uomo e una donna”, prosegue la Questura. “Il primo è stato catturato durante il suo orario di lavoro presso una ditta edile, mentre la donna, rintracciata all’interno della propria abitazione, è stata trovata in possesso della somma di 5.000 euro in contanti – conclude la Questura – occultati all’interno del reggiseno che indossava”.




Germania, 4 bambini e la loro mamma morti in un incendio a Norimberga

 

 

Tragedia in un palazzo di Norimberga, città tedesca situata nel nord della Baviera. Quattro bambini e una donna sono rimasti uccisi in un incendio scoppiato stamattina nel palazzo cittadino.

L’incendio è scoppiato di notte intorno alle 3 e non ha lasciato scampo a tre bambini, rispettivamente di 4, 5 e 7 anni, e alla donna – presumibilmente la madre – di 34 anni. La quarta vittima è un neonatodi pochi mesi, morto poco dopo il suo arrivo in ospedale per complicazioni respiratorie. Dopo la chiamata di emergenza arrivata intorno alle 3 del mattino, sul posto sono intervenuti circa 60 uomini tra poliziotti, pompieri e medici. Al loro arrivo, come scrive la stampa locale, il fuoco aveva già distrutto parte del piano terra mentre il fumo denso stava risalendo ai piani alti. Dopo aver domato le fiamme che avvolgevano le scale, i pompieri sono saliti al piano di sopra dove hanno trovato i corpi dei bambini e della loro mamma. Inutile, purtroppo, ogni tentativo di rianimarli: erano già morti a causa dell’aria irrespirabile. La notizia è stata diffusa dalla polizia della città tedesca che ha aggiunto come “vi erano in tutto nove persone nell’edificio quando è scoppiato l’incendio, nelle prime ore del mattino”. I sopravvissuti sono riusciti ad uscire da soli dall’edificio in fiamme; ora sono ricoverati in condizioni gravi ma non sarebbero in pericolo di vita, secondo quanto riferito dalla polizia.

I vigili del fuoco intervenuti sono riusciti dopo ore a spegnere l’incendio. Riguardo alle cause, la portavoce della polizia ha detto che “Non sappiamo ancora che cosa l’abbia provocato” ma “al momento non abbiamo indicazioni che facciano pensare ad un incendio doloso”. “Stiamo indagando in tutte le direzioni”, ha concluso. L’ipotesi più attendibile è dunque che il rogo sia stato accidentale, forse causato da un cortocircuito o da una scintilla scaturita una stufa a legna, in questi giorni di freddo intenso.

 




Malta, imprenditore siracusano aggredito e malmenato da agenti di polizia in servizio

“Uno degli agenti ha iniziato a spingermi e a colpirmi violentemente in testa”

 

 

La polizia di Malta ha aperto un’indagine interna in merito alla denuncia di pestaggio da parte di alcuni agenti nei confronti di un imprenditore siracusano. È il “Times of Malta” a riferirlo, spiegando che gli otto agenti coinvolti non sono stati sospesi dalle loro funzioni e che hanno negato di aver picchiato padre e figlio. In un video diffuso online si intravvedono alcuni uomini in divisa spingere violentemente Fabrizio Sciré e suo figlio, e due ufficiali in particolare colpire i due italiani, senza che questi oppongano resistenza. Anche l’ambasciata italiana è stata informata dell’incidente e sta indagando.

L’imprenditore italiano ha aperto tre anni fa un’attività nel settore edile a Malta, dove si è trasferito con la famiglia. In base alle dichiarazioni di Sciré nella serata di sabato 23 febbraio è stato chiamato per l’incendio improvviso di uno dei suoi camion ed è corso sul posto, dove erano già arrivati gli agenti. Sempre secondo Sciré, per qualche oscuro motivo, alcuni agenti di polizia hanno risposto ad una sua disperata richiesta di aiuto per spostare altri veicoli e metterli in sicurezza dalle fiamme nel modo più inatteso: circondandolo e prendendolo a spintoni, chiamandolo anche per nome. «Uno degli agenti ha iniziato a spingermi e a colpirmi violentemente in testa, aiutato subito da alcuni colleghi che mi hanno preso a pugni in testa e a calci in diverse parti del corpo» ha raccontato.

 




Glifosato: negli Stati Uniti 11.200 cause contro Bayer

Per l’utilizzo del glifosato la Bayer adesso dovrà affrontare 11.200 cause.

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo e, da sempre, scatena una grande polemica sui suoi effetti. La comunità scientifica è divisa sul fatto se esso sia nocivo o meno.

Secondo recenti studi, sarebbe nocivo solo per chi lo applica sulla piante, ma non sul consumatore finale del prodotto agricolo. Per questo motivo, adesso Bayer si ritrova ad dover affrontare negli Stati Uniti 11.200 cause legali.

L’amministratore delegato della Bayer Werner Baumann ha dichiarato che: «Siamo in disaccordo con la sentenza di un tribunale sul caso Johnson e abbiamo presentato ricorso. Abbiamo la scienza dalla nostra parte e continueremo a difendere con vigore questo importante e sicuro erbicida per un’agricoltura moderna e sostenibile».

I casi sono molto simili al caso Johnson. Si tratta del caso in cui un giardiniere californiano ha ricevuto una compensazione economica di 79 milioni di dollari, dal momento che l’uso del glifosato gli ha causato una malattia e la Bayer non aveva espressamente avvisato dei danni che il diserbante avrebbe potuto causare.

Si tratta di un punto fondamentale, dal momento che c’era così tanta divisione sugli effetti del glifosato. La sentenza storica al riguardo è arrivata 11 agosto 2018, contro l’azienda Monsanto.

L’azienda ha dovuto risarcire per 289 milioni di dollari un uomo che aveva contratto il cancro, dopo aver utilizzato per anni dei diserbanti che contenevano il glifosato.

 




Trovati resti 730 ebrei uccisi a Brest

 

 

I resti di 730 ebrei uccisi dai nazisti di Hitler sono stati scoperti nella cittadina di Brest, in Bielorussia, in un cantiere edile. Dal numero delle spoglie si ritiene che, a finire nella fossa comune, ai margini del ghetto della cittadina bielorussa, furono almeno mille persone, per lo più donne, bambini, anziani.
È la Bild a raccontare dell’agghiacciante ritrovamento, dopo aver visitato il luogo. I resti sono rimasti lì, a un metro e mezzo di profondità, per 76 anni.